IL LIBERTARIO EMILIO MAFFEI, UN PRETE SCOMODO

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Leonardo Pisani - LIBERTARIO EMILIO MAFFEI UN PRETE SCOMODOBy Leonardo Pisani

Un illustre lucano ed un uomo di grande coraggio, dotato di enorme cultura e una capacità di scrittura che spaziava dalla poesia in dialetto potentino o italiano alla satira ed al sarcasmo contro personaggi del nascente Regno D’Italia, durissimo quando criticarono la sua Potenza, non fece mancare strali con una prosa pungente si scagliò contro i denigratori di Potenza.  Un  vero liberale che combatté contro la dinastia dei Borbone, ma si scagliò anche contro i Savoia perché dopo l’unità la qualità della vita delle classi più debole rimaneva sempre bassa se non addirittura in regressione rispetto al passato. Emilio Maffei fu uno spirito libero, fu un prete ma lasciò l’abito talare, pagandone anche le conseguenze e l’isolamento, ma rimase sempre un prete nella sua vita onesta e piena di impegno civico, vicino alle classi sociali più umili. Emilio Maffei nacque a Potenza da  Luigi e Antonietta Scalea il 3 settembre 1809, sin da giovane età senti il richiamo della vita religiosa ed  all’età di 23 anni fu ordinato prete. Dopo le esperienze giovanili nella Carboneria, si avvicinò alle idee di Giuseppe Mazzini e di Pierre-Joseph Proudhon, che considerò vicine ai valori del Vangelo. Sostenitore di uno stato laico, di un’istruzione pubblica e libera dall’ingerenza clericale, entrò nel “Circolo Costituzionale Lucano”, presieduto da Vincenzo d’Errico, per difendere la Costituzione che il re Ferdinando II Di Borbone aveva ritirato. I due stipularono un’alleanza unendo le loro correnti: quella moderata di d’Errico e quella radicale di Maffei. Venne redatto un memorandum, in cui si affermava il mantenimento del regime costituzionale e si chiedeva l’annullamento di tutti gli atti legislativi successivi alla soppressione della Costituzione.LIBERTARIO EMILIO MAFFEI UN PRETE SCOMODO

Tuttavia i loro rapporti furono molto accesi, tant’è che Maffei si separò dal suo collega l’8 luglio dello stesso anno per divergenze diplomatiche. Maffei, di temperamento più pragmatico in stile mazziniano, riteneva necessaria e inevitabile una lotta di classe mentre d’Errico, federalista di stampo neoguelfo, cercava di scendere a patti in maniera equilibrata. Entrambi erano ricercati dalla polizia borbonica; mentre d’Errico riuscì a fuggire in Francia, Maffei venne arrestato e condannato a morte ma la pena fu, in seguito, commutata in ergastolo. Dopo oltre quattro anni di detenzione nel carcere di Potenza, fu trasferito nel penitenziario di Nisida, dove subì anche un attentato da parte di un sicario.

L’ergastolo fu comminato in esilio perpetuo sotto il regno di Francesco II di Borbone  e nel 1859, assieme ad altri condannati come Luigi Settembrini, Carlo Poerio e Silvio Spaventa, fu imbarcato per gli Stati Uniti ma grazie al figlio di Settembrini, Raffaele, ufficiale della marina britannica, la nave virò in Irlanda e Maffei si recò in Inghilterra, dove incontrò Mazzini, divenendone amico  e visse fino al 1860.

Conseguita l’unità d’Italia, ritornò a Potenza dove dimorò fino alla fine della sua vita. Abbandonò l’abito talare, si dedicò alla poesia in vernacolo e si dedico anche alla vita pubblica divenendo consigliere comunale ed assessore  nella sua città natale, ma sempre in “solitudine”. Maffei (con lo pseudonimo di Jumaredda) lasciò poche testimonianze letterarie, in quanto molti documenti da lui redatti sono ancora inediti. Attualmente, si è in possesso solo di alcune poesie (ritrovate dal cronista potentino Raffaele Riviello). Tali liriche manifestano il rammarico di Maffei nei confronti del neonato Regno d’Italia, poiché il suo sogno repubblicano venne spiazzato da un nuovo ordinamento monarchico e le condizioni delle classi più umili rimasero immutate se non peggiorate. Nel suo mirino finirono personaggi risorgimentali quali Cavour, Urbano Rattazzi, Marco Minghetti, Francesco Crispi, il re Vittorio Emanuele II, il papa Pio IX ed anche Napoleone III. Il presbitero potentino non lesinava critiche persino a Giuseppe Garibaldi, a cui gli affibbiò l’epiteto di “cardillo bastardo” lo accusò di aver tradito gli ideali repubblicani e sperava che, un giorno, il condottiero nizzardo sarebbe ritornato sui propri passi. In una sua poesia, Sonetto di alcuni ufficiali piemontesi su Potenza e meritata risposta, Maffei riportò pesanti critiche pregiudiziali di alcuni ufficiali sabaudi, che derisero Potenza dal punto di vista civile, culturale, persino igienico e rispose con dei versi altrettanto offensivi e scurrili. Dopo la morte avvenuta a Potenza il 21 novembre 1881,  venne ricordato con una lapide eretta nella città natia il 18 agosto 1894, con un’epigrafe dettata da Giovanni Bovio.

