Da avvocato esperto, il Sindaco di Maratea, Stoppelli, può argomentare come vuole la decisione adottata di cassare la delibera con cui solo due anni prima lo stesso Comune aveva chiesto l’istituzione dell’area marina protetta di Maratea, ma la sostanza è che quella decisione significa un rifiuto preliminare ad entrare nelle norme speciali di salvaguardia ambientale. Se si trattava solo di ulteriori studi da fare, in luogo di quelli obsoleti, bastava comunicare al Ministero dell’Ambiente la esigenza di ulteriori approfondimenti e magari si poteva anche chiedere di utilizzare quei soldi già messi in bilancio dalla Stato per commissionarli. Ma la sconfessione plateale di una precedente decisione è un atto forte,il cui messaggio è “Maratea non vuole più l’area marina protetta”. Questa iniziativa ha avuto il risultato di spaccare in due una comunità, tra chi complessivamente vede i vantaggi di un’area protetta dal punto di vista della qualità del turismo, dell’attrattività mondiale della località, della maggiore selezione di un turismo amante della natura e chi invece vede limitarsi nella libertà di agire sia sulle coste sia sul mare. Anzi proprio questa protezione globale del territorio, dal punto di vista della tutela della natura, consente di individuare due categoria di oppositori: la prima che è fatta da amanti del mare, persone che escono con la barca la mattina e si ritirano la sera, che fanno lo spuntino nelle golette più belle, che si tuffano nei luoghi più suggestivi e negli anfratti più nascosti; la seconda è quelli che più che guardare al mare guardano alla terra, alla costa , alla libertà di portare avanti piani e programmi di localizzazione o di insediamenti. La differenza che motiva le due opposizioni è sostanziale, nel senso che sui primi, i pescatori, i sub, gli amanti del mare si possono trovare soluzioni che consentono una maggiore libertà di movimento, sia nella classificazione delle aree, sia nella delimitazione,sia nelle regole. Non sfuggono ad esempio le rimostranze che pervengono da altre aree protette dove i divieti per tutti si trasformano in eccezioni per poche persone, una sorta di privilegio di casta che è francamente intollerabile. Per quelli che invece guardano alla costa, forse gli stessi che già nel passato hanno insistito per un piano di ulteriore cementificazione della costa , il discorso invece è più serio, nel senso che ne va del futuro di Maratea che non può permettersi ulteriore cemento, a rischio di essere vista come continuità della speculazione edilizia che dalla Calabria arriva in Campania. Finora Maratea è stata saltata da questo approccio utilitaristico e affaristico. Non vorremmo che la bocciatura dell’area protetta segni l’avvio di una politica urbanistica di maggiore libertà: sarebbe come mettere un gioiello vero nel cassetto delle cianfrusaglie. Ne deriva la necessità di discutere seriamente vantaggi e svantaggi, per trovare la migliore soluzione, senza battaglie di principio che si sa dove nascono e non si sa dove finiscono. Chi conosce la storia di Maratea sa che ,come lucani, ci troviamo questo gioiello non deturpato per mano di grandi Sindaci che hanno saputo tenere a bada gli appetiti imprenditoriali. Il nuovo Sindaco si collochi lungo questa linee di amorevole difesa del territorio. Non può che ricavarne meriti ed apprezzamenti generali. Rocco Rosa
MARATEA, PIU’ CHE LA RISERVA MARINA IL PERICOLO E’ LA RISERVA MENTALE
0
Condividi