
ANGELA MARIA GUMA
Il caposaldo della cronologia del periodo orientalizzante per l’Occidente è costituito dalla tomba di Ischia con il sigillo di Bokchoris (725 a.C.).
La Campania, per la presenza di Greci, Etruschi ed indigeni, costituisce una zona privilegiata per lo studio dei fenomeni di acculturazione.
Aree nevralgiche della cultura etrusco-campana sono Capua e Pontecagnano ed è con il consenso delle classi nobili di questi due centri, che avviene la fondazione di Cuma su un sito già abitato dagli Opici che si ritirano all’interno.
L’incontro dei Greci con gli Etruschi crea una serie di strettissimi contatti, spesso rafforzati da una politica matrimoniale, e un clima di scambi di favori e solidarietà fra nobili.
Il mondo indigeno, invece, rispetto a quello etrusco è più statico e poco strutturato, essendo essenzialmente incentrato su un’economia agricola; in ogni caso il VII secolo rappresenta un momento di fioritura degli insediamenti indigeni campani e i corredi tombali dimostrano, attraverso gli elementi della cultura materiale (ceramica corinzia e bronzi etruschi) la partecipazione, sebbene ad un livello più marginale, allo scambio di prodotti di lusso.
Alla circolazione dei beni corrisponde una circolazione di ideologie che vengono recepite, più o meno profondamente, a seconda del grado di evoluzione della struttura sociale.

Fig. 2Elmo Etrusco- Museo Archeologico di Pontecagnano
A Pontecagnano, ad esempio, all’interno della vasta necropoli le tombe più ricche appartengono appunto alla fase orientalizzante (740-625 a.C.). I corredi sono costituiti da ceramica d’impasto, ceramica d’importazione greca e greco-coloniale, da ornamenti in bronzo e armi in ferro. La distribuzione delle tombe rivela, inoltre, una distinzione in gruppi familiari e una stratificazione sociale come dimostra la presenza di tombe “principesche”.
Fondamentali per la comprensione dell’ideologia funeraria sono le tombe 926 e 928 (secondo quarto del VII). Le fosse, delimitate da una cassa in elementi di travertino, presentano ricchezza di materiali metallici, ceramici e d’argento di produzione etrusca, orientale e greco-coloniale; la distribuzione degli oggetti segue una divisione dello spazio che distingue fra sfera personale e sfera esterna, quest’ultima legata all’ambito del sacrificio, al consumo rituale del vino e alla pratica del dono.
Le tombe di Pontecagnano presentano forti analogie con quelle dei principes del Lazio e dell’Etruria; il modello è la tomba 104 del fondo Artiaco di Cuma, in cui si rielabora il rituale eroico di matrice euboica.

Fig. 3 Ceramica etrusca con gorgone-
L’ideologia funeraria aristocratica delle tombe della necropoli presso la Porta occidentale di Eretria esclude l’offerta ceramica, richiede ornamenti personali in materiale prezioso e l’esibizione di armi all’esterno del ricettacolo. Essenziale è il ruolo di Cuma nella trasmissione in Italia di questo modello funerario, che a Pontecagnano si evolve e si “imbarbarisce”.
Capua e Pontecagnano sono i centri di irradiazione e penetrazione degli elementi etrusco-campani nella Basilicata e nell’area ofantina. Gli echi dell’ideologia funeraria eroica giungono anche in questi ambiti indigeni periferici: alcuni individui emergenti dauni ed enotri espongono nei corredi agalmata orientalizzanti e, attraverso le armi, tendono a rappresentarsi come guerrieri.
GRECI ENOTRI E LUCANI 1996 Greci Enotri Lucani nella Basilicata meridionale, (a cura di) S. Bianco, A. Bottini, A. Pontrandolfo, A. Russo Tagliente, E. Setari, Napoli 1996.
d’AGOSTINO 1996
B. d’Agostino, L’incontro dei coloni greci con le genti anelleniche in Campania, in I Greci in Occidente, Milano 1996, pp. 533-540.
FOTO COPERTINA Fig. 1 Tomba Etrusca- Museo Archeologico di Pontecagnano