LA PREZIOSITA’ E LA RARITA’ DELLA BASILICATA E DELLA LUCANITA’

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Dott.ssa Margherita Marzario

 

“Tra le viti e gli alberi, sono attento ai piccoli rumori: le foglie delle canne, lo sventolio sui rami, un sasso che rotola, uno scarabeo che si arrampica, le lucertole. So che questo posto ti piaceva, padre, più che ogni altro, mamma non vuol venire mai sola […]. Questo tra tutti è il posto, dove sei rimasto, qui, potando, mi dicevi la tua vita” (il grande lucano Rocco Scotellaro in “L’uva puttanella”). Basilicata: terra dei padri rimasti soli, terra delle terre coltivate dai padri e abbandonate dai figli, terra del silenzio, terra assolata e desolata!

“La casa di allora non era come quella di oggi che ha le camere divise, le porte, il termosifone. Allora s’accendeva il fuoco nel camino e basta. Si mangiava tutti nello stesso piatto. Si passava la serata intorno al braciere. Si passava dalla nonna per avere in regalo dei fichi secchi, un’arancia o un mandarino o una carruba. Forse allora la vita era più spensierata. Oggi ci sono tanti problemi nelle famiglie” (dal libro “Se hai bisogno, dimmelo” del narratore lucano Peppe Lomonaco). Nelle case di una volta non c’erano l’igiene, la sicurezza, gli agi come li intendiamo e li abbiamo noi. C’erano, però, il contatto tra le persone, gli odori, i sapori, il vocio, il calore, lo scoppiettio del fuoco e la cenere e il fumo sollevati dal vento contrario, il contendersi il posto a tavola, il litigare per chi dovesse fare o non fare qualcosa, il tirarsi calci tra fratelli nel letto stretto…: c’erano la vivacità, la voracità, la veracità! C’era la vera vita in tutti i suoi aspetti, belli e meno belli.

La mia Basilicata: ruscelli non più incontaminati; rocce e rocche di altre ere; rive ioniche sempre più rosicchiate; rifugi mitizzati dei briganti durante le loro ruberie e scorrerie; rubiconde le sensazioni suscitate dal vino Aglianico e non solo; rosolio, il liquore tenuto per le grandi occasioni nella cristalliera o vetrinetta adornata con merletti e rivestita di carta con disegni floreali; rubini grezzi i tanti frutti selvatici (melagrane, more, sorbe); ruvide le mani per il lavoro contadino di una volta; rosseggianti le guance delle donne di una volta; “ristoppie” (quello che resta sui campi dopo la mietitura) rovistate o setacciate da madri e figli pur di racimolare sino all’ultimo chicco di grano; ruminanti le mucche podoliche lungo il fiume Basento; ruspanti galline negli echi del vento; rigogliosa la vegetazione nel cuore dei boschi; rupestre il cuore di tutta la regione; rumori che si spengono nelle campagne incoltivate, nelle strade svuotate, nelle case disabitate; ruote dei carretti che non girano più; ricotte che erano vendute di casa in casa dal sapore indimenticato; raspi del mosto da cui si ricavava l’“acquata”, un vinello solitamente portato in campagna per accompagnare quello che si mangiava nella pausa pranzo o riservato ai bambini o alle donne, perché il vino buono era conservato per la domenica e le grandi occasioni; riottosi e non rissosi i lucani, resilienti per natura e remissivi nell’apparenza; restaurate chiese di tutti gli stili; reconditi posti da ri-scoprire; resti di una storia misconosciuta; radici antichissime; ricordi profondamente scavati; riposo per l’anima che si bea dinanzi alle sfumature rosse di un romantico tramonto che fa sognare un altro mondo!

“La natura, nella sua mite bellezza o nei suoi aspetti drammatici, fa sempre da palcoscenico ai luoghi santi o ai monumenti storici” (Roberto Di Diodato, sacerdote giornalista). La natura fa da palcoscenico in tutta la Basilicata, come ai Sassi di Matera o all’abbazia di San Michele Arcangelo a Monticchio (PZ). Come la nostra vera natura ci fa da palcoscenico mentre, di volta in volta, interpretiamo i vari ruoli!

“La Basilicata non è Lucania ma Luce-ania, terra di luce” (il poeta e scrittore Davide Rondoni). Come la luce del sole che si riflette sui Sassi di Matera in un riverbero di nuance di colori ambrati sul tufo e di emozioni per gli osservatori.

“Per preparare i peperoni “cruschi” (specialità lucana) ci vogliono pazienza e precisione. E noi lucani siamo pazienti e precisi” (l’attore lucano Rocco Papaleo). Lucani, pochi come numero di residenti in regione, ma pieni di peculiarità preziose come perle da scoprire nelle ostriche!

“Contra Fortuna alor spargo querela / ed ho in odio il denigrato sito, / come sola cagion del mio tormento” (da “Rime” della poetessa lucana Isabella Morra). Lucanità: combattere spesso contro un’avversa fortuna portandosi dentro un atavico tormento. Anche se non esiste più la Lucania, come regione storica e come denominazione geografica, esiste la lucanità. Qualità della lucanità: dall’ostinazione alla non ostentazione.

“[…] Nelle ossa ho un’altra città che mi strugge. È là. L’ho perduta. Città grigia di giorno e, a notte, tutta una scintillazione di lumi – un lume per ogni vivo, come, qui al cimitero, un lume per ogni morto. Città cui nulla, nemmeno la morte – mai, – mi ricondurrà” (il poeta Giorgio Caproni in “Il gibbone”). Il senso di desolazione provato dai lucani andati via e da quelli rimasti in paesi sempre più spopolati, che rischiano di diventare tutti uguali come “non luoghi”.

“Non temo e non tremo. […] Il mio motto è: onore e lavoro, dignità della vita e per me e per i miei figli” (Michele Mulieri, contadino lucano di altri tempi). Ognuno dovrebbe avere un motto cui aspirare e cui ispirarsi ogni giorno e gli altri dovrebbero semplicemente rispettarlo, se non aiutarlo a realizzarlo.

Eppure dalla Basilicata si va via! Starci non è stato e non è facile, starci bene, lavorarci e spostarsi ancora meno. Teniamo conto che la Basilicata è una regione con un territorio piuttosto vasto e impervio, strade prevalentemente provinciali e non ben tenute e una popolazione che va invecchiando e rimanendo sempre più sola.

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Insegnante, giurista, con la passione della lettura, della scrittura, della fotografia e di ogni altra forma di arte e cultura. Autrice di tre libri per Aracne Editrice (Roma) – fra cui “La bellezza della parola, la ricchezza del diritto” (2014) menzionato nel sito dell’Accademia della Crusca –, di oltre 150 pubblicazioni giuridiche citate in più sedi (testi giuridici, convegni, università, siti specializzati, tesi di laurea) e di altri scritti, già operatrice socioculturale nel volontariato (da quello associativo a quello penitenziario). Nata a Salandra (MT), vive a Matera.

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