E’ ormai una abitudine consolidata quella dei governanti di non sentire il fumo di un probabile incendio fino a quando non vedono le fiamme. Chiusi come sono nei loro studi ovattati, con la finestra ermeticamente chiusa, non si avvedono di quello che succede nella strada e quando lo fanno è troppo tardi. C’è un rigurgito di secessionismo che ha trovato altre strade per esprimersi e precisamente quelle di fabbricare una opinione pubblica favorevole a tesi preordinate e per niente veritiere: siamo bravi, noi i soldi li spendiamo oculatamente e gli sforzi che facciamo vanno ad un sud spendaccione che ingoia come una voragine i nostri sacrifici. Vogliamo che il 50 per cento delle entrate fiscali rimanga nei nostri territori e poi se c’è da dare qualche elemosina in giro , noi mica siamo egoisti, per carità.
Sputato , questo è il senso di quello che stanno dicendo Maroni e Zaia, nei loro territori e nessuno che si alza a dire che questa storia è una bugia perchè se un territorio si è ingrassato a spese di altri è il Nord del Paese sostenuto, dall’unità d’Italia ad oggi, con le infrastrutture , i piani industriali e le risorse umane e materiali del Sud. Così, nel silenzio un pò vigliacco di tanti, questi due Governatori preparano il 22 di ottobre un referendum day . Che non avrà esito perchè sul tema fiscale non sono ammessi i referendum, ma avrà un successo politico perchè è costruito, programmato e gestito come un enorme ” No” al Sud ladrone e cicala.
Da queste parti nessuno che prenda la parola. Arrivano schiaffi e noi facciamo come in quella barzelletta di Totò che prendeva schiaffi e stava zitto. E quando uno gli chiedeva perchè non reagiva, lui faceva notare che non si chiamava Pasquale e che gli schiaffi erano all’indirizzo sbagliaato. Ecco, basterebbe dire che qui in basilicata la proposta di Zaia e di Maroni ci va a fagiolo, perchè se prendessimo la metà di quel 64 per cento che lo Stato trattiene sui barili di petrolio, o prendessimo la metà dell’Iva sulle auto che partono da Melfi, noi saremmo la regione più ricca dìItalia : Però non ci azzardiamo a scendere in piazza per rivendicare un’autonomia fiscale non perchè siamo fessi , ma perchè, ma perchè siamo italiani. Che poi questi manager che vengono da Milano e che si comportano come se operassero in Nigeria, oltre a portare via la ricchezza ci lasciano i problemi e l’inquinamento senza un ristoro vero ,questo non è un segno del nostro spirito nazionale, ma dei nostri peggiori difetti meridionali, che è quello di scegliere la politica per l’amicizia o la conoscenza e non per le loro qualità di uomo e di statista. Almeno sinora è stato così. E godetevi adesso le dichiarazioni del Governatore lombardo maroni, quello degli occhialini diventati rosso pallido, di vergogna e che dà visibilità al Tafazzo per antonomasia.
“Il referendum ha un significato politico – ha proseguito -, perche’ poi, a Roma, a trattare, non vanno piu’ solo i governatori di Lombardia e Veneto, ma, attraverso loro, milioni di cittadini. Quanto si fa una trattativa, la vittoria dipende dalla forza contrattuale”.”La partita che voglio aprire non e’ sulle competenze – ha chiarito Maroni -, ma sui soldi: voglio arrivare a tenermi almeno il 50% del residuo fiscale, cioe’ della differenza tra quanto i Lombardi pagano di tasse e quanto ricevono indietro per i servizi pubblici, dalla sanita’ alle strade. In Lombardia questa differenza e’ una cifra colossale: 1 miliardo a settimana, cioe’ 54 miliardi l’anno. Con la meta’, 27 miliardi in piu’ avremmo risolto tutti i nostri problemi”.
“Non e’ vero che io non abbia provato a chiedere piu’ risorse”, ha sottolineato Maroni, precisando di averlo fatto con i Governi Letta, Renzi e Gentiloni ma senza risultati. “Ora, con la forza dell’esito del referendum – ha proseguito – sara’ difficile per il Governo dire no a Veneto e Lombardia, motori del Paese. Se anche
non si puo’ avere tutto subito, va bene cominciare ad avere una quota del residuo e il resto nei prossimi anni, ne’ negherei un aiuto alle Regioni del Sud, non siamo egoisti” ha detto ancora.
“Questo non e’ il referendum di Roberto Maroni o di una parte politica – ha concluso -, e’ il referendum
votato in Consiglio regionale da piu’ gruppi politici: e’ il referendum dei Lombardi di buonsenso. Penso sara’ difficile trovarne uno che voti no, a meno che si chiami Tafazzi.
Qual è la morale?, che “loro” accendono gli animi del territorialismo, noi facciamo i milanesi ( ognuno chiuso in casa propria). E non funziona!!
