MASANIELLO E ALTRE NAPOLETANERIE

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TRE RACCONTI DI RAFFAELE MESSINA ( NELL’INGLESE DI NOVIELLO)

di ANTONIO LOTIERZO

L’editore Colonnese presenta una raffinata edizione bilingue: tre racconti di Raffaele Messina, con a sinistra la traduzione in inglese di Nadia Noviello, che riesce ad aderire rigo per rigo, anche affrontando le impervietà dialettali. Il primo racconto, Pane e profumo’ (Bread and smell) ci immerge nelle forme sociali feudali dove un Carmine ruota attorno ai nobili cavallerizzi per ottenere il denaro della sopravvivenza (‘fare na cosa ‘e sorde – trying to gain some money’) che vorrebbe spendere in una abbondante mangiata presso una taverna, da cui si nutre solo di ‘profumi’ di cibi, per cui, quando l’oste gli presenta un conto, per aver mescolato il suo pane con i suoi effluvi (‘frattaglie di maiale, che friggevano nello strutto – the smell of pork offal, which was fried in lard’) Carmine organizza una pulcinellata, facendogli sentire il suono dell’argento sul basolato, per cui “Io mi sono saziato coll’addore del cibo vostro? E vuj pagatevi col suono della moneta mia!”. E’ il racconto dell’arguzia del povero, che scatena complici risate e risponde all’ultimo tentativo di frode che la storia infligge ai popolani. Il racconto è un esercizio di bravura, in cui la tensione narrativa è una freccia retta dalla sapienza con cui Messina ci immerge nella coreografia delle relazioni interne all’aristocrazia, alle astuzie plebee per spegnere la fame e alla capacità del povero a districarsi fra risse e prostrazioni cui pure deve assoggettare la sua vitalità. Secondo racconto è ‘La mancia –The tip ’ che s’avvia con i languori erotici della baronessa di Nocera, Maria Luisa, che manda a chiamare il medico Criscuolo per addomesticare la sua ipocondria primaverile e che noi lasciamo qui, nella camera da letto, mentre le fantesche la preparano con profumi di rose, in quanto Messina devia la narrazione verso le peripezie del medico, che incontra, fra gli ostacoli alla ardente visita, le osservazioni del maggiordomo, il quale, per spillargli denaro, gli fa capire che la ricerca della baronessa è complicata in un palazzo dalle decine di stanze, per cui esige una mancia, il cui valore si fa sempre più alto: “ Come Vostra Signoria intende, la ricerca è cosa complicata: potrebbe richiedere pochi minuti come un’ora intera e forse più –As Your Loordship understand, the search is complicated: it could take a few minutes or a whole hour and maybe more”. Insomma il desiderio urgente dell’incontro urta contro la richiesta d’una cospicua mancia, che mette in crisi anche la professionalità del medico che, andato per riscuotere, finisce anche per rimetterci. Pezzo forte è il terzo: Masaniello innamorato – Masaniello fell in love, che inizia con la vendita del pesce ma si sviluppa intorno alla rievocazione dell’innamoramento dell’abbronzato pescivendolo per Bernardina, con elenchi (necessari per la caratterizzazione del contesto) dei donativi e appuntamenti serali fra le barche per consumare anche pane e fichi. La narrazione dei tempi lieti, fra vico Rotto e S. Eligio al Mercato, è infuocata dalla notizia che la Bernardina è stata arrestata perché scoperta a industriarsi con il minuto commercio della farina, eludendo il dazio. Il racconto si chiude con l’’innamorato’ diventato ‘furioso’, che si reca verso la Vicaria e inizia a ripetere la terribile frase della rivolta: ‘Nuje nun simme munnezza! –We are not shit!’. Messina, piegando la narrazione verso la storia, fa seguire una dotta quanto esplicativa ‘appendice’ in cui condensa le complesse vicende napoletane: la relazione fra Monarchia e Viceregno; le tensioni fra gli Eletti della Città anche sulla ripartizione delle tasse; il ruolo del cardinale, di Genoino e del Viceré, in una rivolta che non mise in discussione la fedeltà alla monarchia spagnola. Estenuati dalle guerra dei Trent’anni, incapaci di prospettare un’uscita dall’ancien régime, anche per quei caratteri propri della borghesia, che non era quella inglese o olandese, gli attori restano succubi di quella forma sociale che sarebbe durata ancora centocinquanta anni e più, nel mentre, dopo Westfalia, è la Francia ad assumere una egemonia assolutistica in Europa. Non solo Vico e l’illuminismo e poi il liberalismo ( con l’istanza d’una monarchia costituzionale) sono molto al di là da venire, ma qui il peso del medioevo nelle categorie sociali è un viluppo dentro cui Masaniello non può che manifestare il suo gridato disagio, privo di sbocchi politici realistici. Messina, in questa sua felice unione di narrativa ed sintesi storica si posiziona nella galassia che va da con V. Consolo e D. Mariani fino ad E. Striano ed alla M. Yourcenar, di cui penso almeno ad ‘Anna,soror’, ma seguendo il dettame del frammento evocativo e della scheggia luminescente, capace di offrire il tono d’un’epoca.

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Sull' Autore

Antonio Lotierzo

Nato a Marsico Nuovo in provincia di Potenza, dal 1976 risiede a Napoli, pensionato. Pubblica nel 1977 la sua prima raccolta di poesie, Il rovescio della pelle, in cui descrive il mondo rurale contemporaneo del Sud Italia col linguaggio del dadaismo e della neoavanguardia. Il suo stile poetico include elementi dell'ermetismo di Leonardo Sinisgalli e dell'uso creativo del dialetto di Albino Pierro, con influenze abbastanza evidenti di Montale, Attilio Bertolucci e Pascoli. Dopo la seconda raccolta di poesie Moritoio marginale (1979), si dedica allo studio della storia contemporanea e all'antropologia positivistica, pubblicando saggi in entrambi i settori e partecipando a concorsi universitari. Nello stesso periodo cura la prima pubblicazione delle opere del folklorista Michele Gerardo Pasquarelli (1876-1923), e traduce I canti popolari di Spinoso. Fra le opere storiografiche pubblicate da Loturzo figurano monografie su Spinoso, San Martino d'Agri e Marsicovetere; su Marsico Nuovo pubblica invece un volume di toponomastica.[1] Nel 1978 fonda la rivista Nodi, di cultura progressista oltre che letteraria, pubblicata fino al 1985. Nel 1992 vince il Premio Alfonso Gatto a Salerno con la poesia Rosa agostana.[2] Nel 1994 vince il Premio Internazionale Eugenio Montale, sezione inediti, prestigioso riconoscimento del Centro Montale presieduto da Maria Luisa Spaziani, con Materia e altri ricordi.[3] Nel 1996 vince, all'interno del Premio Pierro a Tursi, il premio per il miglior componimento in un dialetto di area lucana con la poesia Agri (Ahere). Loturzo ha curato le antologie Poeti di Basilicata con Raffaele Nigro[4] e Dialect Poetry of Southern Italy con Luigi Bonaffini.[5] Nel 2001 l'editore Dante & Descartes di Napoli ha pubblicato tutte le sue poesie in Poesie 1977-2001.[6] Dirigente scolastico di vari licei (Cassano all'Ionio, Torre del Greco, Napoli piazza Cavour e Napoli Mergellina), è in quiescenza dal 2014; l'ambasciata di Francia gli ha concesso l'onorificenza dell'Ordine delle Palme Accademiche, col titolo di Chevalier, n.38/Roma/12 febb, 2014.

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