LIBERTARIO EMILIO MAFFEI UN PRETE SCOMODO

Piazza Maffei

Ecco un profilo sul patriota, politico e uomo di fede scritto appositamente dallo storico Tommaso Russo, tra i massimi esperti in Italia delle vicende risorgimentali in Basilicata.

EMILIO MAFFEI UN PRETE “RISCALDATO”  E POCO CONOSCIUTO

Emilio Maffei ( 1809-1881) riassume nella sua biografia il tormentato cammino di quei lucani: intellettuali, sacerdoti, uomini politici e borghesi, che nei decenni di preparazione dell’Unità d’Italia scelsero di schierarsi apertamente e coerentemente contro i Borbone.Le idealità politiche, le scelte di vita, l’impegno civile collocano quegli uomini,e quindi anche Maffei che a tratti ne fu un loro leader, in una posizione lontana dal conservatorismo moderato dei vari D’Errico. I mesi del 1848 costituiscono la cartina di tornasole di questa differenza di idealità e di concrete azioni politiche. Lo svolgimento di quei mesi consente di misurarne coerenza teorica e limpidezza di scelte. Mentre D’Errico temeva che il movimento contadino, con le sue richieste sociali sulle terre demaniali, potesse sfuggire dalle mani di una guida moderata e prendere altre direzioni, Maffei guardò con simpatia la questione della divisione delle terre demaniali. E ancora. Se D’Errico temeva una deriva popolare e plebiscitaria della Costituzione, della difesa del Parlamento napoletano, dell’appoggio alla rivolta calabrese, guidata da elementi democratici del luogo, Maffei invece si schierò con questi ultimi e con l’ampliamento della rappresentanza politica e parlamentare, convinto che un’accelerazione del movimento potesse essere un modo per far rientrare le scelte reazionarie di re Ferdinando.

Maffei pagò con il carcere il suo essere impegnato in prima fila. Pagò con l’isolamento nelle gerarchie ecclesiastiche la sua coerenza politica. Pagò con una profonda delusione il modo in cui si era fatta l’Italia e le conseguenze di quel processo di unificazione. Cercò, negli ultimi anni, ancora nell’impegno politico comunale a Potenza ( assessore e consigliere ), una ragione alle sue scelte. Trovò nell’abbandono del suo abito talare la misura e il segno estremo della sua coerenza personale che lo spinse ad abbracciare la prospettiva e la forma repubblicana, per lo Stato italiano, come soluzione ai mali del Paese.

Cercare una sola definizione : radicale o democratico o liberale o giacobino… non basta per comprendere Maffei. E neppure lui l’avrebbe gradita. Verosimilmente egli appartiene a quella categoria di preti evangelici dell’800 che restò tale anche se indossò abiti civili. Maffei non visse in contraddizione con il suo essersi “spretato”. Rimase sempre convinto che il senso profondo del messaggio evangelico: la solidarietà, la fratellanza, l’uguaglianza, la libertà civile, dovesse inverarsi in una forma politica che ne esaltasse il valore universale con l’eliminare le diseguaglianze fra le classi sociali. Democrazia e Repubblica dovevano essere nel suo orizzonte politico il contenitore terreno di quel messaggio.

Nella storia italiana e in quella meridionale è possibile rintracciare, tra 800 e 900, numerosi Emilio Maffei e questa oggi è una bella consolazione per il prete lucano che i rapporti di polizia del tempo definirono come uno dei più “ riscaldati”.

TOMMASO RUSSO

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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