Sono arrivate insieme. Risalgono a domenica scorsa le presentazioni della Red Bull RB13 e della Toro Rosso STR12, ma abbiamo deciso ugualmente di informarvi sulle ultime novità tecniche che riguardano due futuri protagonisti della stagione 2017. Anche perché c’è di che parlare.
Come hanno notato anche i non appassionati, la RB13 di Adrian Newey presenta un foro all’anteriore che potrebbe avere interessanti risvolti aerodinamici. Con la RB10 del 2014, Newey ridusse la resistenza all’avanzamento (l’attrito, in pratica) secondo quanto dichiara F1AnalisiTecnica. Quest’anno l’alettone anteriore serve a dirigere fin nei dettagli i flussi dell’aria, al fine di migliorare l’efficienza del diffusore posteriore. Diversa dalla concorrenza la disposizione dei upper flap, escogitata per avere un effetto aerodinamico in posizione diversa dalla concorrenza (i vortici Y250).
Anche la Casa austriaca riprende l’S-Duct di scuola Mercedes, allungando la «S» interna al telaio. Interessante la vistosa presenza di un vanity panel (un pannello che serve a coprire lo «scalino» del muso) e l’utilizzo dei mozzi soffianti: cioè di mozzi delle ruote che permettono di ridurre le turbolenze aerodinamiche generate dal rotolamento dei pneumatici attraverso il soffiaggio ben orientato di ulteriori flussi d’aria. Si fa vedere anche una protuberanza sopra il terzo elemento della sospensione, il che lascia tutti i tecnici in preda alle rispettive fantasie sulla sospensione intelligente di scuola austriaca.
Il team della Bibita ha poi montato la pinna posteriore che aveva provato a bandire nella scorsa stagione. La pinna serve a stabilizzare i flussi aerodinamici, dividendoli tra un lato e l’altro, stabilizzandoli e diminuendo così le possibili turbolenze. Queste turbolenze avrebbero un impatto negativo sull’aerodinamica posteriore, perché ridurrebbero il carico aerodinamico che l’alettone e il resto del retrotreno sarebbero capaci di generare. La Red Bull aveva avversato questa soluzione perché la costruzione dell’anteriore è così sofisticata da ridurre l’importanza di questo elemento aerodinamico, invece molto utile alle altre squadre.
Molto diversa la STR12, monoposto della Toro Rosso che cambia livrea dopo oltre dieci anni e passa a colori più sgargianti (un blu elettrico e un grigio metallizzato inediti) per pubblicizzare la versione senza zucchero della Red Bull.
Il muso, molto diverso da quello Red Bull, presenta i soliti due piloncini allungati per creare un tunnel aerodinamico. Upper flap più larghi sull’ala anteriore, alla ricerca più semplicistica e meno sofisticata di carico aerodinamico, sulla falsariga della McLaren 2016. Mozzo forato anche sulle ruote Toro Rosso, per estrarre più aria calda possibile delle prese dei freni. Ben studiata anche la sospensione anteriore, il cui impatto aerodinamico è stato minimizzato copiando una soluzione Mercedes dell’anno passato. Anche sulla STR12 c’è il famoso S-Duct.
Con la parte centrale della vettura relativamente semplice e munita di profili laterali larghi per indirizzare i flussi aerodinamici in maniera corretta, altre soluzioni interessanti le troviamo sul posteriore. L’ala manca dell’incavo a V comune sulle altre vetture, è sorretta da un monopilone e sotto di sé ha un monkey-seat per incrementare il carico. Si mantengono le soffiature originali della scuderia di Faenza, con gli endplate dell’ala posteriore a bordo d’ingresso aperto. Da notare anche le soffiature del fondo studiate nei dettagli in prossimità della ruota per generare il Tyre-Squirt.
Niente di stupefacente all’apparenza. Ma le bollicine verranno subito dopo?
