LE SINDROMI FREUDIANE DEL FASCISMO, TRA AUTORITARISMO E MEGALOMANIA

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Le sindromi freudiane del fascismo temperamentale e di comportamento e del comunismo istintuale ereditate dalla Storia. L’utopia delle ideologie.

di Lucio Tufano

Il Fascismo, fenomeno che ha presidiato gran parte del ‘900 e che ha avuto nel fascismo di Mussolini, nel nazismo di Hitler e nel comunismo di Stalin le sue più adeguate ed esilaranti connotazioni, i suoi simboli, le sue bandiere, le sue musiche, le sue organizzazioni militari e paramilitari, le sue effigi nel fascio di Mussolini, nella svastica di Adolfo Hitler, nella falce e martello di Stalin, oggi può essere catalogato in una patologia da annoverare nella psicoanalisi e che Freud non ha fatto in tempo ad osservare e a studiare. Ha avuto nelle sue reciproche vicende caratteristiche di autoritarismo, di megalomanie, di conseguenze catastrofiche e genocide pur nascendo con reiterate promesse bibliche e utopie ideologiche di eguaglianza, giustizia sociale e progresso per l’umanità, naturalmente provocando danni e illusioni a gran parte del mondo, dall’Europa a tutto il resto. Ed è proprio la psicanalisi che oggi potrebbe annoverare nelle sue patologie, nelle sue sindromi, nella sua grande esperienza di osservazione dei difetti umani, alcune connotazioni, alcune sindromi che sono tipiche del passato e del presente genere umano. Oggi si può desumere con l’esperienza storica del passato come il fascismo annoveri nei suoi ambiti fisiologici e neurologici alcune sindromi che sono connaturate ai comportamenti dell’individuo e delle umanità organizzate (come le mafie, le camorre, le ndranghete e le sacre corone unite) sindromi che possono essere denominate come fascismo temperamentale e di comportamento, cose che abbiamo osservato, letto e incontrato non solo nella nostra vita e in quella lunga dell’umanità. È così che alle diverse dittature, imperialistiche, monarchiche e totalitarie, e quelle costituite dalle classi dominanti, si sono succedute le repubbliche. Ciò non toglie che le leadership autocrati e le velleità dittatoriali si vadano ancora realizzando in varie nazioni. Un discorso opportuno riguarda anche le democrazie, che spesso subiscono un processo di alterazione perché in un mosaico come quello di una democrazia si verificano dei tasselli che sono vere e proprie dittature, vedi ancora per esempio in Italia alcune corporazioni, alcuni ordini, e vivai di illegalità, sopruso e strategie in difesa dei propri interessi. Esempi di fascismo temperamentale se ne sono avuti e se ne hanno anche oggi. Durante il regime mussoliniano il fascismo temperamentale ha pervaso i graduati delle periferie, quelli che calzavano gli stivali e indossavano divise e berretto con visiera, tutti quelli che erano convinti di recare un bel servizio al regime imponendo ai cittadini il modo di camminare e di tacere. Questo fu il fascismo della provincia. Il comunismo istintuale invece afferra tutti coloro che presumono attraverso la ribellione, la violenza e la protesta di perseguire il mito della eguaglianza dei diritti senza l’osservazione dei doveri. Per quanto concerne le terapie è necessario che la società si attrezzi di opportune istituzioni accentuando l’educazione dei giovani al culto del rispetto degli altri e alla opportuna didattica della educazione e del liberalismo, più prudenza e oculatezza nell’esercizio del voto. Questo riguarda i giovani indisciplinati, le organizzazioni dei centri sociali, tutti quelli che approntando manifestazioni con prepotenza e mancanza di disciplina nel pieno rispetto di chi gestisce la cosa pubblica. Non possiamo non considerare come il fondamentalismo ideologico, il fanatismo religioso come quello islamico, il terrorismo e le brigate rosse abbiano inflitto dolori e preoccupazioni, eccidi alla nostra società. In verità, qualche storico sostiene, che il Fascismo sia sempre esistito e non ha torto, ma non si tratta di quel fascismo storico di cui abbiamo avuto grande esperienza e vicenda nel Novecento. Il Fascismo ci ha lasciato il “fascismo con la minuscola” che, con l’aiuto della psicanalisi, possiamo definire fascismo di temperamento o di comportamento. In effetti, la Storia ci riporta episodi di bullismo, di violenza, di oltraggi compiuti dal Potere nei confronti di individui o di comunità. Bisogna riconoscere che sin dai tempi dei Faraoni, il Potere di questi Monarchi inflisse agli ebrei di Mosè sofferenze, umiliazioni e la necessità di fuggire dall’Egitto. Ma che cosa bisogna dire di quel fascista, capo del Sinedrio e della Sinagoga, un tal Caifa, che non sopportando la predicazione di Gesù, fece di tutto per farlo crocifiggere; e che cosa bisogna desumere da quello stupro di massa ordito e consumato dai Romani nei confronti delle donne Sabine? Ed ancora, perché Scilla, tracciò le proscrizioni e le persecuzioni di molti cittadini; ma ancora la Storia, ce ne riporta di esempi di fascismi orditi ed organizzati da parte di chi detiene il potere nei confronti  degli altri. Non trascurabile è il caso di Augusto che fece morire di stenti in un isolotto sperduto il poeta Ovidio Nasone, autore dell’Arte Amatoria”, per aver citato la sorella. Ma ancora gli esempi di fascismi ci vengono dal portentoso libro “I Miserabili” di V. Hugo, dal quale si traggono le ossessive persecuzioni del prefetto di Polizia Javert nei confronti del povero Jean Valjean. Ma non era fascista anche quel Don Rodrigo dei “Promessi Sposi”, che ingiunse al povero Renzo, il divieto di sposare Lucia? E che dire di alcuni manettari togati che, per temperamento, perseguitano i cittadini? Per quanto riguarda il comunismo istintuale, bisogna riconoscere che questa insopprimibile esigenza già albergava nei tribuni della plebe contro il patriziato romano, ed esso ebbe pedissequamente attivo in tutti color che vogliono migliorare, invidiando quelli che stanno meglio, la propria situazione di vita. E che dire di quel comunismo istintuale che riguarda il rivendicazionismo globale ed ipocrita per cui tutto si reclama e tutto si pretende senza tener conto degli altri cittadini. Vedi il caso della protervia della protesta di alcuni, e il rivendicazionismo globale e isterico di alcuni sindacati anche contro i governi democratici. ( IN COPERTINA UNA VIGNETTA DI BIANI USCITA SUL MANIFESTO NEL 2018)
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Sull' Autore

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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