Che il centrosinistra lucano fosse in confusione era cosa nota, non foss’altro perché tra le Regioni e i Comuni dove si va a votare, Milano compresa, la sola regione nella quale non c’è un accordo tra Pd e Cinquestelle è la Basilicata. Eppure qui abbiamo, o dovremmo avere, un leader che è accreditato presso la Schlein come una delle persone più importanti con le quali tessere la strategia di ripresa del partito. Delle due l’una: o la rottamazione della vecchia classe dirigente è la vera riserva mentale di questa sostanziale inazione dell’on. Speranza, per cui si può sacrificare anche una vittoria alle regionali, oppure la resa dei conti tra i vecchi leader che componevano il vertice del partito lucano è ancora lungi dall’essere conclusa, e queste elezioni rappresentano, come vado dicendo, l’ultimo giro di poker degli ex potenti. E farebbe parte di questa squallida rappresentazione da basso impero, l’ennesimo colpo di scena verificatosi nella mattinata di ieri, con la diserzione da parte di Pessolano e di Valvano dell’incontro promosso dal segretario Pd, Lettieri, per riprendere il dialogo tra tutti i partiti , il primo con la motivazione che Azione non intende rispondere più alle convocazioni del Pd, il secondo con la motivazione, fatta circolare tra gli addetti ai lavori, che le primarie non gli vanno più bene e che, come hanno chiesto anche i cinquestelle, bisogna ripartire azzerando Chiorazzo e portando sul tavolo una rosa dei nomi dalla quale scegliere il più adatto. Roba da non credere, se dette da uno che per tre mesi sembrava che avesse un vocabolario ridotto ad una sola parola: PRIMARIE!!!!, Si, primarie come mezzo salvifico dell’unità della coalizione, come legittimazione popolare di una candidatura, come espressione più alta della democrazia, lo stesso metodo che ha permesso alla schlein di vincere la competizione nel Pd ; e via con tante altre considerazioni sparate su tutti i social che noi boccaloni avevamo preso sul serio. E dunque, dopo aver riempito pagine di giornali, Azione e Psi ( i verdi hanno la posizione di sempre: o una intesa unitaria su un nome oppure le primarie e ,per ribadire questo, hanno convocato per oggi la loro direzione) ieri che dovevano riscuotere il compenso di tanta ostinazione non si sono presentati , con i rappresentanti della sinistra che hanno salvato la situazione in calcio d’angolo chiedendo una nuova riunione con all’ordine del giorno: metodi e regole per la scelta del candidato. Infantilismo politico?, paura di essere manipolati?, braccio di ferro sul nome imposto dal Pd? No, secondo me c’è altro di più serio e grave, e cioè il perseguimento lucido da parte dei due partiti di una delle due ipotesi poste sul tappeto dallo stesso Marcello Pittella: o andiamo da soli o disarticoliamo le alleanze e tentiamo una strada nuova che mette insieme pezzi di destra e pezzi di sinistra. Ora, per quel che può capire un osservatore attento delle cose politiche, la prima opzione di Pittella è un bluff evidente perché ogni persona di buon senso sa che con questa legge elettorale o ti aggreghi o sparisci. Che possa far vincere la destra, riducendo la sua lista alla rappresentanza di un solo consigliere regionale al posto dei due o tre che potrebbe ricavarne se in coalizione) sarebbe un suicidio premeditato, perché brucerebbe in un attimo la sua militanza socialista, sarebbe additato per anni come l’uomo del tradimento, e non porterebbe a casa nulla se non la soddisfazione di aver fatto perdere i suoi nemici storici, riconoscibili negli esponenti del vecchio Pci che ancora sono sulla breccia. Che, in verità, nemici lo sono stati davvero e che per quarant’anni hanno usato tutte le armi per abbattere la famiglia politica dei socialisti di Lauria, ad eccezione forse solo dei droni che sono un’ arma di recente produzione. Più verosimile è che si stia coltivando un rapporto di pre intesa con parte della destra, nella ipotesi di uno sfratto consensuale a Bardi, e che verrebbe giustificato come un tentativo di costruire una maggioranza di centro , in grado di prendere le redini del potere regionale al posto della vecchia dicotomia destra-sinistra. Sirene in questo senso si sono sentite cantare nel congresso di Azione sia da parte di Caiata ( che sembra messo in pole position per la Regione, con un cambio di ruoli con Bardi che andrebbe a sostituirlo alla Camera), sia da parte di Pepe , sia dallo stesso Taddei . Un pasticcio in salsa lucana che dovrebbe essere digerito da Roma a cose fatte. Sarà, ma se è così, l’intruglio che uscirebbe dal laboratorio potentino sarebbe veleno consegnato a Roma per suicidare una maggioranza che sinora ha dimostrato di essere disunita e rissosa in tutte le stagioni dell’anno, salvo che nel periodo delle elezioni e che, proprio per questa capacità di cambiare pelle quando serve, stanno governando l’Italia. E a Roma non sono così ingenui da cascarci. Ridotta all’osso la situazione, la sola strada per Pittella è dare le regole per un gioco che sia corretto e che tenga conto del ruolo di ago della bilancia che Azione svolge, avendo il pallino in mano di un 6/ 7 per cento che fa la differenza. Regole che non contemplino l’esclusione di nessuno, tantomeno di chi è in grado di portare, come lui, un valore aggiunto alla competizione. Ma qui, tornando al ragionamento iniziale, ci vogliono inerlocutori di peso, che si assumano la responsabilità di una trattativa difficile ma seria, cercando se possibile di emulare il compianto Luogo nella sua intelligenza e nella sua capacità di mediazione. Rocco Rosa
L’ASILO INFANTILE DEL CENTROSINISTRA
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