

PIETRO SIMONETTI
“Scrivo per segnalare, ancora una volta,le gravi ricadute economiche ed erariali della gestione della manutenzione e ristrutturazione del Castello di Lagopesole.Il Maniero e’stato oggetto di un finanziamento dello Stato sulla base di un progetto approvato. Dopo la ultimazione dei lavori sono stati consegnati solo la Cappella ed il Cortile. Nel contempo non risultano previsti lavori per tutti i tetti del sito e sono state autorizzate 4 visite nella Cappella e nel cortile da parte della Direzione regionale dei Musei che dichiara che sono in corso le procedure del collaudo del sito. Quindi un collaudo a pezzi,per un Castello dimezzato, che forse si concluderà in questi giorni Occorre ricordare che nel 2019,prima dell’epidemia COVID ,almeno 20.000 persone hanno visitato il Castello chiuso da oltre tre anni. Per i ritardi nella riconsegna del Castello per le sue funzioni, comprese quelle museali delle installazioni su Federico II e il Museo dell’Emigrazione,abbiamo perso introiti e visitatori,il cui costo andrebbe valutato dalle autorità preposte.
Ad non esiste un bando per la gestione del Castello,che dovrebbe godere delle delle stesse misure attuate a Melfi ed altri siti,mentre si assiste ad un gioco locale di rimandi e ricerca di autorizzazioni una tantum per le aree consegnate per attività di scarso rilievo e pochi partecipanti.nel 2023 sono riusciti ad osservare gli spazi possibili alcune decine di persone,prevalentemente centauri e piloti di auto d’epoca. Purtroppo anche la Filcams ,sindacato della Cgil,partecipa alla giostra del circuito degli eventi a “chiamata” nella Cappella del sito,con un convegno sul precariato nel turismo in una struttura precaria e chiuso ai visitatori. Siamo in presenza di una situazione intollerabile non solo per i danni al turismo ed alla fruizione del Castello ma anche per l’assenza del rispetto dei diritti dei visitatori. Tutto ciò premesso,avendo lavorato,assieme a tanti altri alla realizzazione del Museo dell’Emigrazione “Nino Calice”,uno dei due siti presenti nel sud con la consulenza gratuita di Giannantonio Stella, reclamiamo un urgente intervento per la riapertura del castello e una gestione normale e secondo legge. Perdere nel 2023 , forse anche per 2024, 40.000 visitatori, rappresenterebbe un gravissimo danno non solo per la Basilicata ma per l’intero Paese.”
Ad non esiste un bando per la gestione del Castello,che dovrebbe godere delle delle stesse misure attuate a Melfi ed altri siti,mentre si assiste ad un gioco locale di rimandi e ricerca di autorizzazioni una tantum per le aree consegnate per attività di scarso rilievo e pochi partecipanti.nel 2023 sono riusciti ad osservare gli spazi possibili alcune decine di persone,prevalentemente centauri e piloti di auto d’epoca. Purtroppo anche la Filcams ,sindacato della Cgil,partecipa alla giostra del circuito degli eventi a “chiamata” nella Cappella del sito,con un convegno sul precariato nel turismo in una struttura precaria e chiuso ai visitatori. Siamo in presenza di una situazione intollerabile non solo per i danni al turismo ed alla fruizione del Castello ma anche per l’assenza del rispetto dei diritti dei visitatori. Tutto ciò premesso,avendo lavorato,assieme a tanti altri alla realizzazione del Museo dell’Emigrazione “Nino Calice”,uno dei due siti presenti nel sud con la consulenza gratuita di Giannantonio Stella, reclamiamo un urgente intervento per la riapertura del castello e una gestione normale e secondo legge. Perdere nel 2023 , forse anche per 2024, 40.000 visitatori, rappresenterebbe un gravissimo danno non solo per la Basilicata ma per l’intero Paese.”