L’EUROPA SI SUICIDA

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Marco Di Geronimo

È impossibile delineare uno scenario. Troppi colpi di scena in questi ultimi giorni hanno sovvertito il tavolo. Più volte. Al momento in cui scrivo, non si ha idea di cosa potrebbe succedere nella mattinata del 30 (questo articolo è destinato a invecchiare velocemente). Un fatto sembra incontrovertibile: l’Europa è cambiata per sempre.

Sergio Mattarella ha scatenato qualcosa che difficilmente potrà essere arginato. La reazione europea alle vicende italiane è molto più scomposta di quanto prevedibile: tra Bruxelles, Parigi e Berlino, le dichiarazioni sono le più varie. Il minimo comun denominatore sembra però esistere. Ed è la consapevolezza che l’Italia non è la Grecia.

Al di là del fatto che i tedeschi, molto chiaramente, puntano a una normalizzazione analoga a quella operata su Tsipras – ne sono una testimonianza le affermazioni della Merkel – nel resto del continente predomina l’inquietudine. Perché se davvero si dovesse scatenare l’impennata dello spread e la guerra finanziaria, l’escalation politica in Italia potrebbe assumere sul serio le dimensioni necessarie per un’uscita.

La BCE ha già ridotto il volume dei titoli di stato italiani da lei acquistati nell’ultima settimana. Le agenzie di rating minacciano di declassare il debito italiano, rendendo ancora più difficile per Mario Draghi continuare il quantitative easing. La politica espansiva della Banca centrale aumenta i prezzi dei BTP italiani e perciò ne riduce i tassi d’interesse (che sono la differenza tra quanto si spende per pagarli e quanto si riceverà dopo dieci anni, detta in termini un po’ maccheronici). Se questa politica espansiva s’interrompesse, i prezzi dei BTP crollerebbero e i tassi d’interesse schizzerebbero in alto. Facendo esplodere lo spread.

L’establishment tedesco a Bruxelles ha già fatto trapelare minacce in tal senso. Ma le conseguenze di un’azione del genere sono imprevedibili. Il braccio di ferro tra Bruxelles e Roma potrebbe sortire i medesimi effetti di quello tra Bruxelles e Atene nl 2015: ovvero una bocciatura sonora nelle urne e una riconferma dell’asse antieuropeista. Con una differenza essenziale: il fronte antieuropeista potrebbe seriamente pensare di uscire, perché coeso e alla guida di un grande Paese. Il che significa che verrebbe subito spalleggiato dalla Grecia, e forse seguito a ruota da Spagna e Portogallo.

Sarebbe la fine per l’Unione europea. Che comunque, è già morta. È chiarissimo che se si riuscirà a balcanizzare l’Italia e costringerla a restare, curandosi con impacchi ancor più forti di austerità e politiche antisociali, sul lungo termine la situazione resterà ingestibile. Il problema verrà solo rimandato e potrebbe presto colpire qualcun altro (la Spagna, investita da una grave crisi politica?).

I trattati europei sono trattati divergenti, cioè che impongono di acuire le differenze economiche e gli squilibri. Questa situazione potrebbe essere corretta, ma al momento appare impossibile riuscirci. Le parole di elogio di Macron nei confronti di Mattarella spiegano che la Francia non è ancora disposta a rompere l’asse con Berlino e spostare gli equilibri politici a Bruxelles. E d’altronde la Francia è consapevole che altrove, oltre il mare, in un palazzo bianco, Londra e Roma sono sempre apparse più simpatiche e graziose di Parigi. Specie nella NATO (capite ora l’esigenza dell’unione militare europea?).

Nessuno vuole quindi affrontare il problema adesso, temendo che gli esploda tra le mani. La classe politica paneuropea ha preso una decisione: e questa decisione è, costi quel che costi, mandare avanti la baracca finché non sarà impossibile farla deflagrare. Ma come i giochi ballerini della BCE sullo spread sembrano suggerire, mandare in pezzi la UE potrebbe essere molto più doloroso di aggiustarla. Scegliere questa via potrebbe imporre agli antieuropeisti di scegliere la via più dura. E a quel punto l’uscita dall’euro e dall’Europa, sulla carta niente di rivoluzionario, possono evolvere in qualcosa di davvero pericoloso.

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E. In passato ho scritto anche per ItalianWheels, per Onda Lucana e per Leukòs.

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