La salvezza del Pd probabilmente la si dovrà ai numeri che non ci sono e che impediscono di andare separati da una parte e dall’altra. Il loro capitale di investimento si è talmente ridotto che non si può diversificare il pacchetto e bisogna puntare in un’unica direzione: che è quella non speculativa a breve, ma con rendimento certo a medio e lungo termine. Una operazione di fiducia verso un elettorato che è pronto a ripartire, purchè ci sia una unità al vertice e una chiarezza di indirizzo. Martina, il reggente, ha messo in campo due cose importanti: il ripristino della collegialità come metodo decisionale, lo sbarramento a destra, verso quel Salvini che è portatore del virus antisistema, fatto di xenofobia, egoismo territoriale e razzismo. Entro aprile il reggente del Pd cederà il posto ad un segretario eletto dalla Direzione e proprio queste due mosse dell’ex assessore all’agricoltura gli hanno ampliato le possibilità di guida del partito . Quanto poi al fatto di interrogare la gente, di riprendere le relazioni con i territori, non si va al momento al di là di semplici parole d’ordine, titoli di un lavoro tutto da fare e che , come approccio iniziale, avrebbe avuto bisogno non di una elezione nella direzione ma di un generale rinnovamento dei quadri dirigenti a tutti i livelli. Perché il problema è questo: può una dirigenza nazionale e periferica , vissuta in questi dieci anni nella separatezza dal suo elettorato di riferimento, pensare di tornare ad interpretarlo? No, Non può farlo se prima non mette avanti una nuova generazione di dirigenti giovani, capace di decifrare la protesta espressa e di parlare lo stesso linguaggio di chi se n’è andato o di chi cerca rappresentanza. Una politica che non è fatta solo di cose da fare ( hanno votato per il nuovo chi vuole l’abolizione della Fornero, chi aspetta il reddito di cittadinanza, chi non vuole più vedere una faccia straniera: tutte cose che alla fine , nella impossibilità di concretarsi in una legislazione accettabile, finiranno col nobilitare il paziente lavoro di mediazione fatto da Gentiloni) quanto di linguaggio e di comportamenti volti a riconquistare la fiducia perduta: cioè rigore sul piano morale, abbandono della lottizzazione, scelte che guardano in direzione dei giovani e dei supporti di cui hanno bisogno per andare, si chiami scuola, o università, o lavoro. Abbiamo pensato molto a far quadrare i conti e poco a far funzionare le cose che c’erano. C’è bisogno di una manutenzione staordinaria delle istituzioni e degli apparati, attraverso il rinnovamento delle facce, dei metodi, l’ancoraggio al merito e la verifica dei risultati. Mentre il vertice del partito di governo pensava alle grandi scelte di politica economica, la gente pensava agli ospedali, al trasporto, allo sfruttamento del lavoro giovanile, al precariato che non dà frutti, al welfare che fa acqua. Chi viaggiava tanto in alto, e chi si dibatteva tra le gli scogli di una vita quotidiana difficile. Si può dire che il Pd ha cercato di salvare il ranking inernazionale del Paese e si è trovato impotente e nudo di fronte al Paese che è andato alle urne. Ecco perchè c’è bisogno di filtri nuovi. Rocco Rosa
L’ATTESA DEL NUOVO SEGRETARIO DEL PD
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