VITO TELESCA
Gerusalemme era ed è la città simbolo di Dio. Il profeta Ezechiele la metteva al centro del mondo, sia dal punto di vista spirituale che geografico. E quale poteva essere l’ombelico del mondo se non il luogo del calvario, dove Cristo trovò la morte di croce? Per Sant’Ambrogio il luogo del Golgotha, appunto il Calvarium, “luogo del cranio”, era il punto in cui erano state riposte le spoglie di Abramo. Pertanto un luogo perfettamente in linea con la fede cristiana che trovava nel momento della morte di Cristo il suo punto conclusivo. In quel momento, nel momento della sua crocifissione e morte, si chiudeva il cerchio, si completava il percorso biblico. Il salmo recita come “la salvezza si compì al centro della terra” in quella città che Dio stesso aveva fondato su una montagna e che era “patria dei popoli” (Salmo 87). Un Igumeno Russo, Daniil Palomnik, nel 1106 durante il suo pellegrinaggio nella città Santa, fissò anch’egli il centro del mondo identificandolo nel Calvario e quindi nel luogo in cui riposa Abramo dicendo che “il sangue del Salvatore ha irrorato il cranio di Abramo ed ha così lavato il mondo dai suoi peccati”.

Santa Maria del Santo Sepolcro a Potenza_Particolare dell’altare
Gerusalemme ha nei secoli attratto milioni di cristiani rendendoli pellegrini, grazie anche agli ordini mendicanti. Ma grazie alla madre dell’Imperatore Costantino, ovvero Sant’Elena, il mondo cristiano ha potuto porre le sue basi monumentali nella città Santa. A lei, romana, si attribuiscono le prime scoperte archeologiche in ambito cristiano a Gerusalemme: le prime reliquie, ovvero il legno della Croce, i chiodi, la corona di spine, ecc. A lei la Chiesa non può che riconoscere un ruolo di primaria importanza per le sorti della sua futura evoluzione. Fondò le Basilica di Santa Croce, della Natività a Betlemme, della Resurrezione e dell’Ascensione sul Monte degli ulivi sempre a Gerusalemme. Il Santo Sepolcro ha quindi in Sant’Elena la sua fondatrice. Ma nel medioevo accadde tutto e il contrario di tutto perché Gerusalemme fu contesa più volte e il sangue versato per conquistarla confermava quanto dicevano le sacre scritture: “Tale sarà la sorte di Gerusalemme […]centro del mondo” (Ezechiele 5,5). Poi la questione delle reliquie, divenute un vero e proprio business, molte delle quali di dubbia provenienza ma che scatenavano l’immaginario collettivo e suggestioni enormi.

Basilica del Santo Sepolcro a Barletta_vista dall’altare
Un po’ per la distanza, un po’ per la pericolosità del viaggio, molto per il suo fascino indiscusso e per quello che scatenava nella popolazione al rientro dei pellegrini, Gerusalemme venne fatta oggetto di riproduzione , di venerazione a distanza. Si crearono i “Sacri Monti” e ovunque sorsero Basiliche dedicate al Santo Sepolcro, nel sud Italia, a dire il vero, molti meno rispetto al nord Italia. Innanzitutto l’ingresso nei santuari più importanti, venne considerato alla stessa stregua dell’ingresso in una delle basiliche poste in Terrasanta. Quindi anche con il pellegrinaggio a Monte Sant’Angelo era possibile ottenere l’indulgenza (essendo equiparato ad un Sacro Monte).
Non mancarono anche simulazioni dell’edificio che ospitava la tomba di Cristo, con la cupola e la rotondità tipica della costruzione gerosolimitana, vedi San Giovanni in Tumba a Monte Sant’Angelo, il sacello del principe Marco Boemondo d’altavilla, addossato a Sud della cattedrale di San Sabino a Canosa, a Bologna e anche a Brindisi nella Chiesa di San Giovanni al Sepolcro.

