In uno studio analizzato a partire dal 2000 fino al 2014, l’Istat presenta uno scorcio dei dati sull’estensione del verde urbano per i 116 capoluoghi di provincia dell’Italia.
La media di verde a disposizione di ciascun abitante è di 31,1 metri quadrati. Le dotazioni più alte si registrano tra le città del Nord-est (50,1), più che doppie in confronto a quelle del Centro (22,7), del Nord-ovest (23,6) e delle Isole (20). La media del Sud è invece di 42,5.
A vincere il primato di questo classifica è la storica Matera, Capitale Europea della Cultura per il 2019, seconda città per popolazione della Basilicata. Con i suoi 978 metri quadrati a disposizione supera ogni pretendente e stacca di 500 la seconda classificata.
Il capoluogo con la maggior superficie di verde urbano è Matera con 60.236.090 metri quadrati, di cui 59.229.010 riferiti a verde storico. E’ quanto emerge da un report del Centro Studi Enti Locali (Csel) elaborato per l’Adnkronos.
Ma c’è qualcuno che non è d’accordo con i dati proposti, e addirittura lancia un vero e proprio “J’accuse” nei confronti di chi millanterebbe posizioni di prestigio in realtà non vere.
“Sono anni che va avanti la storia mendace di Matera città più verde d’Italia. Bisogna dirlo, non per amore di polemica, ma per affermare quel principio caro all’urbanistica che persegue la qualità della vita dell’individuo quale parte integrante di una comunità nel suo naturale territorio di appartenenza.”E’ quanto si legge in una nota diffusa da Matera Civica in cui si spiega anche che:“È necessario tenere a mente i dati del verde urbano, quello della vita quotidiana, ovvero altra cosa da quello che invece urbano non è, come i parchi extraurbani. Utile potrebbe tornare il riferimento al Regolamento urbanistico approvato lo scorso aprile per affermare senza timore di smentita alcuna che quanti si aspettavano un sostanziale alleggerimento dei carichi edilizi, non ha potuto fare a meno di esprimere la propria delusione.Lo ha ammesso anche il pianificatore in Commissione urbanistica e lo ha ripetuto in aula, al momento del dibattito, che abbiamo perso il 10 per cento del verde urbano. Non è poco, perché al suo posto ci sarà nuovo cemento, ovunque.Cosa è successo? Per pareggiare i conti sono stati conteggiati circa 351.000 metri quadrati di verde locale in più, che risultano recuperati dalle aree intorno ai borghi rurali.
In termini di buona divulgazione ed estrema sintesi, il verde urbano o pubblico non è altro che il polmone verde della città. Nella maggior parte dei casi si tratta di piccoli spazi o porzioni del tessuto urbano dominate dal verde e dalla natura. A questa definizione possono corrispondere anche i parchi, purché compresi nel perimetro urbano, ma anche aiuole, viali alberati, aree spartitraffico piantumate. A proposito di alberi e riscaldamento globale, forse è il caso d’implementare al massimo la loro presenza e magari ricordare che non esiste nessuna tecnologia che sia complessa e perfetta come quella di un albero.
Sono esseri viventi che non hanno la possibilità di muoversi e dunque hanno sviluppato strategie estremamente sofisticate per sopravvivere. Vivono a lungo, in modo pacifico, e possono aiutarci a stare meglio: la loro ombra rinfresca le nostre giornate estive, aumentano l’umidità dell’aria e dunque abbassano la temperatura, assorbono l’anidride carbonica e le polveri sottili, temi attuali di cui il nuovo strumento urbanistico dovrà tenere debito conto nell’elaborazione di una visione futura in rapporto al territorio di riferimento e a ulteriori spinte al consumo di suolo.
Siccome a luglio sono già stati stanziati 250 mila euro per iniziare a muovere i primi passi verso il nuovo piano regolatore, oggi definito Piano Strutturale, bisognerebbe considerare che se il riscaldamento globale aumenta in misura esponenziale, non si potrà certo pianificare il territorio come si faceva in passato, anche il modo di immaginare le città future dovrà cambiare.
A questo proposito, ecco gli ultimi dati sul consumo di suolo in città. Per comprendere ciò che è accaduto negli ultimi decenni basta confrontare i dati con il Piano regolatore di Luigi Piccinato del 1975. A conti fatti, sono stati divorati circa 1.530.651 metri quadrati di verde, parcheggi e servizi.
Il Piano del 1975 prevedeva circa 2.669.094 metri quadrati di verde, parcheggi e sevizi collettivi; l’attuale piano regolatore del 2007 dispone di circa 1.138.442 metri quadrati di verde, parcheggi e sevizi collettivi; negli ultimi decenni la speculazione edilizia si è divorato circa 1.530.651 mq di verde, parcheggi e servizi collettivi. Un trend di puro consumo che va radicalmente rivisto.”
