Si spera che il futuro dello stabilimento Stellantis di Melfi non sia stato già scritto, perché quello che si legge adesso è un ridimensionamento industriale dagli effetti economici notevoli e dagli effetti sociali devastanti. Come stanno le cose, che cosa si sta facendo , come e chi deve scrivere un finale diverso? Ne parliamo con Marco Lomio, segretario della UILM , che sulle vicende lucane, si muove con coraggio e determinazione riscuotendo notevoli consensi .
Lomio, cerchiamo di far capire ai lettori quale partita si sta giocando
L’antefatto innanzitutto. Nel giugno del 2021, a seguito della decisione dell’Europa di mettere fuori produzione i motori endotermici , ci fu un accordo con Stellantis per la produzione a San Nicola di 4 vetture elettriche. L’accordo era all’interno di una strategia condivisa tra azienda e Sindacati e cioè una graduale salita della produzione elettrica e una graduale contemporanea discesa della motoristica endotermica. Poi l’Europa ci ha fatto trovare la sgradita sorpresa di mettere un termine alla produzione di veicoli a motore endotermico e cioè entro il 2026, La decisione si è dimostrata particolarmente penalizzante per la fabbrica lucana che aveva già in programma di continuare a produrre l’automobile di punta , la Renegade, in versione Euro 6. Risultato che quella vettura verrà prodotta in Marocco, dove la legislazione europea non arriva. E questo spiega la crisi nella quale ci troviamo.
Si però,il ridimensionamento era già in atto, con l’incentivazione dell’esodo volontario che ha già ridotto le maestranze di ben 1300 unità lavorative
Vero, ma tutti gli studi econometrici parlano di una diminuizione nell’elettrico dell’ordine del 30 per cento e quindi lo strumento dell’incentivazione all’esodo non poteva essere ignorato. Il fatto che fosse consensuale ha consentito ad ognuno di scegliere tra l’uovo di oggi e la gallina di domani. E forse senza questa scelta domani avrebbe potuto esserci un licenziamento per ridotte capacità produttive , quando invece oggi 90 mila euro a persona possono costituire una valida via di uscita.
Ma la CGIL quell’accordo non lo ha firmato.
Ognuno si prende le proprie responsabilità. Noi non abbiamo voluto giocare sulla pelle dei lavoratori e abbiamo consentito che scegliessere secondo le situazioni di famiglia, i progetti personali e un incentivo che poteva costituire la base di una diversa scelta di vita. E su questo gli operai hanno seguito la realtà dei fatti e non le suggestioni rivendicative
Ma quali possibilità ci sono di portare la quinta vettura a Melfi?
Possibilità ce ne sono e partono da due fatti: l’accordo del 2021 che va aggiornato alla luce della svolta imrpessa dall’europa e il cosidetto patto per Melfi che contiene all’interno una interlocuzione tra Regione e Stellantis sull’impegno del Governo regionale di promuovere una strategia di riduzione dei costi energetici dell’azienda di San Nicola. C’è un rapporto triangolare tra Regione, Eni e Stellantis che è stato portato avanti lodevolmente dall’ex assessore Galella e che proprio in questi giorni, direi in queste ore, dovrebbe dare alla luce la realizzazione di un impianto di produzione dell’idrogeno verde a Melfi. E secondo me questa carta dovrebbe portare alla allocazione a Melfi della quinta vettura.
Si, ma non sembra che la regione possa avere il coltello in mano per imporre questo do ut des
Ha ragione, c’è bisogno che il Governo intervenga. Col Ministro D’urso si è parlato di come spendere gli 8 miliardi a disposizione del Ministero per la transizone energetica. Aveva promesso un piano che ad oggi ancora non si vede, E’ quella la sede per chiudere l’intera questione. Ed occorre che la Regione si faccia carico di premere per arrivare ad un tavolo decisionale che metta fine alla vertenza . Una sede decisionale che ha l’obbligo di dimostrare nei fatti la riconoscenza verso un territorio che si è speso per il futuro del Paese.