LUIGI GILIO: BELLA STAGIONE

0

 

 

Bella stagione

Ti pigli, e sai, tempo per il passo 
dov’è che tiene ancora quell’imbroglio sotto il sasso
sembrano ardenti le parole come un embrione
di Don Peppino durante la processione

tra la folla che cimenta al calar della notte
si alzo il suono delle campane e delle pie calotte
chi canta, chi geme e sgomita
è il giorno più lungo che fa la folla dondolar la salita

non è un pascolo di buone intenzioni
che si teme quando in te premono mille emozioni
ma un sentire ansioso, la paura di capire
un intuire tra le righe di un sorriso quando è l’ora di sbalordire

non basta solo la bella stagione
il sogno che preme sotto il maglione
le frenesie che si sciolgono tra le strette di un sole caldo
a mettere in salvo quell’amore che credevi forte e saldo

saltano gli anni con l’andar del passo
resta l’imbroglio nascosto sotto l’ombra del materasso
e le parole, sottili rimproveri come i ricami di un fiore
anche il ricordo del vecchio prete sembra che muore

e bell’è partita ancora sotto la calura
la stagione che suda senza che nessuno si chiama fuori e poi giura
d’averla presa per tempo sul viale del tradimento
la via del vento, la danza delle foglie che lodano l’inverno e il suo lamento

non è il canto del vecchio che sogna la neve
del troppo caldo il sollievo del suo cuore si pose lieve
ma l’inutile chiedere conto intorno a un paio di bretelle
che prende la notte la fantastica orgia di stelle

Condividi

Sull' Autore

Luigi Gilio

Lascia un Commento