Patrizia Bianco, è una scrittrice potentina molto raffinata. I suoi modelli culturali appartengono al solidarismo, al personalismo comunitario. Ella vive la sua dimensione umana e intellettuale a diretto contatto con il bisogno di condividere, collaborare nella costruzione del quotidiano che si fa progetto universale. La sua scrittura sgorga da questo bisogno irrinunciabile. Gli “altri” per Patrizia Bianco non sono un indistinto, ma si rappresentano come valore, opportunità. I personaggi dei suoi romanzi si cercano, a volte si odiano, fraternizzano, litigano, si scompongono e riordinano alla ricerca di un’etica. Per la Bianco l’obiettivo è l’armonia dopo la tempesta. La soddisfazione personale e comunitaria di una ricomposizione sociale. L’autrice è giunta alla sua terza fatica. Dopo Controcanto, verso il vento, in cui ha affrontato in maniera autobiografica il tema delle origini e dell’adozione, e dopo Radici Lucane che ha ripercorso le vicende complesse di una famiglia lucana nel cuore della Murgia Materana, ai tempi in cui “I Sassi” si configuravano come “una vergogna inaccettabile” da cancellare, è nelle librerie, in queste settimane, con Lo chiamavano L’Incantato.
Un racconto descritto, così sottolinea Bonsera “come se l’autrice avesse tra la mani una macchina da presa.”
Storie di amicizia e di tenacia pur nelle difficoltà di quel periodo storico.
Ma per una scrittrice come la Bianco i sentimenti non sono tutto, anche se restano fondamentali. Chi sa scrivere ha bisogno di una storia da raccontare. Un intrigo da sviluppare con i suoi colpi di scena. Leggendo Lo chiamavano l’Incantato scoprirete che il protagonista si concepisce, durante il servizio militare, come un buon autista. Che guidando un camion, dopo un incidente, verrà in possesso di alcune opere d’arte di particolare fattura e valore. Dovrà decidere che fare. Rivenderle? Accedere al mercato nero dei trafficanti di opere d’arte? A chi chiedere aiuto? Fidarsi? Ma di chi? Cambiare la sua vita attraverso i soldi e il sotterfugio o … Entrando nel libro scoprirete tutto questo e tanto altro. Soprattutto non smetterete di restare concentrati fino all’epilogo che svelerà la volontà della scrittrice. L’opera ha riscosso un buonissimo consenso di critica e di pubblico e inserisce di prepotenza Patrizia Bianco nel novero degli autori lucani già pronti e maturi per essere inclusa nei cataloghi nazionali e non solo in quelli locali e di territorio.
