L’UOMO CHE SUSSURRAVA AI CAVALLI?

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ANNA MARIA SCARNATO

Oggi, più che mai, ci si è trovati di fronte a situazioni in cui per far guarire la politica  dai problemi che l’acciaccano  e riguadagnare la via del potere, ci si è messi alla ricerca di persone  da candidare, a capo delle istituzioni, in grado di catturare la benevola attenzione elettorale intorno alla quale costruire    una speranza che desse almeno l’illusione di discontinuità con il passato.  Il tutto senza priorità ad un progetto per il territorio e senza le competenze necessarie. Nell’ombra  chi manovrerà con esperienza e muoverà i fili. Persino le belle parole pronunciate nelle campagne elettorali dai candidati presidenti sembravano venute da comunicazioni d’altro pianeta, scritte per entusiasmare le folle che spesso in mano stringeranno parole e solo parole.

E in questa ricerca del miglior “imbonitore “, quasi ci trovassimo ad un mercato, succede che un militare di lungo e glorioso corso, il fascino di una divisa che al solo sguardo richiama l’ordine, disciplina e giustizia diventino forze capaci di convincere i cittadini e imporsi a uno sfidante altrettanto sguarnito di formazione politica ed espressione della comunità civile, a guidare una coalizione di centrosinistra. Ed ecco che l’uomo nuovo risultato vincente a capo della Regione Basilicata è stato votato con fiducia  dagli elettori di centrodestra foss’anche vissuto fuori regione e non abbia conservato l’accento lucano quanto quello partenopeo che in fin dei conti l’assomiglia. E’ apparso un uomo di polso, risoluto e determinato,salvo poi scoprire che anche un generale ha avuto bisogno di “prendere ordini” dai comandi superiori della Capitale per tenere a bada un sempre più variegato gruppo di maggioranza,  assessori e consiglieri aspiranti a gradi superiori dopo aver compiuto con destrezza il salto della siepe come nelle corse ippiche, cavalcando un destriero diverso da quello di partenza. Un mondo diverso con cui interfacciarsi, strategie diverse da quelle militari in cui “i traditori” non vengono visti di buon occhio né premiati per tenerli buoni; progetti di azione al servizio di un popolo, al bene di uno Stato, casa comune. No, il presidente si è trovato in un guazzabuglio medievale, di fronte ad una spada nella roccia che non sembra sia riuscito ad estrarre magicamente comequello che sarebbe divenuto re Artù , ancora attentato da chi dei voti ottenuti si serve per pretese di crescita personale. E invano ha rivestito il ruolo dell’uomo che sussurra ai “cavalli”, guarendoli dalla “malattia” che è quella antica e perniciosa che ha già fiaccato altre amministrazioni di ogni livello. Anzi i “suoi cavalli imbizzarriti” non si lasciano curare come nel film del 1998. Essi corrono per se stessi e cercano di “azzoppare” nella stessa maggioranza i rivali di oggi, gli amici di una coalizione di ieri. Il Presidente non è il sussurratore dei “cavalli”, piuttosto l’uomo che “cede ai cavalli” che non sono ne governabili ne giusti governanti che la nostra Regione merita.” L’uomo che cede ai cavalli” , un titolo di una storia triste e misera, tragedia greca che meritava un epilogo romantico: la supremazia della ragione e dell’etica sulle ambizioni personali e l’amore smodato per se stessi. Come “titoli bancari si vendono in borsa all’asta del mercato”.  Se così stagna l’azione politica lucana nell’attesa di evocare a sé ognuno la spesa dei fondi del PNRR, magari a vantaggio del proprio territorio, bacini di voti per il prossimo futuro, ci si chiede quanto vale per il bene della Basilicata continuare a vedere governare “ una stalla di cavalli” che di correre per la società che li mantiene  e che di scommettere sul riscatto della stessa non hanno la minima voglia; quanto poco conviene se dalla mattina alla sera pensano a quanta “biada” deve loro toccare mentre gelosi guardano nella “mangiatoia “ dei loro simili. E l’unica idea geniale è poter sottrarre “ un boccone”.  E il cambiamento? Il guazzabuglio medievale dove la ragione che ha portato alla scelta elettorale di siffatta compagine,oggi, segna una dicotomia con il voler fuggire dall’assistere a tale indegno spettacolo, un mondo oscuro, senza speranza, dove il sussurro è un mugugno, dove la miseria incolla l’uomo al potere e non il servizio al sacrificio. L’uomo che “rinuncia a guarire” spostando “il sacco di biada”  da un richiedente all’altro e poi ritorna al punto di partenza poiché i “cavalli imbizzarriti non sono ragionevoli e mai sazi”, è un uomo che deve abbandonare e non continuare a guardarsi intorno in cerca di sostituti per rafforzare una maggioranza cedevole e poter tornare in corsa. E un Trerotola, altro personaggio scovato e tirato fuori dalla sua onorata e civile professione, stimato per l’impegno socio-umanitario, candidato presidente per il centrosinistra nella scorsa legislatura,per pescare voti anche a destra, che ora siede tra i banchi dell’opposizione, si potrebbe sempre ricredere e decidere apertamente di dare un appoggio alla maggioranza. Ma anche qui c’è da chiedersi chi è stato lo scienziato che ha tirato in ballo in un campo sconosciuto come quello della politica, un buon cristiano che, quando perse, e non per molto, alla corsa della Presidenza regionale lucana, ebbe a dire con il sorriso e senza amarezza o risentimento, di essere tranquillo e volentieri tornava al suo lavoro di farmacista e alle cure del suo amato gatto? Ma così non è stato e siede in consiglio regionale, tentato dal sussurro dell’uomo  che finalmente pensa di essere riuscito a guarirlo dal suo disorientamento politico, il grande capo per lui ha forse ben applicato la sua strategia.  Finalmente! Qualcuno può pensare, “un cavallo che non chiede niente per sé”. Magari un”sorso d’acqua” per altri. E l’acqua non si nega ad alcuno, dicevano gli antichi. Eppoi non si tratta di dare un intero acquedotto. I giovani, dalla storia attuale, dai riferimenti alle trame di film citati che ben conoscono, imparano dalle Istituzioni, da come si muovono, da quello che non fanno, imparano che il pensiero è dinamico e sa evolversi e cambiare percorso quando di mezzo ci sono gli interesssi di parte. Meglio di noi adulti ,comprendono i giovani, loro che amano gli animali, che poco ci differenzia da loro ed è nell’essere soggetti capaci di applicare l’etica al nostro comportamento, cioè capaci di essere responsabili di se stessi, degli altri e del mondo intero. Quando così l’uomo si manifesta. Di contro un consesso chiamato Istituzione dove un Capo mal sopporta il continuo frinire  di una cicala, il ruggito di un leone che da dormiente diviene pericoloso, il rassegnato miagolio di un gatto che aspettava le fusa di un padrone affezionato,il nitrito di cavalli impennati e irrequieti, deve necessariamente prendere consapevolezza che il consiglio regionale non è uno zoo  o  un circo ,che egli stesso non è il mago di Oz capace di dare insegnamenti alla politica per superare i propri limiti. Certe malattie sono inguaribili e si ripresentano come l’influenza.  Fallito il comando” Aaattenti”, viene il “Riiposo”, poi”Rompi le righe”.

 

 

 

 

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