Sui piani di dimensionamento scolastico la politica regionale si muove a valle delle decisioni governative, incapace di correggerle e migliorarle nel loro iter, per adattarle alle esigenze di una regione che ha bisogno di sopravvivere con i servizi e non di allontanare ulteriormente la gente con i disservizi. Per di più, nonostante questa mancanza di iniziativa nazionale, insieme alle regioni che hanno gli stessi problemi, qui in Basilicata ci si accontenta di partecipare alla guerra dei poveri, cercando di salvare questo comune dalla perdita di direzione o di premiare quell’altro con la titolarità di un istituto comprensivo. E’ un gioco frutto di mediocrità culturale e morale, un acchiappare voti sui risvolti di una continua depauperazione della nostra regione, un contendersi le briciole sotto il tavolo dei ricchi. La domanda è: se tutti, di destra e di sinistra , parlano di una strategia per i borghi di montagna, per rivitalizzare le aree più interne del Paese, anche quelle più fortunate che vivono di turismo in alta montagna ma che soggiacciono alla stessa dinamica di desertificazione, non bisogna cominciare proprio dalla permanenza dei servizi essenziali per avviare una dinamica di inversione del trend demografico? Tutti a dire si a parole, ma senza far seguire i fatti. E dunque bisognerà che qualcuno incominci a fare politica seriamente, cominciando a contestare le strategia di un governo che da una parte impedisce di immettere nel circuito legale migliaia di migranti, consegnandoli alla criminalità organizzata anziché ad un lavoro o ad un mestiere di quelli che mancano, dall’altro consente la spoliazione delle area interne di servizi essenziali, dagli uffici , alle banche ,agli sportelli postali, alla guardia medica, alla farmacia comunale, in un circuito permanente di sottrazione di strumenti essenziali pere vivere, fino al punto da costringere alle chiusure anche tabaccherie e salumerie, chiudendo le serrande di un comune o di un borgo. E dunque è estremamente avvilente assistere a questo tentativo di guardare in basso, a come salvare un amico o il proprio Comune di appartenenza da una ulteriore spoliazione, dimenticandosi di fare le battaglie giuste per le quali si è chiamati ad operare. Viene il sospetto che non si sappia più che cosa deve fare la politica, quali sono le responsabilitàà di un amministratore, quasi che sia normale che un Presidente o un Sindaco non abbia una visione delle competenze che gli competono nel rappresentare la gente che lo ha eletto. Ma possibile che questo Sud sia così malridotto da non alzare neanche più la voce, come un terremotato sotto le macerie che si sta arrendendo al fato? Rocco Rosa
LO SQUALLORE DI UNA POLITICA SENZA PIU’ VISIONE
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