LE MOSTRE DI MATERA 2019: PASOLINI E IL VANGELO

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a c. di Marino Faggella

1. Sono trascorsi più di cinquant’anni da quando Pier Paolo Pasolini, poeta prestato anche al cinema, veniva premiato nel 1964 con il Leone d’Argento in occasione della Mostra del cinema di Venezia. Il film, un capolavoro inimitabile, indimenticabile ed unico, recava non senza ragione una sentita dedica a Papa Roncalli (“Alla cara, lieta e familiare memoria di Giovanni XXIII”) il quale, informato sulle intenzioni del regista di voler girare un film sull’Evangelo di Matteo, ne aveva caldeggiato la produzione, nonostante i pregiudizi di certi ambienti della borghesia conservatrice che non vedevano di buon occhio il suo cinema, provocatorio e poco ortodosso, per non parlare della sua omosessualità .
Ma che cosa spinse Pasolini, notoriamente ateo, marxista e anticlericale – il quale in un’intervista precedentemente rilasciata su un giornale aveva provocatoriamente dichiarato: “io non sono credente, non credo nemmeno che Cristo sia figlio di Dio – a scegliere un contenuto religioso quale materia di un suo film è questione che ci indurrebbe a pensare ad un miracolo, piuttosto che ad una conversione. Che ci sia qualcosa di miracoloso nella genesi del film, nato in seguito ad una vera e propria rivelazione spirituale, intellettuale ed estetica, è dimostrato da alcuni fatti significativi che hanno preceduto la realizzazione dell’opera, sui quali è il caso di soffermarsi brevemente.
Nell’autunno 1962 Pasolini si trovava ad Assisi per partecipare ad un convegno intitolato “Il cinema come forza spirituale del momento attuale”, dove avrebbe dovuto parlare del suo Accattone, tratto dal romanzo I Ragazzi di vita. Ma il 4 novembre i lavori del convegno furono ad un tratto interrotti a causa di un evento eccezionale ed imprevisto. Papa Giovanni XXIII, che era sceso quale pellegrino a Loreto, non volle perdere l’occasione di concludere la sua visita con una sosta ad Assisi, la città francescana che nell’Umbria verde rappresenta la più pura e grande esperienza religiosa e mistica. La comunità assisiate, per quanto colta di sorpresa, si accinse ad accogliere nel modo più degno il padre della cristianità. Pasolini, che era ospite dell’associazione cattolica Pro Civitate Christiana, fu invitato a far parte della delegazione incaricata di rendere gli onori al Pontefice. Ma il regista, vuoi per riservatezza, vuoi perché non si sentiva a suo agio in una congrega generalmente formata da religiosi, declinò l’invito preferendo ritirarsi nella stanzetta che gli era stata riservata nella Cittadella di don Giovanni Rossi. Tuttavia, il suo rifiuto di voler incontrare il vicario di Cristo in terra gli consentì di avvicinarsi per caso, o per miracolo, alla sua indelebile parola, che volle comunque raggiungere proprio lui, ateo miscredente e per di più marxista.
A corredo della sua camera di foresteria, giaceva accanto al letto un’edizione del Vangelo secondo Matteo, egli lo prese fra le mani, cominciò a sfogliarlo e in poche ore ne divorò il contenuto. Successivamente si preoccupò di sottolineare che quell’episodio straordinario si era per lui rivelato “una furiosa ondata, un trauma, un impulso che in quel momento gli era assolutamente oscuro” un specie di esaltazione che costituì il casuale, ma anche fondamentale e decisivo precedente del film, come dimostrano le parole che quella sera stessa pronunziò in confidenza a Don Rossi: “Farò un film sul Vangelo di Matteo. L’ ho deciso dopo aver letto, sdraiato sulla branda, il libretto che ho trovato sul comodino”.
Il film, che richiese un’accurata preparazione nella ricerca dei luoghi che avrebbero fatto da sfondo alla vicenda spirituale e religiosa, nato sulla scia di quella folgorante lettura si rivelò al termine un originale capo d’opera, un autentico capolavoro della cinematografia mondiale. Il successo dell’opera pasoliniana è spiegato non tanto dallo sviluppo del racconto ( il “plot” è solo ed icasticamente accennato dal volto di Maria fanciulla che apre all’inizio le vicende e si conclude con l’immagine dolorosa, dal volto non più radioso ma corroso dal dolore, della Madre del Cristo morto sulla croce) quanto piuttosto dal linguaggio universale impiegato dall’autore che, aderendo quasi completamente al testo evangelico, è in grado di raggiungere qualsiasi spettatore.
Giustamente è stato sostenuto per sintetizzare le straordinarie qualità tecniche del film:”Il mezzo filmico è l’essenza stessa del racconto; che non è racconto e neanche una trasposizione del testo nell’opera filmica, è l’opera filmica stessa che incarna il Vangelo. Non c’è mediazione esegetica, storica, biografica, dogmatica e non c’è ricorso a stilemi vari, tutto è ridotto all’osso: i personaggi non sono attori professionisti ma uomini del vivere quotidiano e il paesaggio non è altro che il contenitore scarno, glabro di questa umanità che la eleva nella sua essenza a verità. Percorso inverso a quello dogmatico: l’umanità si sostituisce al dogma; un’umanità esente da sovrapposizioni ideologiche… (D.Ghin)”
In effetti, solo la profonda sensibilità di un poeta come Pasolini avrebbe potuto realizzare una rappresentazione così vera e realisticamente struggente: un film che è innanzitutto un’opera straordinaria di pittura e di letteratura, scandita inoltre da una colonna sonora esaltante nella quale le melodie di Bachalov si alternano a quelle di altri autori.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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