L’ING. LUIGI D’ANGELO TRA I GIOVANI DELL’UNIBAS

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Giovanni Benedetto

L’associazione ex studenti unibas presieduta da Annalisa Percopo, attraverso la rubrica extra time live show, si è collegata in diretta col primo ospite ed ex studente dell’università lucana: l’ ing. Luigi D’Angelo.
La rubrica ha lo scopo di favorire gli incontri tra le diverse generazioni di studenti per  scambi di esperienze umane e professionali.
Si tratta di incontri organizzati sulle piattaforme social: facebook e YouTube, che sopratutto in questi mesi, hanno raggiunto il massimo utilizzo azzerando o quasi il distanziamento sociale almeno a livello virtuale.

Ing. Luigi D’Angelo

L’incontro con l’ing D’Angelo, direttore ufficio operativo per il coordinamento delle emergenze, è stato utile per i giovani e meno giovani, soprattutto, quando ha parlato di protezione civile in un momento in cui la vediamo impegnata in prima linea a combattere il Covid19.
Luigi D’Angelo ha ripercorso tutta la sua vita di studente , fino al conseguimento della laurea in ingegneria civile, specializzazione idraulica, nella sua città di Potenza. Parlando dei vantaggi di una piccola Università ha osservato che in essa si riesce a fare comunità, nel senso di una condivisione umana, culturale e professionale. E ,come capita , il primo approccio con il lavoro lo si riesce ad ottenere anche grazie a borse di studio che l’Ateneo mette a disposizione. 

La svolta decisiva avviene nel 1999, quando entra nel dipartimento della protezione civile, a Roma, come funzionario.
Un lavoro che inizialmente non sembrava il punto d’arrivo, il giovane ingegnere aveva l’impressione che si trattasse del solito posto pubblico da svolgere seduto ad una scrivania  tra una montagna di carte.
Il pensiero di abbandonare di fare l’ingegnere, di progettare opere idrauliche e vederle costruire, sembrava svanire.
Sono bastati alcuni giorni per cambiare idea.
In occasione dell’alluvione di Teramo.
In quell’intervento ha potuto constatare la vulnerabilità del nostro territorio di fronte a fenomeni naturali come le alluvioni e le inondazioni.
Ha preso coscienza di come bisogna fare le cose e delle cose che non bisogna fare, per le conseguenze e gli effetti nefasti che provocano.
Per vent’anni la scrivania l’ha vista poche volte:  ha girato l’Italia, l’Europa e tutto il mondo,

portando in giro tutto il Know how, acquisito dalla nostra Protezione civile, tra le più organizzate al mondo.
L’ha fatto sia con conferenze in giro per il mondo, per confrontarsi con altre unità governative simili, ma sopratutto sul campo: Terremoto della Turkia, maremoto delle Filippine del 2004, Terremoto di Haiti e purtroppo tutte le  calamità che hanno colpito l’Italia nell’ultimo ventennio.
Stare sul campo o coordinare unità operative, in situazioni emergenziali, con vittime e feriti dappertutto è il momento più difficile ma anche quello più importante e gratificante per un ingegnere che deve inventarsi delle soluzioni davanti a fatti nuovi, improvvisi e con pochi mezzi.
E’ un fatto che in Italia la buona organizzazione della protezione Civile consente di assicurare interventi immediati ed efficaci. E’ un sistema collaudato e percepito in tutto il Mondo per la sua grande efficacia. Essa nacque nel 1976 in occasione del terremoto del Friuli per volontà del senatore Zamberletti, al cui protagonismo si deve anche la rinascita della Basilicata dopo il terremoto dell’80.

Nella lunga intervista Luigi D’Angelo accenna alla filosofia che guida tutte le strutture delle protezioni civili presenti su tutto il territorio italiano. 
Vige il principio di solidarieta e sussidiarietà: si parte dalla struttura più in basso e si sale per chiedere assistenza aiuti e mezzi fino a coinvolgere, se necessario, il dipartimento centrale nazionale.

Prevede una distribuzione di compiti e responsabilita’ diffusa, nessuno è spettatore, a cominciare dai cittadini ai gruppi di volontari organizzati, alle forze dell’ordine, militari, vigili del fuoco e tutte le amministrazioni locali, statali e private.

Come tutti i lucani l’Ing.D’Angelo convive con la sua semplicità : non ama i riflettori e ogni ostacolo l’affronta con le armi di cui dispone: professionalità, tenacia, amore per il lavoro. 
La sua testimonianza rappresenta uno stimolo per i giovani universitari che  hanno avuto modo di conoscere un professionista, come si dice, che si è fatto da solo, partendo da Potenza con una borsa piena di speranze e si è ritrovato, dopo anni di esperienza, ai vertici dirigenziali del dipartimento di protezione civile , con  grandi responsabilità nella salvaguardia del Paese dalle calamità naturali di ogni tipo.

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Sull' Autore

Giovanni Benedetto

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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