MATERA, NUOVO REGOLAMENTO DEL P.A.I.P.: PROPOSTE DELLA ZFM PER IL RILANCIO DELL’AREA

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Lidia Lavecchia

Matera, città antica e operosa, che 45 anni fa ebbe il riconoscimento per i suoi artigiani con la nascita della “Zona Paip”, il primo insediamento di questo genere in Italia, con l’obiettivo di creare non solo spazi adeguati per le attività artigianali, ma anche servizi idonei alle stesse in stretta sinergia con gli amministratori e quindi con la gestione della cosa pubblica. Un anno fa fu pubblicato un libro per raccontare come andarono le cose e, notizia di giorni fa, il Consiglio Comunale di Matera si appresta a votare il “Nuovo Regolamento del Paip”.

Ed è proprio “Il nuovo regolamento del Paip”, il tema dell’incontro promosso ieri sera nella sede dell’infopoint ZFM dall’associazione Zona Franca Matera con la partecipazione di amministratori, imprenditori e professionisti della città di Matera, per presentare una serie di proposte di cui tenere conto in sede di redazione del nuovo regolamento del Paip, la cui bozza è stata presentata per la prima volta in Commissione nella scorsa settimana dall’Amministrazione Bennardi. All’incontro hanno partecipato tra gli altri il presidente dell’associazione ZFM Nino Liantonio, Giampiero Demeo, esperto in logistica dell’associazione ZFM, l’avvocato Pierluigi Diso, il presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Matera, Giuseppe Sicolo, l’imprenditore Antonio Latorre, il presidente di Italia Camp Basilicata, Giovanni Porsia e i consiglieri comunali Milena Tosti, Cinzia Scarciolla di Matera 3.0, Pasquale Doria di Matera Civica e Nicola Casino di Forza Italia.

“L’Associazione Zona Franca Matera – presente da venti anni proprio nell’area produttiva di Matera e che l’ha vista trasformarsi in area commerciale e forse a breve anche residenziale, se alcuni edifici diventassero centri direzionali prima e civili abitazioni subito dopo, un po’ come è già avvenuto in altro luogo sempre a Matera -vuole far sentire la sua voce.” Ha esordito il  Presidente dell’Associazione Nino Liantonio. “L’associazione” ha continuato Liantonio, “non intende narrare le fasi storiche che hanno visto la nascita e la trasformazione dell’area produttiva di Matera negli ultimi decenni, ma coinvolgere i residenti del Paip in un discorso più ampio, verso un cambiamento culturale per la città di Matera e la Basilicata, che vede come protagonisti nuove generazioni di imprenditori, orientati all’innovazione, all’internazionalizzazione, che hanno bisogno di strumenti immateriali e materiali che al momento scarseggiano ancora.”

La situazione di crisi post Pandemia e la guerra in Ucraina (sperando che termini presto), l’area retroportuale del porto di Taranto, stanno aprendo nuove prospettive di crescita e di sviluppo per il Mezzogiorno e Matera potrebbe essere ancora una volta capofila.

Perché, dunque, non raccogliere la sfida?

I primi artigiani insediatisi con mille problemi, alcuni dei quali ancora oggi attualissimi, gli amministratori cittadini e le associazioni di categoria sono state invitate a discutere del nuovo Regolamento, perché è giusto coinvolgere la parti sociali e i residenti/artigiani lì presenti. L’associazione ZFM è, purtroppo per alcuni, ancora parte attiva in un processo di sviluppo del Paip di Matera, anima il dibattito in città e vuole leggere quanto accaduto e sta accadendo insieme ai suoi invitati, prima di inviare un documento al Sindaco Bennardi.

Finalmente viene aggiornato un Regolamento la cui prima stesura risale al 1976 e che non veniva modificato da quasi 30 anni. Un’area che oggi conta più o meno 300 aziende, circa 3mila addetti e un fatturato aggregato di un miliardo di euro, merita la massima attenzione da parte dell’Amministrazione Comunale, anche al di là del Regolamento.

In tale contesto, l’associazione Zona Franca Matera in rappresentanza delle numerose imprese associate propone, in sintesi, di:
1. rimodellare il PUG (Piano Urbanistico Generale) di pari passo alla proposta avanzata dalle associazioni datoriali più rappresentative di riconfigurare la destinazione d’uso delle aree e degli immobili del PAIP 1,2 da aree produttive ad aree per attività Commerciali e Sevizi, cosicché si possano realizzare le opere infrastrutturali di collegamento veloce delle suddette aree alla zona industriale de La Martella;
2. attivare il Centro di formazione in disuso ubicato nel PAIP 1 quale scuola di Arti e mestieri al sevizio delle PMI locali e da esse gestito con sistemi manageriali e gestionali innovativi (per essere chiari la formazione non va delegata alla mera gestione tecnocratica della Regione Basilicata Potenza-centrica, alla quale, tramite il suo consulente, Leonardo Cuoco, l’associazione ZFM diede già due anni or sono un valido progetto per l’utilizzo del detto centro, senza aver mai ricevuto alcuna risposta);
3. definire una volta per tutte la annosa questione dei diritti di superfice, trasferendo definitivamente la proprietà in capo ai titolari dell’immobile;
4. non consentire ai titolari dell’immobile di mettere in campo pericolose speculazioni edilizie fine a sé stesse, che nella migliore delle ipotesi consentirebbe a costoro di trasformare un opificio in civili abitazioni, schermate dalla connotazione di centri direzionale.

Tra le modifiche presentate, anche la possibilità di insediamento di aziende che svolgono attività di servizi, finora escluse da un’area riservata ad attività artigianali e commerciali; la possibilità di separare gli alloggi dagli opifici in caso di frazionamento e la riqualificazione della Consulta, organismo che permette un confronto costante e continuo con le Associazioni imprenditoriali sulle problematiche del Paip.  i tempi sono maturi anche per provvedere ad una riqualificazione delle due aree Paip, sfruttando gli strumenti messi a disposizione dal Pnrr, dalla nuova programmazione comunitaria e dal piano comunale delle opere pubbliche.

Spunti, riflessioni, suggerimenti e un percorso operativo per il rilancio dell’area. Servono fatti, ma soprattutto volontà di recuperare il tempo perso in un’area, quella tra Via La Martella, via Gravina e dintorni, solcata dalla crisi, chiusure di attività e pochi esempi di innovazione.

LIDIA LAVECCHIA

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