LUIGI DE BLASIO, IL PITTORE DELLE EMOZIONI, TRA ASTRAZIONE E FIGURAZIONE

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LUCIA LAPENTA

Se si pensa che la filosofia è quella branca del sapere che consente di stabilire un legame tra ciò che viene pensato e ciò che diviene immagine, non è difficile immaginare come un giovane, diplomato al Liceo Scientifico di Lagonegro con “scarsi” risultati pittorici sino al momento di laurearsi in Filosofia alla La Sapienza di Roma, da letterato abbia potuto abbracciare anche l’arte che, usando le parole di Pablo Picasso, è “una professione da cieco: uno dipinge non ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto”.

De Blasio Madonne 1

Luigi De Blasio lucano quarantottenne di Latronico, non è affatto quel tipo di artista nato già con attitudine da pittore: “da piccolo – conferma – i miei erano disegni sgangherati con niente che potesse presagire a un talento futuro. L’arte non è stata mai tra le mie passioni, almeno sino a quando, appena laureato a Roma, andai a vedere al Palazzo delle Esposizioni la mostra di un collagista spagnolo, incentrata sul cinema di Pier Paolo Pasolini. Così da una tecnica che solo agli inizi del 900 venne elevata ad arte per la creazione delle opere d’avanguardia degli esponenti del Cubismo, per la prima volta ho avuto la sensazione che ci fosse in me una predisposizione, anzi un contenuto che potesse fermentare ed esprimersi in qualcosa di vicino all’arte”.

De Basio donne

Con l’entusiasmo di un neofita, De Blasio si è dapprima cimentato con il collage e il disegno per poi, attraverso un approfondimento delle tecniche e della storia dell’arte, avvicinarsi alla pittura su tela vera e propria. Un passaggio graduale ma convinto che lo ha portato a padroneggiare la materia del colore, ciò che di un quadro rappresenta il vero racconto, ad imparare come stratificarlo, sovrapporlo, incatenarlo: “Il colore non è semplice da gestire ed è – sostiene – quella velatura che deve riempire tutto il quadro, diventandone il protagonista, in modo che dove prevale lo scuro ci sia anche la luce e viceversa”.

Le sue opere, specialmente quelle paesaggistiche, sono, in questo senso, degli inni al colore: dal giallo-oro abbinato all’onnipresente turchese, al rosso sangue, al verde smeraldo…in una policromia che li racchiude tutti sapientemente e diventando, di fatto, il tratto distintivo della sua arte, frutto della combinazione tra l’elaborazione, da un lato, e la sintesi, dall’altro.

“Sono tanti i maestri della pittura – confida – sia italiana che estera, da cui ho ‘rubato’ elementi per tradurli in un linguaggio del tutto personale, in cui non esiste una differenza tra astrazione e figurazione. L’ispirazione di fondo l’ho trovata nella scuola dei pittori espressionisti tedeschi e del periodo storico della Repubblica di Weimer a Berlino, nel ventennio del 900, divenuta il cuore europeo delle arti e della cultura. Amo Kirchner, ma non disdegno tuttavia anche gli impressionisti e in particolare, il francese Matisse per il suo originalissimo contributo nella rivoluzione dell’utilizzo del colore in pittura. Mi colpiscono tutti i pittori classici, Velasquez principalmente, ma anche tutti quelli della pittura italiana del 900, Carla Accardi su tutti”.

De Blasio Madonne

“Non sono né astratto – sottolinea, evidenziando come non sia possibile incasellare il suo stile o il suo modo di dipingere – né figurativo, né paesaggistico in toto. E’ l’ispirazione del momento e la visualizzazione che si genera nella mia mente a tirare fuori le immagini che imprimo sulla tela. Un pittore deve necessariamente pensare per immagini, darsi una disciplina, essere sempre alla ricerca di nuove sperimentazioni e amare la pittura, come atto narcisistico, credendo che ne valga sempre la pena”.

Le sue opere sono significative anche per l’originalità con cui si è avvicinato all’arte, studiata da autodidatta e quindi in qualche modo non schiavizzata, libera da condizionamenti esterni: “Certo – ribadisce il lucano che ha esposto in varie mostre collettive (come nel 2016 in “Interior design” presso le Case Romane del Celio) e personali, in molti musei romani e all’interno di appartamenti privati presso suoi collezionisti – la matrice dei miei dipinti è l’espressionismo che esalto nelle figure umane, ritratte frontalmente e plasticamente in posa per attrarre e stimolare nell’osservatore sensazioni ed emozioni”.

Tra le rappresentazioni più significative del suo “figuralismo” si annoverano i volti, particolarmente quelli femminili poiché dai tratti più morbidi e a suo detto “più ispiranti. I ritratti delle donne mi hanno storicamente più impressionato e ritengo che, per il pennello e per l’armonia del suo movimento, si prestino meglio rispetto a quelli di un uomo, decisamente più spigoloso e severo”. Tratti veloci per i grandi occhi che sembrano bucare la tela e uscirne fuori; labbra carnose delineate con pennellate rosso-fuoco; capelli scuri, lunghi, morbidamente ondulati o chiari, corti, in tagli squadrati: sono questi i volti alla De Blasio che ha, nel suo studio romano, dato vita anche ad una intera collezione dedicata alle “Madonne”: un omaggio alla pittura sacra, al soggetto religioso medioevale, ma soprattutto alla sua terra d’origine, la Basilicata.

“Le mie Madonne sono imponenti – riferisce ricordando la venerazione della gente lucana per la figura della Madre di Gesù – ritratte sempre frontalmente per accentuare ancora di più la loro maestosità, riccamente adornate anche nei costumi, dallo sguardo materno e dolce. Ovviamente ce ne sono anche altre in cui il feticcio e i tratti africani sono maggiormente in risalto ma, in tutte, è il colore, più del tratto, a farla da padrone”.

Non solo figure ma anche oggetti comuni si alternano sulle sue tele, spogliandosi della loro funzione e diventando significati, ispiratori di molteplici interpretazioni emozionali. Il figurativo si avvicenda all’astratto senza distinzione in quanto “nulla è più figurativo – conferma De Blasio – dell’astratto, proprio perché quest’ultimo rappresenta la sintesi del reale. Non ci sono orpelli né concettualismi ulteriori. Non ci sono vernissage fatti di cibo e bevande  dell’“albi” (Focault), ma contenuti ed idee , figure, oggetti, emozioni che possono appartenere ad ognuno ma che io, da pittore, tento di fissare sulla tela come su di un block notes”.

DE Blasio girasoli

Come in un paradosso, anche ciò che personalmente non lo attrae può diventare oggetto di rappresentazione: “Tra i quadri che ritengo mi siano venuti meglio – conclude il pittore di Latronico – c’è quello dei “Girasoli”, un omaggio a Van Gogh. Con questi fiori ho avuto sempre un rapporto controverso, a vederli mi danno fastidio, invece osservare quelli del grande maestro olandese che sono particolari in quanto non classici, mi ha dato lo stimolo per dipingerli e riprodurre le formidabili campiture giallo-oro in cui introdurre anche il turchese, un colore che amo moltissimo e che, in qualche modo, mi perseguita in tutte le mie opere!”.

Un percorso emozionante ed emozionato questo di De Blasio che, per essere un artista autodidatta ritrovatosi quasi per caso e quasi non volendo catapultato nell’astrazione dell’arte è sicuramente una nota, anzi, una pennellata di merito!

 

 

 

 

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Sull' Autore

Lucia Lapenta

Giornalista

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