Meglio tardi che mai. IL giorno dello sciopero dei dipendenti della Banca Popolari di bari nelle tre regioni in cui l’Istituto agisce, si sono svegliati i politici per dare la loro solidarietà ai lavoratori in lotta. In Basilicata lo hanno fatto Polese Cariello e Bardi. Quest’ultimo ha promesso a Polese di agire in sinergia con gli altri due Presidenti di Regione( Puglia e Molise) per agevolare la vertenza contrattuale e andare incontro alle richieste dei lavoratori. Bene , ma occorre essere chiari su quello che i Presidenti dovrebbero fare, che non è solo mediare tra le parti. Sullo sfondo di questa vertenza c’è il grande problema di un istituto meridionale che ancora una volta passa in mani che meridionali non sono. E’successo per il banco di Napoli, per la cassa di Risparmio di Calabria e Lucania , per il Banco di Sicilia e altre piccole realtà di credito territoriale. La conclusione di queste operazioni è che il credito è diventato difficile,gli sportelli si sono ridotti , il personale portato al prepensionamento e non sostituito . Insomma realtà floride e che costituivano l’ossatura dell’economia meridionale si sono viste cooptare da realtà più grandi. Le quali ,con la scusa di intervenire per salvare le situazioni di crisi , girano la frittata a proprio vantaggio, portando il credito meridionale al Nord e rendendolo difficile al Sud. Non è un mistero che ci sono almeno tre punti percentuali di gap tra i tassi praticati al Nord e quelli praticati a sud dello Stivale. E quindi, se non si vuole che questo altro grande fattore dell’economia italiana diventi ancora più strabico di quanto lo sia già, i presidenti di cui sopra dovrebbero porre ad un tavolo nazionale le questioni a) della riduzione del gap tra aree territoriali, b) il mantenimento del numero di sportelli esistenti , c) le nuove assunzioni per l’efficace funzionamento delle agenzie territoriali. Le sigle sindacali da tempo stanno avvertendo di una strisciante operazione di depotenziamento del credito a Sud, in nome del profitto e degli investimenti lì dove più conviene. Se si fa questo ragionamento al Sud tocca poco o niente, perché quelli che l’hanno spogliato delle sue ricchezze, impedendo alle comunità meridionali di crescere , sono gli stessi che oggi non trovano più conveniente assicurare la presenza al Sud. E conviene che si chieda alla Meloni, che ha fatto dell’unità del Paese la sua carta di credito, se non si sia messa a gareggiare con Salvini anche sulle politiche antimeridionalistiche.ROCCO ROSA
LE BANCHE, IL CREDITO E LE REGIONI CHE NON DISTURBANO I MANOVRATORI
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