MATERA, UN TESORO NASCOSTO CHE RISCHIAMO DI PERDERE

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NINO CARELLA

nino-carellaUn percorso sotterraneo chiamato “Matera Sum”, aperto da pochi mesi. La più grande cisterna materana, il “Palombaro lungo”, prova tangibile del grande e ingegnoso sistema di raccolta delle acque che i Sassi hanno rappresentato per secoli. Un progetto di rifacimento di Piazza Vittorio Veneto, annunciato mesi fa dall’amministrazione De Ruggieri. Cosa hanno in comune? Tutto. Ma andiamo per gradi.

Negli anni ’90 la piazza principale della città è stata oggetto di una profonda risistemazione. Nel corso dei lavori sono stati riscoperti pezzi di città dimenticata che, opportunamente, sono stati lasciati a vista, anche perché uno di essi dava accesso al Palombaro Lungo, una immensa cisterna oggi tra le principali attrazioni turistiche, e non solo, della città.

Pochi mesi fa invece è stato aperto al pubblico un altro pezzo nascosto di città, Matera Sum: un interessante e altrettanto suggestivo percorso di molte centinaia di metri che ripercorre le orme di un passato sepolto dalla vita e dalla città moderna, limitrofo alla piazza principale, sotto Palazzo Malvezzi, di fianco l’attuale Prefettura. Un’operazione che sta avendo altrettanto successo, creando lavoro e un’ulteriore opportunità di approfondimento della conoscenza per i tanti visitatori.

Pochi materani però sanno che l’area sotto Piazza Vittorio Veneto contiene una vasta rete di ambienti e cunicoli, in parte ancora da esplorare, e molti già esplorati. Di più: durante i lavori degli anni 90, parte di questi ambienti furono ristrutturati, fino a un certo punto, quando finiti i fondi a disposizione, si chiusero i cancelli in attesa di tempi migliori e di altri fondi per il recupero completo. Oggi le chiavi di quei cancelli, sono nelle mani del Comune.

Cosa c’entra il progetto di risistemazione di Piazza Vittorio Veneto, annunciato dalla giunta De Ruggieri pochi mesi fa? C’entra, c’entra. Come per il progetto di “riqualificazione” di Piazza della Visitazione (subito accantonato per l’enorme e negativo clamore suscitato, alimentato anche grazie anche al nostro articolo), anche questo è stato direttamente annunciato alla città, senza uno straccio di discussione, di informazione preventiva, di apertura. Eppure all’epoca non si levarono molte voci contrarie, nemmeno dall’opposizione. La principale riguardò l’idea di rifare la facciata della Chiesa di S. Spirito, con un modus operandi ormai desueto e abbandonato nel recupero archeologico, perchè renderebbe il sito meno autentico, e più posticcio.

Ma sopiti questi (blandi) rilievi, da allora non se ne è saputo più nulla. Il motivo della tacita accettazione è probabilmente questo: sembrava tutto sommato un lieve restyling, che non avrebbe compromesso il ruolo e la storia della piazza principale della Città Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

E invece ci siamo sorpresi molto di scoprire che non è proprio così.

Il progetto presentato dal Comune di Matera prevede infatti anche la chiusura del Fondaco di San Domenico, il più vicino alla prefettura, per intenderci. La motivazione addotta sembrava razionale: non aveva molto senso tenere aperto un fondaco inaccessibile, ricettacolo di rifiuti gettati dall’alto e di difficile manutenzione.

Ma il Fondaco di San Domenico non è un inutile buco aperto nel pavimento, perché ha un suo ruolo: fornire l’accesso ad una parte nascosta della città, che oggi è chiusa e non usufruibile, ma che potrebbe essere restituita alla città, fornendo ulteriore fascino alla visita della Matera perduta, sotterranea, lontana dalla luce che plasma la bellezza millenaria dei Sassi, sotterrata dal buio della nostra storia, che rischiara e illumina con la sua sola evocazione la nostra millenaria memoria collettiva. Delle foto pubblicate sui social hanno evidenziato che in alcune grotte sono addirittura presenti delle ossa. Sarebbe doveroso che la Capitale della Cultura pensasse prima di tutto almeno a studiare e valorizzare adeguatamente questo pezzo di storia, prima di riseppellire di nuovo tutto sotto uno spesso strato di cemento. O no?

fondaco1fondaco2

 

In sostanza quindi, il Palombaro Lungo e Matera Sum non sono altro che piccole porzioni di un più vasto e articolato sistema di grotte e ambienti sotterranei. Come detto, alcuni peraltro già ristrutturati e recuperati. In occasione dei lavori degli anni ’90, quando evidentemente la necessità di modernizzazione e sistemazione (nonché di spesa dei fondi disponibili) riusciva a coniugarsi assai meglio con l’entusiasmo e la necessità di studiare, riscoprire, tutelare e valorizzare la città, furono redatte alcune mappe dei cunicoli sotterranei che calpestiamo senza saperlo tutti i giorni. La seguente è ripresa da una tesi di laurea, giusto per capire quanto vasta è la rete sotterranea nascosta sotto il piano di calpestìo, anche considerando che alcune aree ancora oggi sono da scoprire e rilevare:

mappa fondaco

Non è delittuoso chiudere per sempre il Fondaco di San Domenico, a quanto ci risulta unico accesso di suggestivi ambienti sotterranei che verrebbero così sepolti per sempre? Cosa guida l’amministrazione comunale nel decidere gli interventi da realizzare in vista di Matera 2019? E perché dobbiamo scoprire tutto questo dai social, dal tam tam tra appassionati, leggendo tra le righe di un dibattito appena sussurrato, e nessuno si è invece preoccupato di capire fino in fondo le implicazioni di una scelta, ancora una volta, imposta dall’alto?

Ci auguriamo unicamente che questo articolo possa far riflettere, e stimolare un dibattito che, colpevolmente, latita. Il Comune aveva annunciato a giugno 2016 che i lavori in Piazza Vittorio Veneto sarebbero partiti entro un anno. Mancano pochi mesi, dunque.

Proviamo a pensare, almeno, se stiamo facendo la cosa giusta.

 

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Sull' Autore

Nino Carella

Ho impostato il navigatore in direzione aziendale ma, blaterando di democrazia e di sviluppo, ho svoltato a sinistra finendo dritto addosso a un blog: ed erano già passati quarant'anni.

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