MELFI DA FIABA : TRIPUDIO DI LUCI E COLORI

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FRANCO CACCIATORE

A Melfi, le festività del Natale e fine anno, segnate da un serie di avvenimenti in un percorso fra scoperta e videomapping, per iniziativa della Civica Amministrazione e Direzione Regionale Musei. Un insieme che al mettere in luce una città sconosciuta unisce quella di monumenti che divengono fondali di un racconto di storia e  fiaba.

La realizzazione della Tequila Service di Vidio Carbone che dopo il successo dello scorso anno, si ripete con un variegato programma, partendo da una città invisibile, quella degli ipogei. Così la visita di  una Melfi sconosciuta ai più che si sviluppa al disotto del centro abitato con una serie di camminamenti attraverso scantinati che un tempo non erano tali, ma laboratori artigianali a livello strada. Oggi via Bagno, una volta via Selice e via dei Mercanti.

Prima tappa (tassativamente con mascherina e greepass) la cantina della casa vinicola Luca Carbone, un anfratto stupendo che attraverso gli strati delle sue pareti rocciose ci racconta di un Vulture vulcano in attività e della sua lava fuoriuscita nel tempo. Qui le meditazioni di Antonella e Francesca Moccia. Chiudendo gli occhi il trovarsi con i primi cristiani in una catacomba.

Si prosegue il cammino e siamo nella cantina Mancusi che è nello sprofondo dove si trovano le  vasche per la conceria della pelle nel periodo ebraico. Era uno dei cosiddetti “bassettieri”. In fondo il presepe semplice, alla maniera di quello di Greccio, Accanto la musica degli angeli con il violinista Tiziano Gioiosa. Di fronte cantina Trimarco, stessa conformazione e la presenza di antiche botti. Qui declama l’attrice Simonetta Rizzitello  “Il canto di Natale” di Dickens.

Proseguiamo e siamo ancora giù nell’ex frantoio Casorelli. Fra quelle che erano le vasche per contenere le olive da molire, in mostra le “facce di pietra”, espressioni scultoree nella originaria lava, opere dell’artista Rino Cavuoti. Alla fine si esce a “riveder le stelle”.

Ci attende la fontana del bagno, retaggio degli antichi “balnea” gestiti dagli Ebrei. Su di essa scorrono immagini natalizie e fantasiose.  Si unisce il “laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et preziosa et casta” di S.Francesco.

Il cammino riprende verso la Porta Calcinaia, di fresco ricostruita, proseguiamo con le mura e siamo al castello. Tutto il percorso è una fantsmagoria di colori e di suoni. Il maniero nella sua interezza ne è avvolto, prende ora una veste severa, ora frivola, ora da favola.

E a chiudere l’autentica sorpresa. La visita alla cisterna del castello, a tutti sconosciuta. Dopo un “periglioso cammino” siamo di nuovo “nello profondo”. Si attraversa una passerella in vetro (recente realizzazione da parte dei Beni Culturali) e ci si trova in un luogo invaso dall’acqua. Solo un’illusione ottica, creata da un gioco di laser. E in un’immersione surreale l’attrice Sara Ceccio recita ovviamente versi dell’Inferno di Dante.

Davvero a tutti Comune, Direzione Musei e Tequila Service un dieci e lode.

Ovviamente vorremo che la valorizzazione di una Melfi, così ricca di storia e testimonianze del passato, non fosse solo virtuale e per un breve periodo ma divenisse reale e permanente.

Foto: Fantasmagoria di colori per mura e castello. Performance e mostra negli ipogei. Il maniero in versione favolistica. La cisterna del castello fra acqua e poesia.

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