L’ETICA, QUESTA ORAMAI ILLUSTRE SCONOSCIUTA

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Armando Tita

DI ARMANDO TITA

Non sopportiamo più l’ignavia e i silenzi ipocriti di tanti Governi Europei di fronte ai tanti massacri dei bambini innocenti di Gaza e dell’Ucraina. Non sopportiamo più l’ipocrisia dei tanti cosiddetti “artisti” impegnati nei  loro concerti “stramilionari”. Non amiamo le pigre e indolenti maggioranze silenziose lucane e italiane prive di buona volontà e di forza morale. Non amiamo più questa maledetta Comunità internazionale fatta di autocrati, guerrafondai  e dittatori sanguinari. I raid israeliani quotidiani con tanti  bambini innocenti uccisi ci inorridiscono e non li comprendiamo. I bambini non hanno alcuna nazionalità e non sono i fiancheggiatori di Hamas per rispondere ai “fan” del governo israeliano.  Comprendere significa unire la riflessione alle emozioni, lasciare che il nostro cruore trasformi le esperienze in una  “Etica umanitaria” oggi terribilmente calpestata dai regimi autocratici e dittatoriali. L’Etica di Aristotele, quella branca della filosofia che studia  la condotta degli esseri umani  e i criteri in base ai  quali si valutano i comportamenti  e le scelte,  è ridotta ormai  ai minimi termini, a un lumicino quasi spento. Mi sono chiesto dove può arrivare il nostro cinismo, la nostra insensibilità, la nostra indifferenza. Dove può arrivare il cinismo di una Comunità internazionale soccombente sopraffatta da tante “democrature” ? Gli autocrati di oggi che parlano di “denazificazione” giustificano massacri e violenze della peggiore specie  accettando ignobilmente e  crudelmente la morte di centinaia di migliaia di giovani senza alcuna Pietas umana. Il  tycoon Trump, nei  giorni scorsi,  tra gli ambigui silenzi  europei,  ci ha ricordato che oltre settemila soldati ucraini e russi muoiono sul campo di battaglia ogni giorno. Un massacro terrificante che non si concilia neanche con  la Pietas degli Antichi romani, popolo dedito alle guerre. Pietas romana  condita da tante espressioni  di misericordia, di devozione e di perdono. Dov’è finita la “filosofia della comprensione e dell’accettazione” . La Pietas è una Virtù di Relazione che l’Europa ha bandito da oltre tre anni. C’è un altro senso di pietas che dovremmo riscoprire dopo  le terrificanti stragi dei bambini di Gaza? Noi uomini di buona volontà che aborriamo le quattro “i”…”Indifferenza, Insensibilità, Ignavia e Ipocrisia”, non sopportiamo l’odio secolare tra le varie “etnie” religiose.  Gli  Appelli  di Papa Francesco ieri e di Papa Leone oggi,  cadono da sempre nel vuoto. Noi vogliamo credere alla Pietas umana, quella che mostra la sua completezza quando si trasforma da sentimento umano in filosofia sociale fino ad occuparsi del “Bene Comune”. Per venire incontro  alle bambine e ai bambini palestinesi di Gaza,  nulla si è mosso, tutto tace dalle Americhe all’Asia, dall’Africa all’Europa, quest’ultima troppo  impegnata nel “Riarmo”. Avrei preferito un “Ordine del Giorno” della Commissione europea  sui Bambini innocenti, vittime di questi deliri bellicisti. Da decenni stiamo assistendo a fenomeni degenerativi  sull’accoglienza dei migranti. Il “buonismo” ipocrita italiano ha legittimato  di fatto l’apartheid con il degrado assoluto delle BIDONVILLE/BARACCOPOLI  di  Rosarno, San Ferdinando di Puglia, Piana del  Sele, il nostro Palazzo S.G. ”Alto Bradano”, il Comune di Vittoria e  di Campobello di Mazara ecc., ecc. Da una parte questi ragazzi richiedenti asilo che “ciondolano” sulle  panchine senza il supporto di alcun progetto  di