Sabato 1 non è nato la nuova casa del centrosinistra, ma ci siamo quasi. «Il nome lo sceglieremo insieme» assicura Pisapia, e questo fa capire che i giochi non sono ancora fatti. In estrema sintesi emerge un quadro promettente: le forze di sinistra radicale, benché scettiche, sono presenti al revival di centrosinistra condotto da Gad Lerner. Articolo 1, per bocca di D’Alema e Bersani, le blandisce parlando di discontinuità e negando alleanze elettorali col Partito democratico.
La giornata del 1° luglio ha portato a casa un punto importante: la svolta di MDP, che sceglie di raffreddare il nome di Pisapia e rinsaldare i contatti con la galassia a traino Fratoianni. La posizione l’ha chiarita molto bene Massimo D’Alema. L’ex Presidente del Consiglio ha infatti dichiarato che «alle elezioni andremo da soli» e poi, «se andremo bene, spingeremo il PD verso il centrosinistra».
Quanto è emerso dagli innumerevoli interventi è la volontà di andare oltre la parola «centrosinistra» e di concentrarsi su temi, politiche, idee e proposte. Arrivano duri attacchi sul tema del lavoro e delle scelte fiscali agli ultimi Governi («la politica di questi anni non è stata di centrosinistra» ha ribadito D’Alema). Sembra ormai chiaro quale sia la strategia: conquistare un pacchetto di voti superiore al 10% e rendersi indispensabili per formare il Governo del 2018, costringendo il PD a un dietrofront sull’austerità e a rivedere parecchie sue scelte (in primis il Jobs Act).
Se D’Alema ha chiarito la tattica, Bersani ha messo i puntini sulle “i” al programma. L’ex Segretario del PD ha ribadito l’importanza di temi come l’immigrazione e il lavoro. Ma non solo. «Noi nasciamo in alternativa a tutto questo, alle politiche sui licenziamenti, gli sgravi, le scelte su scuola e sanità». Bersani ha spiegato inoltre che serve anche una politica estera più aggressiva in tema d’immigrazione, ma solo per creare «un corridoio umanitario per la distribuzione dei migranti» in cui tutti i Paesi europei devono contribuire «non solo coi soldi, ma con l’organizzazione». Accorato il suo appello ai vecchi elettori, e spietata la critica contro l’aridità culturale del nuovo PD renziano. «Adesso che avete cacciato D’Alema la linea ve la dà Bonifazi?»
Nonostante la contemporanea riunione dei circoli indetta da Matteo Renzi (che da Milano attacca: «fuori dal PD c’è la sconfitta della sinistra»), l’ala Orlando-Cuperlo è presente all’iniziativa. Andrea Orlando loda le parole di unità sul centrosinistra spese dal palco (è intervenuto prima di D’Alema), mentre Gianni Cuperlo dichiara di volersi impegnare a ricostruire il ponte tra sinistra e PD. La Stampa riporta che Speranza abbia detto a Cuperlo: «Questa è casa tua». Al di là di quanto si aspettano i leader, la base continua a sperare in una seconda scissione.
Chiarito che il nuovo centrosinistra (se mai ci sarà) nascerà sui temi e sui programmi e non sull’argine ai populismi, resta da capire se la sinistra radicale aderirà al trenino che Bersani e D’Alema stanno organizzando dietro Pisapia. L’ex sindaco di Milano continua a mostrarsi morbido nei toni (forse anche per salvare il rapporto con l’ala sinistra del PD a guida Orlando), e i suoi appelli all’unità sono criticati dalla base di SI e altri proprio perché troppo accorato nel chiedere di non chiudere al PD, e troppo poco nel contestarne le politiche.
Giuliano Pisapia ha comunque espresso critiche di un certo peso alle decisioni degli ultimi Governi nel suo intervento finale. Ma la sua leadership appare ridimensionata dopo un evento in cui Bersani e D’Alema l’hanno fatta da padroni. La coppia a guida di MDP sembra voler inglobare la piccola carovana che Fratoianni ha costruito negli ultimi mesi. O bypassare Sinistra italiana.
Il partito arancione erede di SEL sta coagulando attorno a sé sia quel che resta di Rifondazione comunista sia Possibile di Pippo Civati (con cui condivide il gruppo parlamentare). Nelle scorse settimane Fratoianni era stato molto duro con Articolo 1, e la base è ancora inferocita perché i senatori MDP hanno permesso l’approvazione dei nuovi voucher (l’accusa è di ipocrisia e incoerenza). Negli ultimi giorni però il Segretario di SI ha riaperto al dialogo: con un suo appello dall’Huffington Post ripudiava la «union sacrée contro i barbari» e chiedeva «una proposta e una piattaforma chiara», anziché un federatore. Leggendo tra le righe: Pisapia non basta, serve un programma seriamente di sinistra. Bersani e D’Alema sembrano dargli ragione.
A remare in questa direzione c’è Pippo Civati. Il coetaneo di Renzi e primo scissionista del PD (se ne andò addirittura nel 2015) chiede a gran voce un confronto sui temi e chiede la stesura di un manifesto comune per favorire il dialogo. Civati è una voce un po’ atipica della sinistra: liberale, molto europeista, è “meno rosso” dei suoi compagni di viaggio di SI e PRC, e forse anche meno di MDP. Si colloca su un asse simile a Pisapia, ma stando con le sinistre all’opposizione anziché in maggioranza, potrebbe essere un anello di congiunzione utilissimo tra i sostenitori del centrosinistra e quelli della sinistra nuda e pura.
Manca ancora qualche passo all’aggregazione. Se nascerà un confronto sui temi e si riuscirà a scrivere un manifesto comune, la casa comune del centrosinistra sarà già nata. A Piazza SS. Apostoli si è dato più il «la» alla discussione che il battesimo a un nuovo soggetto. Adesso verrà una fase difficile, in cui sinistre molto diverse le une dalle altre dovranno trovare la quadra per un programma coraggioso e alternativo, altrimenti rischieranno di essere spazzate via.

