LE DIRETTE RAI IN BASILICATA: DAL PIONIERISMO ALL’ALTA TECNOLOGIA

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Giovanni Benedetto

Quando arrivò la televisione in Basilicata, nel 1979, l’unica “diretta” era la ripresa dallo studio col conduttore che leggeva le notizie.
Tutti i servizi trasmessi, erano differiti, ripresi e registrati su videocassetta dalle troupe che raccontavano la cronaca quotidiana.
Solo in casi eccezionali, ed è successo in occasione del terremoto 80′, furono trasmesse dirette quotidiane, dalle tre testate giornalistiche nazionali e in più anche da quella regionale.
In mancanza del satellite per allestire un collegamento in diretta bisognava attivare un’organizzazione complessa con qualche giorno d’anticipo.
Così anche in caso di  eventi che richiedevano immagini istantanee per informare gli utenti, non era possibile allestire immediatamente una diretta: ci volevano molte ore per  spostare uomini e mezzi sul posto .

Erano mezzi attrezzati di ripresa per esterni che avevano a bordo oltre la regia video e audio per le riprese anche dei ” ponti radio mobili” per trasferire i segnali dal luogo di ripresa al centro di produzione di via Teulada 66 di Roma.

I tecnici preposti ai collegamenti, muniti di carte geografiche, bussola e cannocchiale, prima di impiegare le risorse tecniche ed umane facevano dei sopralluoghi sul posto per definire la tratta o le tratte radio da realizzare.
Non sempre bastava un solo collegamento in ponte radio mobile, nei casi  in cui la zona delle riprese era circondata da palazzi o da montagne necessitava o il montaggio di un traliccio per scavalcare gli ostacoli o un altro mezzo mobile per consentire un ponte radio intermedio e posizionarsi in visibilità ottica col primo centro di collegamento dei ponti fissi della rete RAI.
La RAI Basilicata incominciò a rendersi autonoma per i collegamenti in esterno verso la metà degli anni ottanta, quando l’azienda si attrezzò con ponti mobili ad alta tecnologia francese.
Questi erano compatti, agili, resistenti al trasporto e agli urti , anche perchè le valvole erano state sostituite dai semiconduttori che conferivano stabilità di funzionamento e una facilitazione della messa a punto, sia per l’orientamento che per la sintonia delle frequenze prescelte. Per lavorare in sicurezza , una coppia di ponti radio mobile, era  installata su un traliccio di 20 mt in cima al Monte Pierfaone.
Le apparecchiature, compresa la parabola ricevente, erano protette dalle intemperie da una  cupola in  vetroresina di 220 cm di raggio tale da consentire l’accesso al personale tecnico.
Durante le trasmissioni un aspetto rilevante assumeva la logistica.
Bisognava attrezzarsi per raggiungere a qualsiasi ora e con qualsiasi tempo il centro di Monte Pierfaone che si trova a 1750 slm.
Durante il periodo invernale la strada di accesso era sempre innevata con punti cosi ventilati da accumulare tanta neve da impedire il transito ai fuoristrada, al punto che fu necessario dotarsi di un vero e proprio gatto delle nevi, dotato di cingolati in grado di arrivare comunque alla sommità della montagna.

Poi, negli anni novanta, arriva in soccorso il satellite , prima solo per le esigenze interne di una azienda altamente tecnologica come la Rai, poi nelle  case degli italiani, attraverso le parabole montate su tetti o terrazze.
Il primo satellite di diffusione sperimentale fu l’ Olympus 1, nel 1990,  gestito dalla Rai, cui fecero seguito telepiu’ e Stream e, dal 2003,Sky .
La sede regionale della Basilicata si era anche dotata per le riprese in esterno di un pullmino bicamere,   equipaggiato  di tutte le apparecchiature, comprese quelle per la diretta satellitare che consentivano di bypassare  il centro di Pierfaone.  Bisognerà
aspettare il 2015 , per conoscere un’altra novità tecnologica avveniristica e tale da competere con lo stesso uso del satellite: e per i collegamenti in emergenza e di cronaca sostituendolo in molti casi:
uno “zainetto” che ha dentro di sé una telecamera e una serie di sim telefoniche che operano insieme e consentono di tramettere filmati di buona qualità attraverso circuiti telefonici terrestri.

L’unica condizione è che l’area di ripresa sia servita da un gestore di telefonia mobile.
È uno strumento agile che sopratutto permette di raggiungere posti inaccessibili per un pullmino di ripresa non a caso fu largamente utilizzato da molte troupe Rai durante il terremoto di Amatrice.

E mentre per i collegamenti mobili dei servizi delle troupe leggere si scende dal satellite che dista 36000 km di nuovo a terra per viaggiare sulle reti terrestri; le telecamere fanno il percorso inverso.

È entrato nell’equipaggiamento delle troupe Rai, il drone, che consente di effettuare le riprese a qualche centinaio di metri  dall’alto ed entro un determinato raggio d’azione.

Le riprese dall’alto la RAI le ha sempre fatte, basta guardare le riprese del giro d’Italia, con la notevole differenza che necessita di un elicottero con a bordo sofisticate apparecchiature di ripresa per le immagini in movimento.

 

 

 

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Sull' Autore

Giovanni Benedetto

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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