inclusione e di solidarietà, dall’altra il “Sistema” di accoglienza che non conosce crisi. Ne abbiamo parlato in altri articoli su Talenti lucani, siamo stanchi di ripetere le stesse cose. Ho sempre ammirato i Progetti sull’immigrazione della Regione Basilicata degli anni novanta, ricercati e studiati da Nino Calice e dal suo Staff e trasformati in un bel Volume dal titolo : “Immigrare in Italia, il Caso Basilicata”  (Biblioteca-Centro Annali -1995)  che ha, fra l’altro, conseguito il Premio Basilicata 1995(ex aequo con il Prof. Antonio Lerra), per la Saggistica.  Languono da secoli  le Conferenze Regionali sull’Immigrazione che riproponevano il tema degli stagionali. Non ho mai dimenticato la bella rubrica “Un mondo a colori” del Quotidiano della Basilicata. Da “inviato speciale” del Quotidiano della Basilicata di Paride Leporace, ricordo con tanta commozione, ancora oggi,  il mio “struggente”  reportage  sulla morte di un ragazzo ventenne  gambiano. Un ragazzo  morto sotto il sole ardente e rovente  nei nostri campi di Palazzo San Gervasio stremato dalle fatiche per la raccolta del pomodoro. E’ arrivato il momento , lo ripeto, fino alla noia,  di creare un vero percorso formativo serio che abbia a cuore la rivitalizzazione dei nostri piccoli Comuni, attraverso la presenza di immigrati e di nuclei familiari extracomunitari, un “cruccio”, un tormento, un’idea/forza, un vecchio pallino  del defunto assessore  Nicola Savino, nulla da spartire con la “SCIA” milanese di oggi  che trasforma una piccola ristrutturazione in un grattacielo…da diecimila euro al metro quadrato(sic!!!). Un percorso formativo con progetti legalizzati e trasparenti,  finanziati dal Fondo Sociale Europeo e finalizzati alla vera e concreta occupazione e non all’ipocrita “occupabilità”, fine a se stessa. Il solo Progetto legalizzato, finalizzato e finanziato dal Fondo Sociale Europeo può creare un  vero approccio sistemico di inclusione e di integrazione e può far  uscire dall’improvvisazione e dal velleitarismo i tanti interventi  formativi  “FUFFA”. Progetti europei che possono ricreare il risveglio e la rigenerazione dei nostri Centri Storici supportati  dal cosiddetto  “Bilancio Sociale di Area”, strumento di Piano, caduto in disuso da tempo immemore, ma,  molto, molto propositivo  e in perfetta sintonia con il “Piano Mattei” della Meloni. La presenza di questi nuovi nuclei familiari extracomunitari e il recupero di aree urbane storiche, oggi desertificate e caratterizzate da un patrimonio architettonico e culturale di valore potrebbero ridare vita a queste zone rendendole attrattive pure per commercianti e artigiani.  Con questo  lungo processo  di progettazione calibrata,  i nostri Centri Storici, grazie al coinvolgimento di questi nuovi residenti extracomunitari,   potrebbero  garantire  aggregazioni ed unitarietà, nemiche assolute dei pregiudizi e delle esclusioni sociali. Per dirla, alla Cervellati, noto architetto degli anni sessanta e settanta  e vecchio assessore all’edilizia del Comune di Bologna… il Centro Storico non è una “riserva di storia”, esso invece è un pezzo del territorio da restituire ai processi produttivi e riproduttivi dei suoi abitanti…tale da essere trasmesso alle generazioni future. Una seria risposta a quell’atteggiamento odierno delle nostre Città , in primis, Potenza, di  “musealizzare” il Centro Storico in una dimensione passiva di congelamento dei luoghi, delle piazze e dei palazzi che ha portato alla odierna paralisi e alla odiata e mai rimossa “saracinesca selvaggia”.

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