NICOLA BUX
Dopo aver indicato il contesto di riferimento e le motivazioni alla base della costituzione della Polisportiva “Libertas”, con la successiva nascita della Pallacanestro Invicta Potenza, proverò a descrivere, alcune delle tappe di questo processo, osservando che non potrò non soffermarmi su punti e momenti anche di natura personale.
In ordine di tempo, ricordo che a Potenza la pallacanestro si giocava nel decennio 50-60 prevalentemente al campetto dello stadio Viviani, ed era praticata da pochi addetti, prevalentemente studenti universitari impegnati nelle attività del Centro Sportivo italiano, o negli istituti superiori.
Con l’inaugurazione della palestra Coni nascevano le prime società, ma le attività rimanevano circoscritte a pochi e brevi tornei federali, prevalentemente a carattere regionale.
Successivamente, nei primi anni di utilizzo della palestra Coni (1958/1960) il Prof. Nino Caselli, insegnante di educazione fisica, con una profonda passione e competenza per molte discipline sportive, andava selezionando nelle scuole medie i giovani da avviare alla pratica della pallacanestro e creare un vero movimento cestistico.
Decine di ragazzi venivano affidati alle diverse squadre, appositamente create o già operative: Cestistica, Sporting, Stella Azzurra, Club Atletico, Edera, Giglio Rosso, Fiamma. Come si evince, ricollegandomi al connubio “Libertas” “Democrazia Cristiana”, già trattato nella prima parte di queste mie riflessioni, sottolineo che a Potenza nel settore del basket già si erano affacciate società con connotati di tipo politico e propagandistico, prima ancora dell’avvento della stessa “Libertas”.
Intanto, come già sottolineato in premessa, nel 1965 la Federazione Nazionale Pallacanestro procedeva a riorganizzare la sua piramide operativa, con la costituzione di una pluralità e diversificazione di serie e gironi nazionali.
La buone relazioni del Presidente Sabia e la capacità di coagulare risorse, furono le chiavi per costituire una nuova società e attrarre, sia i cestisti dello Sporting, sia quelli del Club Atletico di Dino Rossi e Nicola Dores..
Emerse immediatamente la maggiore forza finanziaria della “Polisportiva Invicta”, così ufficialmente iscritta in Federazione, la quale poteva contare sulla presidenza onoraria dell’uomo politico più affermato della Basilicata, l’On. Emilio Colombo, e sull’appoggio, della “Libertas” nazionale e della Democrazia Cristiana, risultando facile allestire una formazione, degna di partecipare al primo campionato nazionale di serie C della storia della pallacanestro lucana.
Si ritrovavano insieme, nella stagione 65/66: Buoncristiano, Cerverizzo, De Angelis, Di Nuzzo, Dores, De Rocco, Fusco, Boccia, Bux, D’ottavio, Galella, Rizzitiello,Volta.
ll capitano Nicola Dores assumeva anche il compito di primo allenatore, ma il livello delle altre squadre pugliesi era troppo elevato per le squadre lucane e l’Invicta retrocedeva in serie D, in un campionato vinto dalla Libertas Foggia con la presenza di squadre blasonate come Ricciardi Taranto ed Enel Bari.
Negli anni a seguire, si rimaneva a lungo nel limbo della serie D, con buoni piazzamenti di media classifica, in gironi pugliesi e campani, ma si procedeva anche ad un costantemente ringiovanimento della squadra. Gradualmente alla ve

Serie D 1973-74 allenatore De Angelis – Vice Bux
cchia guardia si aggiunsero: La Guardia, Santangelo, i fratelli Guardia.
Tommaso De Angelis abbandonava le vesti di play maker, per assumere nella stagione 1967/68 il ruolo di allenatore, introducendo nella gestione della squadra modalità di allenamento innovativo, apprese nei corsi di formazione. Conseguentemente, si inaugurava la fase moderna della programmazione tecnica degli allenamenti: non solo fondamentali individuali, ma soprattutto attacchi organizzati di squadra e studio delle formazioni avversarie; tuttavia, ai cestisti del momento, grintosi e bravi nei fondamentali, mancavano certamente i centimetri richiesti dal basket moderno, fatto di giganti sotto i tabelloni.
Nei primi anni 70 arrivavano anche le prime vittorie, portando entusiasmo nell’ambiente, ma l’inversione più significativa è datata 1972, allorquando Sabia, abile tessitore di accordi, riusciva ad assicurarsi il tesseramento dei cestisti del uestaa vAClub Atletico, questa volta di Masella-Lomagro.
In pratica: Bilotti, De Rosa, Molfese, Pace, Saponara, Viggiano si unirono a quelli a quelli dell’Invicta: Derrico, Di Tolla, i fratelli Ginefra, i fratelli La Guardia, Ottavio, Pafundi, Volta, Stanco, costituendo un team numeroso e motivato, in grado di rimanere per anni ad un buon livello competitivo.
Stava crescendo il tasso tecnico e atletico della squadra che raggiungeva, dopo alcuni anni, l’obiettivo della promozione in serie C e la partecipazione alla prima Poule B nazionale, nel 1974, seguita tuttavia da una immediata retrocessione in D l’anno successivo.
Il periodo d’oro della Pallacanestro Invicta
Intanto, su tutto il territorio nazionale, anche nei livelli più bassi della serie C e D cominciava ad imperare un frenetico professionismo, alimentato nel sud, prevalentemente, dalle più importanti società di serie A: Pallacanestro Brindisi, Juve Caserta e Napoli.
A Potenza non si poteva andare oltre le collaborazioni fra squadre della stessa città; non solo ma i nostri cestisti cominciavano a dover conciliare lo sport con gli studi universitari; si sacrificavano per rientrare dalle proprie sedi per lo svolgimento di allenamenti e partite; anche gli allenatori dovevano anteporre le proprie principali attività lavorative a quelle di impegno in palestra e nelle gare.
I segnali delle nuove difficoltà erano evidenti, e dopo la sfortunata seconda retrocessione della storia della Invicta in serie D, nel 1975, si avvicinava il momento del mio impegno come allenatore della prima squadra, succedendo alle precedenti conduzioni tecniche dei miei maestri Dores e De Angelis.
Il mio compito era, soprattutto, quello di dedicarmi quasi a tempo pieno al basket, mettendo a frutto quello che avevo acquisito nei corsi di formazione nazionali, che lo stesso Presidente Sabia aveva fortemente voluto e sostenuto.

