L’AZZURRO DENTRO CORRE PER LO STREGA

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di Antonio Lotierzo

Mescidanti. Scrittori mescidanti. Avevo pensato ad una categoria in cui poter classificare gli scrittori come Raffaele Messina, che, da lustri e con merito, va rimescolando invenzione e storia; creatività e analisi del Mezzogiorno dal Seicento al Secondo dopoguerra; stile fantasioso e precisione del tessuto linguistico, che aderisce alle microstorie, al fine di restituire sulle pagine la scomparsa realtà che la narrazione riporta in essere. E se Pirandello resta un suo interlocutore privilegiato di Messina, qui appare anche la dinamica con Luigi Compagnone o la distensione scritturale a trama ottocentesca che fu propria di Michele Prisco, autori con cui Messina istituisce un dialogo interiore. Ma pensavo di paragonarlo anche ad Anatole France o a Stefan Zweig, per l’intreccio dei vimini della storia sulla nuda pelle dei personaggi, umili ed eterni nel loro offrirsi alle pulsioni della vita ed alle sconfitte esistenziali, che una ragione ottimizzante non riesce sempre a risolvere.  Ha ragione, poi, Maurizio De Giovanni che stringe, con essenzialità concettuale, la trama del testo nel verbo “crescere”. Messina ha dedicato il ‘romanzo storico’(per la collana editoriale della Marlin) “L’azzurro dentro” al tema della crescita, dei circonvoluti rituali di passaggio che connotano un’adolescenza fra godimento della natura, stordimento dei corpi, accensioni litigiose e l’irruzione della storia fra fascismo, introduzione delle leggi razziali che colpiscono la protagonista Anita, guerra, irruzione degli Americani e dramma della ritirata dei Tedeschi. Anita e Domenico. Domenico e gli amici di Capri che s’aprono alla vita, con esperimenti forzuti, gare di tuffi pericolosi, accerchiamenti di ragazze ed altro, nel paesaggio incantevole di Capri, dove l’azzurro è metafora della vita meridiana. Sui Faraglioni  e lo Scopolo anche le lucertole sono azzurre, per mimetismi;  ma sono gli esseri umani  che si uniformano incorporando ‘dentro’ l’azzurro che brilla intorno al golfo di Napoli.   In questo romanzo di formazione, che ruota intorno a Domenico – che diventerà carabiniere in memora dell’eroe paterno maresciallo Nastasi- e Anita Levi, che ebrea sfugge coi suoi alla persecuzione, appare Eduardo de Filippo, appare il professore Salviati comunista e guida spirituale, appaiono le famiglie  per cui la guerra non è stata uguale, appaiono precisi brandelli vita quotidiana (dal vestiario ai cibi, dalle contingenti emozioni alle ricette di cucina, dai bombardamenti alla corruzione americana delle donne campane, dall’antifascismo alle lotte contadine per le terre incolte). Messina sa proporre e guidare questi suoi personaggi con maestria, inserendoli nell’ accurata preparazione dello sfondo storico e storiografico che è la quinta su cui essi agiscono, mostrandoci la difficoltà della crescita nel tempo storico della miseria che è quello di ogni guerra, di ogni razzismo, di ogni sopraffazione ideologica e violenza del cieco potere.   Il romanzo è candidato al premio Strega 2024.

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Sull' Autore

Nato a Marsico Nuovo in provincia di Potenza, dal 1976 risiede a Napoli, pensionato. Pubblica nel 1977 la sua prima raccolta di poesie, Il rovescio della pelle, in cui descrive il mondo rurale contemporaneo del Sud Italia col linguaggio del dadaismo e della neoavanguardia. Il suo stile poetico include elementi dell'ermetismo di Leonardo Sinisgalli e dell'uso creativo del dialetto di Albino Pierro, con influenze abbastanza evidenti di Montale, Attilio Bertolucci e Pascoli. Dopo la seconda raccolta di poesie Moritoio marginale (1979), si dedica allo studio della storia contemporanea e all'antropologia positivistica, pubblicando saggi in entrambi i settori e partecipando a concorsi universitari. Nello stesso periodo cura la prima pubblicazione delle opere del folklorista Michele Gerardo Pasquarelli (1876-1923), e traduce I canti popolari di Spinoso. Fra le opere storiografiche pubblicate da Loturzo figurano monografie su Spinoso, San Martino d'Agri e Marsicovetere; su Marsico Nuovo pubblica invece un volume di toponomastica.[1] Nel 1978 fonda la rivista Nodi, di cultura progressista oltre che letteraria, pubblicata fino al 1985. Nel 1992 vince il Premio Alfonso Gatto a Salerno con la poesia Rosa agostana.[2] Nel 1994 vince il Premio Internazionale Eugenio Montale, sezione inediti, prestigioso riconoscimento del Centro Montale presieduto da Maria Luisa Spaziani, con Materia e altri ricordi.[3] Nel 1996 vince, all'interno del Premio Pierro a Tursi, il premio per il miglior componimento in un dialetto di area lucana con la poesia Agri (Ahere). Loturzo ha curato le antologie Poeti di Basilicata con Raffaele Nigro[4] e Dialect Poetry of Southern Italy con Luigi Bonaffini.[5] Nel 2001 l'editore Dante & Descartes di Napoli ha pubblicato tutte le sue poesie in Poesie 1977-2001.[6] Dirigente scolastico di vari licei (Cassano all'Ionio, Torre del Greco, Napoli piazza Cavour e Napoli Mergellina), è in quiescenza dal 2014; l'ambasciata di Francia gli ha concesso l'onorificenza dell'Ordine delle Palme Accademiche, col titolo di Chevalier, n.38/Roma/12 febb, 2014.

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