MAFIA NEL METAPONTINO

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RICCARDO ACHILLI economista

Tanto tuonò che piovve. Alla fine, come peraltro anticipato da precedenti articoli su questa testata on-line, si scopre che la Basilicata, un tempo isola felice del Sud, è infiltrata dalla ‘Ndrangheta. Non solo il litorale jonico è crocevia di traffici di prostituzione, armi e stupefacenti fra clan calabresi e pugliesi della SCU, fenomeno, questo, di lunga data, inevitabile in una regione di passaggio come la Lucania. Ma, cosa ben più grave, tale zona è diventata area di radicamento mafioso stabile. E’ di pochi giorni fa la notizia dello scioglimento per infiltrazione mafiosa del Comune di Scanzano Jonico, su proposta del Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, che conosce bene il territorio lucano per essere già stato Prefetto a Potenza. E così, fra i 21 Comuni italiani oggetto di tale provvedimento nel 2019, per la prima volta figura una Amministrazione locale lucana.

Le emergenze investigative avrebbero messo in risalto il presunto ruolo di due clan, capeggiati da soggetti locali, attivi, rispettivamente, nei settori del  racket a carico di imprenditori del metapontino, soprattutto di imprenditori agricoli e dello  spaccio di stupefacenti, principalmente cocaina e hashish. Gruppi che, secondo gli inquirenti, sarebbero collegati operativamente con la ‘Ndrangheta e la SCU per il rifornimento di stupefacenti da rivendere in loco, e con organizzazioni straniere per la gestione della prostituzione.

Le cronache locali sono purtroppo ricche di episodi sospetti: minacce ad aziende che si rifiutavano di pagare il pizzo fatte con l’esibizione di lumi e ceri votivi davanti alla sede aziendale, aziende agricole incendiate, l’ex sindaco che denuncia di aver ricevuto a casa teste di agnello mozzate o di aver subito l’incendio della propria vettura, rapine a mano armata.

I due gruppi locali avrebbero, secondo gli investigatori, assunto tutte le caratteristiche tradizionali delle organizzazioni mafiose di regioni limitrofe, evidentemente “apprendendo” come si opera dai loro referenti calabresi o pugliesi: imposizione di servizi di sorveglianza con minacce e violenze, imposizione di propri sodali nel personale da far assumere alle imprese, estorsioni, incendi dei beni degli operatori economici riottosi, riciclaggio del denaro sporco, controllo di attività economiche, soprattutto nel settore ortofrutticolo ed in quello turistico, tentativi d’infiltrazione negli appalti pubblici, fittizia intestazioni di beni, esistenza di un rigida scala gerarchica, disponibilità di armi da guerra, assistenza agli affiliati in difficoltà o ristretti in carcere, formule rituali di affiliazione, repressione violenta dei dissidi interni.

Secondo l’ultimo rapporto della Direzione Investigativa Antimafia, questi due gruppi si sarebbero ritagliati una zona di influenza propria, accanto a quella di clan storici, come i Mitidieri-Lopatriello o gli Scarcia, traendo origine da scissioni interne ai due gruppi storici. Stiamo assistendo ad una delle modalità tipiche con le quali le mafie si espandono in territori non di tradizionale radicamento, utilizzando accordi con gruppi criminali locali, che vengono portati gradualmente ad assumere, sotto il profilo organizzativo, le caratteristiche tipiche della cosche con cui si alleano, ed a assumerne le medesime modalità operative. Una sorta di “franchising” del crimine, per così dire.

Evidentemente, tale degenerazione è frutto di un fenomeno più generale di declino del Paese e di crescente distacco economico e sociale del Mezzogiorno dal Centro Nord, che induce disperazione e facilita la penetrazione di attività criminali, o fra i giovani privati di qualsiasi prospettiva esistenziale, o fra imprese e professionisti in crescente crisi di liquidità. Certo vi è che la fame di business delle mafie produce il tentativo di colonizzare anche territori un tempo considerati relativamente marginali nella mappa degli affari mafiosi. Però, evidentemente, qualcosa si è rotto nel tradizionale modello di convivenza civile della comunità lucana, che per tanti anni aveva fatto da argine a tali deviazioni. Il senso di solidarietà, il controllo sociale e, in un certo senso, l’orgoglio di poter tenere sotto stretta vigilanza il proprio territorio, preservandolo da influenze esterne, tutti tratti, nel bene e nel male, tipici della cultura contadina lucana, sono andati persi, e la modernità entra nei punti più esposti della regione, mostrando, però, la sua faccia più feroce e negativa.

E’ chiaro che senza un riscatto civile ed economico, che passi attraverso la creazione di occasioni di vita e di lavoro nella legalità, la Basilicata non potrà che degradare progressivamente verso le condizioni peggiori, tipiche del resto del Sud.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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