Invicta 1977-78 (14-5-78 Promozione in C ( Volta, Landi, Molfese, Pace, De Rosa, allenatore Bux, Bilotti, Ginefra, Angiulli, Viggiano, Saponara) (1)
Il legame e l’intesa con Peppino Sabia erano improntati al forte rispetto e alla condivisione di idee e programmi, ma soprattutto lo consideravo come un fratello maggiore, chiamato sempre e fino alla sua scomparsa, col nome di “Presidente”, dandogli nei discorsi l’amichevole “Voi” della nostra gente.
Dovevo ricambiare questa fiducia e attesa, così nel 1976-77 l’Invicta aveva me come nuovo allenatore, ma si rafforzava, soprattutto, con i giovani del settore giovanile, che avevo curato fino a quel momento: Angiulli, Blasi, Contristano, Mortella, Romano, Procaccio, Ferri e, ancor di più, si apprestava ad incardinare stabilmente nel gioco il più talentuoso dei giovani stessi, Edmondo Landi che, con i suoi 200 centimetri, debuttava già a 14 in prima squadra per diventare subito il fulcro del nuova Invicta.
Nella stessa stagione, l’Invicta si distingueva per la sua prima innovativa sponsorizzazione, quella della Banca Popolare di Pescopagano, e questo capolavoro di Sabia si arricchiva anche della disponibilità di aiuti concreti da molte famiglie di imprenditori potentini: Somma, Giuratrabocchetta, Boccia, Padula, De Vivo, Giraldi, Cerverizzo, Lamorgese, Tolla, Fusco ed altri.
Per rispondere a tante attese, era indispensabile darsi l’obiettivo della riconquista della Serie C (all’epoca esisteva solo la serie A a girone unico e la serie B a due gironi ). Nel 1977 con un secondo posto in classifica svaniva il primo tentativo, ma nella annata 77/78 , l’Invicta Potenza festeggiava la promozione con il ritorno nella serie C.

il compianto presidente Azzarà si congratula per la vittoria
Era il 14 maggio del 1978 e veniva scritta una delle pagine più belle della pallacanestro lucana con la vittoria dell’Invicta Banca di Pescopagano contro lo Smefar Foggia, col netto punteggio di 111 a 78, nell’ultima gara della Poule di promozione. Era il coronamento di un progetto e di una annata irripetibile.
La promozione in serie C era la “prima” effettivamente acquisita sul campo di gioco e, a fine gara, i festeggiamenti erano emozionanti, con applausi e premi per tutti i protagonisti, alla presenza di autorità e tante testate giornalistiche: le stazioni radio e private dell’epoca, BRT e Teleregione, il Tg 3.
Quell’evento contribuiva alla crescita e all’entusiasmo di tutto l’ambiente cestistico: i tifosi diventavano sempre più numerosi, aumentavano il numero delle società tesserate ai vari campionati, anche a livello femminile ed emergeva anche la qualità emulativa dell’Intecontinentale di Gigino Lomagro, fucina di nuovi talenti giovanili.
Alcuni di essi, Pace, Di Camillo, De Cunto, potevano finalmente esprimersi ad un livello superiore con il trasferimento nelle fila dell’Invicta, rafforzando il nostro un impianto già solido, ma contribuendo ad aggiungere ulteriore qualità per conquistare, possibilmente, un’altra promozione nella stagione 79/80 contro le rinomate formazioni del nord: Pesaro, Osimo, Imola, Porto San Giorgio, Ancona.
A detta di molti, quella è stata una delle formazioni dell’Invicta più forti, viste al CONI e, pur senza promozione, si registravano record di incassi e abbonamenti e soprattutto risultati tecnici eccezionali: Luciano De Rosa raggiungeva l’impressionante quota record di 841 punti con 31 di media a partita, che rimane ancora oggi in assoluto la migliore nella storia della pallacanestro lucana; Antonello Molfese e Landi furono altrettanto sorprendenti, rispettivamente con prestazioni di alto livello, rispettivamente 578 e 537 punti nella intera stagione. continua