
MICHELE PETRUZZO
Quando le Sardine invasero Piazza Maggiore a Bologna, nell’autunno del 2019, non avrebbero mai potuto immaginare che di lì a pochi mesi si sarebbe scatenata una pandemia. In poco tempo le piazze della penisola iniziarono a colorarsi e riempirsi, da Nord a Sud. Un fenomeno socio-politico nato dal nulla, con un evento Facebook, e affermatosi rapidamente, che sembrava voler lanciare un grido d’allarme ed un monito alla classe dirigente di questo Paese. Le Sardine scelsero, fin dall’inizio, di bandire qualsiasi bandiera di partito dai loro appuntamenti collettivi, senza tuttavia rinunciare a determinati e fondamentali valori: antifascismo, solidarietà, accoglienza. Quelle imponenti manifestazioni non rappresentavano soltanto una ferma opposizione alla Lega di Matteo Salvini, che poi in Emilia-Romagna uscì sconfitto dalle elezioni regionali, ma erano anche la chiara dimostrazione del fallimento del centro-sinistra e della sterminata galassia dei partiti della sinistra radicale, che da troppo tempo le piazze non riuscivano più a riempirle. E fu così che proprio in questi ambienti maturò una prima forma di autocritica, che sfociò in una severa e realistica constatazione: le Sardine riescono ad intercettare in misura maggiore ed in maniera più efficace il malcontento popolare che da tempo tormenta il popolo della sinistra. Ci si accorse di una cosa assai importante, ossia che soprattutto i giovani preferissero incanalare la propria insoddisfazione e voglia di partecipazione in altri percorsi, fuori dai contenitori istituzionali della politica. Le Sardine avevano contribuito a smentire, per l’ennesima volta, il mito del disimpegno dei giovani e delle nuove generazioni. Perché non è uno smartphone a colmare il vuoto creato dalla mancanza di una tessera di partito in tasca, come spesso vogliono far credere. In quei giorni ciò apparve ben chiaro!
Tuttavia non mancarono le critiche, perchè se da una parte furono in molti ad apprezzare l’estraneità delle Sardine ai partiti, dall’altra alcuni reputavano la loro apartiticità un punto debole. A prescindere dal tipo di lettura, è inutile negare che in molte stanze di partito si iniziasse a considerare tale movimento come un potenziale bacino di voti e dunque come un nuovo interlocutore politico. Poi però le cose si sono complicate. Complice la pandemia, ma non solo, per un po’ di tempo le Sardine sono finite nel dimenticatoio. Recentemente se ne è tornato a parlare con la candidatura di uno dei suoi leader, Mattia Santori, alle amministrative di Bologna, come consigliere nella lista del PD. Tuttavia Santori ha tenuto a precisare che non si candiderà in quanto leader delle Sardine, ma come cittadino, per misurarsi con la politica. Una scelta che non è sicuramente passata inosservata e che ha sollevato anche alcune obiezioni e perplessità. Sosterrà Matteo Lepore, candidato sindaco del centrosinistra nella città delle due torri. Santori ha fornito delle motivazioni precise, senza negare le critiche che in passato ha riservato allo stesso partito per cui ora si candida, e ha definito la sua candidatura come la chiusura di un cerchio.
Quello che accadrà a Bologna in autunno non è dato sapere, ma di sicuro il capoluogo emiliano sarà uno dei baricentri della prossima stagione politica, che non potrà fare a meno di confrontarsi con le elezioni amministrative.