Pronta la risposta del Gruppo Consiliare Movimento 5 stelle e l’assessore all’urbanistica Rossella Nicoletti, che in una nota replicano al movimento “Matera Civica” rappresentato in consiglio comunale da Pasquale Doria rispetto al primato attribuito a Matera di città più verde d’Italia.
“La politica urbana a Matera oltre i falsi miti. La storia di Matera città più verde d’Italia non è una bugia. È invece falso che il regolamento urbanistico abbia recuperato 315.000 mq di aree verdi intorno ai borghi. Il RU ha compiuto passi ben più coraggiosi: ha sostituito i tessuti del vecchio PRG con nuove aree verdi per la protezione e la valorizzazione paesaggistica e ambientale dei borghi e ha classificato gli insediamenti come centro storico. Ha compiuto cioè un riconoscimento di valore, non solo storico e architettonico, ma anche testimoniale e identitario per la comunità materana, che da quel momento ha dato vita al nuovo racconto dei Sassi di Matera e della nostra civiltà contadina.
I dati sul consumo di suolo, per i quali l’ISPRA produce la classifica annuale, vede un andamento in crescita per la maggior parte dei 7.904 comuni monitorati (https://www.isprambiente.gov.it/it/events/presentazione-del-rapporto-consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2021) e dunque anche per Matera. È falso affermare che la nuova pianificazione recentemente approvata non abbia agito per contrastare il fenomeno, delineando un quadro netto di maggiore sostenibilità, intesa secondo la moderna accezione del termine, ovvero sociale, economica e ambientale.
Ponendosi questi stessi obiettivi, il Regolamento urbanistico che il Movimento 5 stelle ha fortemente sostenuto nella fase di approvazione, fa scelte coraggiose, quali:
– il perimetro non intacca la zona agricola;
– respinge tutte le osservazioni che proponevano nuova edificazione nello spazio extra-urbano;
– introduce parametri ambientali ed ecologici (indici di piantumazione arborea e arbustiva, indice di permeabilità, criteri premianti per l’edilizia sostenibile…);
– introduce meccanismi per l’acquisizione di aree destinate e verde e attrezzature dai tempi del PRG del 75, mai espropriate, ma da sempre utilizzate nei piani precedenti per il calcolo degli standard, con enorme sacrificio da parte dei cittadini proprietari;
– introduce misure premianti per l’incremento di edilizia residenziale sociale.”
C’è da dire, infatti, che Il PRG di Piccinato, sebbene contemplasse oltre 2 milioni di metri quadrati di verde, servizi e parcheggi, era costruito immaginando una città di 84.000 abitanti (Matera ne conta ben 20.000 in meno!), utilizzando inoltre anche una rilevante quota di zone ancora oggi agricole, per il dimensionamento degli standard di piano. I piani successivi non hanno consumato il suolo del PRG di Piccinato, si sono solo progressivamente ridimensionati su un numero inferiore di abitanti e dunque maggiormente aderente alla realtà, riducendo in maniera corrispondente le quantità di aree a verde, parcheggi e servizi.
“Il regolamento urbanistico non è il libro dei sogni” continua l’assessore Nicoletti“è uno strumento che prova a restituire concretezza a questioni che si trascinano da tempo: capiremo se funziona con la gestione e se così non dovesse essere abbiamo il dovere di ri-orientarlo, di migliorarlo. Ma il problema non risiede certo solo nelle quantità: questa amministrazione sta provando a fare un ragionamento che punti sulla qualità progettuale, sulla rigenerazione e riorganizzazione degli spazi pubblici, sulla salvaguardia del verde esistente e la gestione dello stesso, anche attraverso i patti di collaborazione previsti dal Regolamento dei beni comuni.
Inoltre a breve si inizierà il percorso del piano strutturale comunale che dovrà affrontare sfide all’altezza di questa delicata fase storica per l’Italia e l’Europa. Di certo l’amministrazione Bennardi non si sottrarrà a costruire uno scenario di alto profilo in risposta alla crisi che attraversiamo, ambientale, economica e sociale, con la consapevolezza di dover condividere questo pezzo di strada con i cittadini, i progettisti e gli stake-holders, per costruire una politica che permetta alle cose di accadere. Diversamente sarebbe solo uno slogan.”
Che si tratti di numeri falsi o veritieri, la città dei Sassi attende ancora speranzosa la risoluzione di vari punti nodali quali la equa distribuzione tra aree verdi e i parcheggi in città, senza dimenticare la piantumazione di nuovi alberi prevista per lo scorsoautunno e non ancora attuata in toto. In attesa del Parco Intergenerazionale in piazza Matteotti e piazza della Visitazione a Matera, che l’Amministrazione Bennardi ha ereditato dal cavallo di battaglia della “ei fu” campagna elettorale di Adduce del 2015, progetto sostenuto e presentato nello scorso luglio dall’attuale amministrazione grillina. I lavori, si legge nel progetto, saranno da completare entro il 31 dicembre 2023.Al di là dei numeri e delle vicende passate, Matera è una città che guarda al futuro, e tutti i materani sperano che sia sempre più “green”.