Il tradizionale messaggio del Presidente della Repubblica, quest’anno, si è incentrato soprattutto sul binomio giovani – lavoro, la vera emergenza italiana ed il vero auspicabile obiettivo della nuova legislatura. Il problema è nato con la crisi economica che in questi dieci anni ha messo a terra l’Italia , costringendo molte aziende a chiudere e le migliori a organizzare una resistenza alla burrasca, e sta proseguendo con la velocità che ha preso lo sviluppo tecnologico , dove ogni giorno si è costretti a rincorrere novità e ogni giorni si è costretti ad attrezzarsi per produrre novità. Il Nord e soprattutto l’Emilia Romagna e il Veneto sembra siano riusciti a strutturarsi per competere in molti settori e sono oggi le punte di diamante di un sistema che è ancora a macchia di leopardo , con regioni ancora lontane da quelle eccellenze. Perché punte di diamante? Perché hanno fatto sistema e hanno colto il meglio che ognuno aveva, mettendosi insieme e investendo su ricerca e innovazione, più investimenti privati che pubblici. Si sono mossi i Politecnici, i centri di ricerca delle grande aziende, e gli investimenti in capitale venture, soprattutto nella motoristica e nella farmaceutica. E lo hanno fatto da privati e in autonomia, senza aspettare risorse pubbliche, che pure sono arrivate. Al Sud questo sistema privatistico non c’è e il pubblico continua ad essere un dispensatore di risorse sul versante della industrializzazione che non raggiunge i risultati e rimane come quel corridore che arriva un’ora dopo la corsa, contento di essere rimasto in piedi. Solo a scuola copiare fa male. Nella vita invece le buone cose vanno clonate, le esperienze vanno attentamente valutate e mettersi nelle mani di chi le cose le sa fare non è segnale di debolezza ma di intelligenza e di forza. Vorrei tanto sbagliarmi, ma ho l’impressione che un nuovo corso dello sviluppo industriale nel sud deve tener conto della difficoltà a rincorrere gli altri e deve mettersi con i più bravi, facendo accordi di distretto col Nord evoluto e portando pezzi di futuro sul territorio meridionale. Il passato ci insegna che i bravi bisogna andare a cercarli a casa loro, perchè quelli che sono venuti a prendere ossigeno al Sud erano imprenditori o alla canna del gas o in cerca di avventure finanziarie e speculative. Qualche cosa di diverso e incoraggiante sta avvenendo in agricoltura con le filiere di cooperative che vanno da Nord a Sud e intercettano le risorse lì dove ci sono e portano le fabbrichette di trasformazione lì dove occorrono . Nell’industria il sistema è più frammentato , più auto centrato e più attento a far sopravvivere questo e quello, che si tratti di università o di una imprenditoria locale che beve a canna dalla botticella di vino. Ci sono correzioni da fare, per puntare al risultato di una industria che non mandi al Sud, come è sempre successo, le seconde linee della produzione, quelle destinate a perdere mercato, ma porti pezzi di futuro in una regione che ha l’obbligo di drenare i cervelli, vera garanzia di sviluppo. Un moderno pacchetto tipo ” Treviso”, fatto di innovazione, sperimentazione, formazione diretta nelle aziende e incentivazione territoriale, ( e emendato degli errori commessi) potrebbe essere una formula da rilanciare sopratutto riguardo al tema dell’area industriale di Potenza che vive il suo momento di crisi più profonda, oggetto di speculazione finanziaria e immobiliare e senza uno straccio di iniziativa industriale. Insomma ci vorrebbe una politica di marketing aggressiva che vada in giro a vedere dove sta il meglio e a capire come si fa a metgetrsi insieme e a portarne un pezzo anche da noi. Perchè un fatto è certo, se continuiamo a pensare che andando col passo burocratico possiamo arrivare in testa alla corsa, uno fa troppo affidamento sulle gambe e non ci sta con la testa. Rocco Rosa
L’INDUSTRIA MODERNA VA AFFRONTATA DI PETTO
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