Cupola di San Giovanni in Tumba a Monte Sant’Angelo
Le Basiliche del sud Italia intitolate al Santo Sepolcro nel XIII secolo erano soltanto otto: una in Campania, una in Sicilia, due in Basilicata e quattro in Puglia. Non risultano essercibasiliche in Abruzzo, Molise e Calabria. Lo si evince leggendo un documento che registrava la raccolta delle decime (Rationes Decimarum)della curia pontificia, tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo in tutta Italia. La Puglia e la Basilicata quindi avevano una più alta densità di chiese intitolate al Santo Sepolcro e la motivazione era da ricondursi alla loro predisposizione geografica, più esposta verso oriente e quindi punto strategico per la partenza delle navi e dei pellegrini verso Gerusalemme. Ma ci sono sia chiese sorte sotto questa “spinta” vocazionale (e politica) al pellegrinaggio, sia per dinamiche e devozioni autonome e di carattere locale. Appartiene alla prima categoria la splendida Basilica del Santo Sepolcro di Barletta e alla seconda la Chiesa del Santo Sepolcro di Potenza. Entrambe rientrano a pieno titolo nei tragitti e negli itinerari verso la Terrasanta. Si trovano infatti sul percorsodella via Appia e della sua variante traiana, che ha favorito il radicamento dei culti gerosolimitani nelle città da queste attraversate, come Capua, Napoli, Potenza e Brindisie poi ancora Canosa, Barletta e Monopoli. In alcune di queste città sono documentati edifici che si richiamano al SantoSepolcro.Inoltre c’è da considerare che la Chiesa di Gerusalemme mantenne dei punti di riferimento nell’Italia meridionale, attraverso il controllo di comunità agostiniane e queste chiese dipendenti dall’ordine risultano esistenti già prima della perdita di Gerusalemme del 1187. Ricordiamo solo le città a noi più vicine: Troia, Benevento, Barletta, Trani, Bari, Venosa, Montepeloso, Potenza, Taranto e Brindisi.

sepolcro di Cristo a Gerusalemme
Ma delle otto chiese effettivamente intitolate al Santo Sepolcro solo alcune sono visibili anche oggi nella loro struttura medievale,ovvero quelle di Piazza Armerina, Barletta e Brindisi. Rimangono solo alcune tracce medievali in quella di Potenza che sorge ai piedi della città, lungo la via Appia. Le prime notizie certe della chiesa risalgono al 1310 quando il suo clero versò sei tarì al collettore apostolico. Inoltre, nelle operazioni di restauro effettuate negli anni, si sono trovate tracce della chiesa di epoca medievale ed anche alcuni particolari interessanti che fanno supporre come la chiesa sia stata costruita nello stesso periodo di quella di San Michele in centro città.
Da notare come non ci risulta che i chierici di questa chiesa appartenessero ad un ordine militare, ma la chiesa cambiò nome da “Santo Sepolcro” a “Santa Maria del Santo Sepolcro” e questa modifica ha fatto supporre ad alcuni studiosi (Murno) la presenza più o meno stabile dei templari a Potenza fino alla loro soppressione (1312). Inoltre nelle Rationes Decimarum vengono spesso indicate come “Chiese del Santo Sepolcro” solo quelle appartenenti allo stesso ordine. Da ciò possiamo ipotizzare l’appartenenza diretta della chiesa ai canonici che prestavano servizio presso la tomba di Cristo. Ma la fondazione del luogo di culto a Potenza pare sia avvenuta per mano dei conti di Santasofia, signori di Rivischio al loro rientro dalla terza crociata (1190-1191). I Conti De Guevara, nel 1488 ristrutturarono l’antica Chiesa e vi edificarono un Convento, affidato poi all’Ordine dei Francescani. Comunque la si voglia leggere, la tentazione di portare un pezzo di Terrasanta, un brandello di quella città, così misteriosa e contraddittoria, ma anche solo il sogno di poter prolungare l’esperienza del pellegrinaggio in Italia, di conservarvi qui delle reliquie, era molto forte. In effetti Innocenzo III chiedeva alla fine proprio questo: cercare la nostra “Gerusalemme interior” ovunque, non soltanto attraversando il mediterraneo.