LUCANITA’

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Pubblichiamo l’incipit di un saggio che lo scrittore e poeta di Pignola, prof. Gerardo Acierno sta preparando su come intendere la  ” lucanità” in un’epoca in cui l’economia ed il profitto rischiano di cancellare bellezza ed identità di una regione.

Torretta è un variopinto conglomerato di case e chiese puntellato sull’Appennino lucano, circondato da boschi cupi, accartocciato sotto un cielo segnato di continuo dalla guerriglia tra nuvole grigie e azzurro smodato. Ogni tanto, per lo più di notte, la nebbia in risalita dalla gravina s’impossessa di questo borgo antico inabissandolo dentro un cumulo di malinconica bambagia nel quale cose e persone sembrano svanire piano piano. 

    Poi – Deo gratias – il sole ritorna, dissipa fino all’ultimo velo quel funebre mantello e t’accorgi che nulla è svanito: tormenti, gioie, angosce e quant’altro riconducibile  all’umana  esistenza si rifanno vivi, ritornano, riemergono in compagnia delle storiche mura, della torre civica con l’orologio che fatica a battere le ore, delle viuzze popolane, dei signorili portali, dei campanili di chiese romaniche.   

    Il paese – settemila anime all’incirca – come gli altri paesi della zona, quasi tutti cesellati intorno a rocche collinari o incollati alla creta dei calanchi, è segnato da un preoccupante spopolamento, presagio di decadenza e di povertà, ma il suo territorio, ironicamente, è tutto un brulicare di tralicci e trivelle a caccia di petrolio e di metano; è una costellazione di pale eoliche, di pannelli solari infilzati in terreni quotidianamente dissodati dalla furia distruttiva dei cinghiali. Un micidiale mix di selvaggia modernità e di antichi miserevoli segni, figlio di insipienza, di scelleratezza senza colpevoli.

     Chi li governa questi paesi, però, afferma che tutto va bene: cielo, mare e monti da incorniciare; paesaggi mozzafiato, angoli magici di natura incontaminata, set cinematografici montati un po’ dappertutto, cordialità, cibo e accoglienza di primo livello.

     Gli anziani di Torretta, perplessi e diffidenti, non sanno spiegarsi perché mai giornali e televisioni parlano di trivelle selvagge, pozzi avvelenati da serbatoi di petrolio bucati, scorie radioattive interrate, nuvole di fumo rosso fuoriuscito da ciminiere di potenti inceneritori, suicidi sospetti di personaggi importanti dell’industria petrolifera, corsi d’acqua diventati fogne a cielo aperto e disoccupazione giovanile devastante  se da queste parti, come si sente dire in giro, si vive ‘alla grande’ grazie ai due miliardi e mezzo di euro versati al governo regionale dalle varie Compagnie.

     La verità è che Torretta  non è cornice per scenari texani né per fantasticherie televisive di vicende poliziesche o di complicati intrecci sentimentali e ancor meno per scoppi d’allegria carnevalesca. Così com’è, abitata da gente abituata a cerimonie e comportamenti poco propensi a cedere il passo alle novità, Torretta è scultura per la memoria, è una tavola colorata sulla quale il Tempo tratteggia, quasi sempre con mano pesante, il suo naturale passaggio prima di andare per sempre.

     Cugina storicamente povera di località che pure richiamano il suo nome -Torre Maggiore, Torre del Greco, Torre Annunziata, Torre a Mare, Torre del Lago e mille altre- Torretta è una miniera dalla quale, Chronos, inesorabile tiranno, estrae svolazzi di ricordi dal cuore e dall’anima di chi è partito e di chi è restato in quest’angolo di Basilicata o (se volete) di Lucania. Si dice, ‘terra di Basilicata’ e ‘popolo lucano’: la gente va fiera di questa doppia identità e, come ha scritto un suo figlio illustre, Leonardo Sinisgalli, ‘i lucani non sono esibizionisti. Abituati a contentarsi del meno possibile si meravigliano dell’allegria dei vicini, dell’esuberanza dei compagni, dell’eccitazione del prossimo’.

    Infatti, quando con tono sarcastico, a proposito delle royalties del petrolio, si chiede ai lucani di Torretta, parodiando una reclame televisiva, ‘cosa vuoi di più dalla vita?’ ancor più sarcasticamente, con un aggettivo che rappresenta e racchiude tutto di loro, del loro carattere, della loro millenaria storia, del loro modo d’intendere la vita, essi candidamente rispondono: ‘un amaro!’. L’eterno gusto con il quale da sempre si è condita la loro esistenza. Gerardo Acierno

 

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Gerardo Acierno è nato a Pignola dove vive. Sposato, due figli, una nipote, è docente di Scuola Primaria in pensione.

Ha pubblicato: Liriche dialettali con E. Spera – Univ. di Bari;

A ciglio strada, racconti e poesie; Segni del tempo, poesie; Leggere Yzu – dvd-recite di brani di F. Albano; Muscatasce, racconti; Le musiche bizzarre, poesie; Pignolerie, racconto lungo; Il groviglio, la gioia, poesie.

Suoi articoli e interventi sono ospitati di frequente sulla Gazzetta del Mezzogiorno e Controsenso.

Ha collaborato con il compianto Ispettore e Presidente della Regione Basilicata, Angelo Raffaele Dinardo, alla ricerca sul campo “Basilicata Tempo Pieno” condotta dal Prof. Damiano della Univ. Cattolica di Brescia, facoltà di Pedagogia, sulla realtà scolastica lucana degli anni del Tempo Pieno nelle scuole elementari.

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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