
pinuccio rinaldi
Come canta Vasco Rossi “la verità arriva quando vuole- la verità fa male” mai una realtà è stata cosi rappresentata in poche parole, tanto da essere addirittura una fotografia del presente.
L’arrivo di Trump alla guida degli USA ci ha fatto scoprire una EUROPA che non vogliamo ma che esiste e che ci fa male.
In verità già prima di Trump, epoca pandemia, avevamo scoperto di non avere un protocollo sanitario europeo, avevamo scoperto di non avere regole comuni di gestione di eventi straordinari, avevamo scoperto che gli interessi nazionali sovrastavano gli interessi Europei, avevamo scoperto l’incapacità di mediazione economica degli Stati, avevamo quindi scoperto che non esisteva una Europa con gli Stati aderenti perfettamente integrati, con unicità di vedute, con una legislazione comune e con una politica estera e una difesa comune, insomma avevamo scoperto di essere uniti unicamente dall’euro.
Oggi, davanti ad una congiunzione di eventi eccezionali, quali la guerra tra Ucraina e Russia e l’applicazione di politiche sconvolgenti degli USA, ci ritroviamo a riflettere sulla nostra incapacità di essere, come continente Europa, giocatrice sui tavoli della geopolitica e dell’economia globale. Questi eventi ci costringono a prendere atto che l’Europa unita è stata un sogno e che oggi tale si rivela.
In questo scenario incerto di guerre e politiche sconvolgenti, anche quello che prima appariva essere un grande risultato per tutto il mondo, come l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), come il Fondo Mondiale Investimenti (FMI), come l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) dovrà essere ripensato e forse reinventato.
Nessuna di queste organizzazioni di natura globale è risultata idonea, quando in presenza di necessità doveva rispondere con efficacia e tempestività. Le eccezionalità di questo tempo Europeo sono sconvolgenti in ogni aspetto del vivere quotidiano, siamo partiti dall’avere due Papi contemporaneamente, siamo stati colpiti da pandemia, siamo stati colpiti da profonda crisi energetica, siamo immersi in una guerra e disponiamo dell’intelligenza artificiale che domina le nostre vite.
In questo scenario di eccezionalità , di guerra commerciale e tecnologica, di guerra guerreggiata, ieri sera a Parigi, tardivamente l’Europa ha tentato di riprendersi un ruolo di pacificatore che le sarebbe stato naturale se solo fosse stata veramente unita e avesse operato di conseguenza, invece dobbiamo osservare che l’unico player mondiale che si è imposto nel ruolo di pacificatore è il presidente americano Trump, che a Riad ha aperto i negoziati di pace tra Russia e Ucraina e ha escluso dal tavolo delle trattative l’Europa. Questa condizione di esclusione ha spinto la Francia ad indire l’incontro di Parigi, incontro che per come è stato organizzato dimostra palesemente la frammentazione dell’Europa, infatti sono state invitate 7 nazioni su 27. La ragione dell’incontro risiede nella speranza di ottenere come Europa, la sua presenza al tavolo delle trattative, che la stessa logica delle trattative nega. Infatti nelle contrapposizioni di difficile soluzione si ricorre sempre ad una parte terza, che in questo caso non può vedere l’Europa come parte terza, avendo collaborato con l’Ucraina.
Insomma siamo ininfluenti e ancora peggio ci ostiniamo ad operare in modo da esserlo.
La verità ci presenta da un lato una velocità impressionate di eventi e dall’altra la nostra incapacità di controllarli e gestirli.
In questa verità come Europa ci scopriamo di essere capaci e dediti alla regolamentazione e poco all’invenzione e ancora meno capaci di prospettare l’Europa continente in uno scenario planetario.
Forse come in un grande gioco mondiale dell’oca siamo tutti ritornati alla casella di partenza e cioè alla condizione di “chi vuole la vita se la salvi”.