“LE FESTE PRINCIPIARONO IL 23 MAGGIO…..CRONACHE DI UN SECOLO FA

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A cura di Lucio Tufano

 

Articolo tratto dal giornale “Il Lucano”, n. 357 del 5/6 giugno 1902

  1. Gerardo 1902

“Com’era stabilito dal programma le feste principiarono il 23 maggio con lo sparo di batterie e funzioni chiesastiche, che si celebrarono tutte le sere fino al primo giugno. E questo principio di feste fu proprio il 23 per i fedeli: per la maggioranza però del popolo, dal cultore della musica al guaglione che precede, accompagna o segue schiamazzando qualunque corteo, le feste cominciarono il 26 maggio, quando cioè giunsero le brave bande musicali di S. Severo e di Francavilla Fontana. Tutte le sere il pubblico si estasiò alla squisita esecuzione delle migliori pagine della nostra musica, delle nostre migliori opere. Le due bande alternativamente suonarono tutti i giorni delle marce passando nelle principali vie della città, ed eseguirono dei concerti nelle piazze principali, concerti che furono avvenimenti mondani per la grande affluenza di popolo, per il brio per la vivacità delle toilette femminili.

Il nostro Teatro così carino e grazioso poche volte fu tanto affollato, mai fu adornato con più eleganza: pochi rametti d’edera, qualche tralcio di rose intrecciato alle lampade elettriche, due mazzi di fiori belli e lezzanti posti col programma nel davanzale di ogni palco, bastarono per dare ad esso un aspetto attraentissimo.

         Non rimase un posto vuoto, i palchi erano gremiti di signore eleganti, il loggione era assiepato addirittura di popolani. Alzatasi la tela, la brava banda di Francavilla Fontana, egregiamente diretta dal maestro Natale Castrignano, attaccò le prime note del 4° atto della Traviata del Verdi. Nel Teatro, dove certe finezze di esecuzione non sfuggono, fu fatto subito un religioso silenzio rotto solo alla fine dell’atto da applausi fragorosi. Come seconda parte del programma la brava compagnia drammatica Zoli eseguì la Cavalleria rusticana del Verga.

         Poi l’ottima banda di S. Severo diretta dal distinto maestro, sig. Giuseppe Sparano, suonò tanto bene la sinfonia del Verdi, che davvero il “… pensiero sull’ali dorate” si librava nell’onda melodica, che ne cullava il sentimento.

         Il prof. Giovanni Mari, valente insegnante al nostro ginnasio, lesse un discorso di occasione, illustrando cioè la festa di S. Gerardo, festa che più che altro è un culto di patrie tradizioni: il trionfo di S. Gerardo non è forse che l’apoteosi di un grande, il quale debellò i nemici della patria, li sottomise con la parola di pace e di religione. La storia tace su ciò ma la tradizione esiste e le tradizioni, se sono intessute di poetiche leggende, hanno però sempre un fondo di verità.

         Il Mari non fu clericale, no davvero: anzi con forma smagliante inneggiò a un nobile ideale e alla futura operosità e grandezza delle classi lavoratrici della Lucania.

         La banda di S. Severo suonò, dopo, la Sinfonia della Forza del Destino del Verdi non solo bene da meritare gli applausi, ma da obbligarla a bissare il pezzo.

         La serata finì con una brillante farsa eseguita dagli attori della compagnia drammatica.

         Un altro trattenimento, che sarebbe riuscito ancora meglio, se parecchi non si fossero astenuti di prendervi parte per timore dell’umidità, fu quello alla villetta comunale la sera del 29. Vi fu concerto ed estrazione di premi. Vi concorse circa un migliaio di persone: ma se nella mattinata (proprio quando per la Pretoria sfilava la processione del Corpus Domini) non avesse piovuto a dirotto, alla villa sarebbe scesa tutta Potenza.

        La sera, il tempo tiepido favorì la cavalcata dei turchi.

         Poco numeroso fu lo stuolo degli angeli, che aiutarono S. Gerardo a sottomettere o vincere i turchi, perché purtroppo molti bimbi guardano il letto a causa del morbillo. Ma la cavalcata riuscì bene e senza alcuna nota triviale. L’illuminazione fantastica per la città, non fu un granché. L’illuminazione fu fatta con sistemi primitivi, i lumi, accesi tardi, si spensero presto, non per lo spirar del vento, che vento non c’era, ma per scarsità d’olio.

        Il 1° giugno vi fu la gara delle pacchianelle vere viscioledde che presentarono le ceste piene di pipl’ (fiori di ginestra) adorne vagamente con gli altri fiori e rappresentanti pagode, capannucce ecc. Tutte ebbero in dono un bel fazzoletto da testa: alla contadinella Atena Maria che aveva il cesto, giudicato il migliore, raffigurante la cappelluccia di S. Gerardo, furono dati in premio un paio d’orecchini d’oro, altre contadinelle furono premiate con anello d’oro e fazzoletti di seta.

         I fiori furono poi dai balconi gettati dalle stesse villanelle sulla processione di S. Gerardo e di tutti i Santi.

         La processione riuscì imponente per il numero dei fedeli e per la presenza dei prelati.

         Nel pomeriggio vi furono le corse, e la sera i fuochi artificiali riusciti poco bene per la posizione umida in cui furono collocati. Come chiusura delle feste vi fu una grande fiaccolata e marce delle bande musicali riunite.

Il 30 Maggio giunsero i prelati: monsignor Rossi, arcivescovo di Acerenza, che fu ospitato dall’avv. De Bonis, e monsignor Prejia, vescovo di Tursi, ospitato dal cav. Emanuele Cortese.

         Insieme al nostro vescovo Monterisi celebrarono solenni pontificali nella cattedrale, dedicata al patrono S. Gerardo, lo stesso giorno vi fu pellegrinaggio alla Tomba di S. Gerardo.

         Concludendo col dire che le feste non potevano riuscire meglio, e di ciò va reso grazie al tempo buono e al solerte Comitato composto dei signori: Maddaloni Antonio Pres. – Acerenza Nicola – Aruta Gennaro – Caggiano Vincenzo – Dapoto Vincenzo – Dipietro Rocco – Doti Giuseppe – Lacerra Gerardo – Laurita Vincenzo – Marchesiello Giuseppe – Ruggiero Tommaso e Salvati Gerardo.

         Il comitato, per reintegrare delle spese di viaggio monsignor Prejia, il quale era venuto di lontano, gli aveva offerto in un busta 1.50.

         L’eminente prelato rifiutò la busta e quando il Comitato lo pregò di accettarla per i poveri del suo paese, esso pregò che si dessero a suo nome alle orfanelle. Così anche le orfanelle ebbero qualche cosa di questa festa.

                                   Giorgio S.

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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