valerio lottino
Dopo circa tre mesi dalle elezioni del 4 Marzo e dopo diversi colpi di scena degni di un film di Quentin Tarantino, l’Italia ha finalmente un governo. Un “governo del cambiamento”, così come autodefinito dagli attori protagonisti Lega e M5S, che ha posto fine alla mai amata “seconda Repubblica” per dare inizio, sempre per loro autodefinizione, alla tanto desiderata “terza Repubblica”.

Matteo Salvini e Luigi Di Maio
I vari step che hanno portato alla formazione di questa strana forza di governo sono oramai noti a tutti e hanno, come spesso accade, scatenato reazioni differenti nei rispettivi elettorati. Se da un lato i martoriati elettori di quello che è il centro sinistra e centro destra italiano si sentono delusi e preoccupati per le sorti del Paese, dall’altro gli elettori del M5S e della Lega festeggiano per aver raggiunto un risultato a tratti inimmaginabile alla vigilia delle elezioni. Toni trionfanti e liberatori echeggiano tanto nelle piazze virtuali quanto nelle piazze reali, a supporto di quello che sarà il “governo del Popolo” guidato da uno sconosciuto professore universitario foggiano che da subito si è dichiarato essere “l’avvocato degli italiani”.

Il premier Giuseppe Conte
Un entusiasmo travolgente sembra aver fatto brezza nel cuore del più del 50% degli italiani, che nel famoso 4 Marzo hanno posto la loro fiducia nelle due forze politiche poi alleatesi. Se da una parte è incoraggiante vedere tanto entusiasmo ed unione di intenti tra elettori e governanti, dall’altra parte è preoccupante la totale assenza di critica che caratterizza i primi. Ciò nonostante le incongruenze e le scivolate sulle bucce di banane che abbiamo assistito in questi mesi: a cominciare dal tentativo di alleanza tra M5S e il Partito Democratico, prontamente bloccato alla nascita dallo sconfitto Matteo Renzi, sempre odiato in precedenza e inevitabilmente diventato buon contraente di questo famigerato “contratto di Governo”; per continuare sulla questione “presidente non eletto”, vero e proprio cavallo di battaglia dei grillini e dei leghisti negli anni passati, e sulla quale sono poi scivolati in pieno con la nomina del “non eletto” Giuseppe Conte; per poi finire all’incomprensibile richiesta di accusa di Alto Tradimento del Presidente della Repubblica per aver “ostacolato la volontà del popolo”, ritirata non appena questi lasciava uno spiraglio alla nascita di un governo politico. In tutte queste situazioni, quanto meno discordanti, nessun elettore grillino o leghista ha alzato la mano e ha chiesto: “Ma cosa stiamo facendo?”. Nessuno.

Elettori del M5S
Qualsiasi decisione presa dai loro leader, nel bene o nel male, è accettata senza timore, senza alcuna perplessità. E questo è un limite, un enorme limite per la democrazia di un partito e, conseguentemente, di un Paese. Le correnti, all’interno di un partito politico, sono necessarie per la crescita dello stesso e per porre quelle questioni che altrimenti nessuno dall’esterno porrebbe. Correnti che ovviamente devono rispettare le linee guida del partito, ma che possono anche avere idee differenti sugli argomenti trattati. L’unione è importante (ne è esempio contrario il centro sinistra degli ultimi 30 anni), ma allo stesso tempo è importante tanto avere una visione critica nei confronti di chi ci governa quanto non aver paura di avere un’idea diversa da quella del proprio leader. E’ innegabile che le critiche piovute sul nuovo governo siano tante ancor prima che questo abbia cominciato a lavorare, ma è allo stesso tempo innegabile che alcune dichiarazioni rilasciate dal neo Ministro dell’Interno Matteo Salvini siano quanto meno rivedibili. Come già detto altre volte, la politica non è tifo da stadio e non è supporto totale ed incondizionato per la propria squadra del cuore. No, non è questo. Avere una visione costruttivamente critica è fondamentale, altrimenti a breve penseremo che 2+2 sia uguale a 5.