Michele Zasa: da Tricarico alla MotoGP

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Marco Di Geronimo

Marco Di Geronimo

«Ho la doppia cittadinanza: Parma e Tricarico!» Così si chiude l’intervista che Michele Zasa, coordinatore della Clinica Mobile della MotoGP, ha concesso a Talenti Lucani. «Io sono nato a Parma, ma i miei sono di Tricarico e torno ancora giù. L’ultima volta ad agosto. Da piccolino ho passato tanto tempo coi miei nonni in Basilicata e sono molto legato alle tradizioni lucane».

È piccolino, questo mondo. Tanto piccolo che il medico del Campionato mondiale della MotoGP è originario della nostra terra. Michele Zasa ha preso il posto del dottor Costa nel 2014 e adesso coordina lo staff MotoGP della Clinica Mobile. Che è una struttura molto particolare.

«La Clinica Mobile è una struttura sanitaria itinerante. Era nata per fare assistenza in pista nei circuiti del motomondiale, ma col tempo è cambiata: non facciamo più emergenza in pista, ci occupiamo di medicina per i piloti e per tutto il paddock. Siamo un po’ «i medici di fiducia» dei piloti e ci occupiamo di servizi simili a quelli della Guardia Medica: trattiamo le influenze, aiutiamo i piloti che sono stati soccorsi in pista che hanno riportato piccole fratture con consulenze ortopediche o con la terapia del dolore, in modo da farli rimettere in fretta e tornare a vincere. Poi c’è tutta la parte di fisioterapia, sia defaticante a fine giornata sia, in caso d’infortunio, la fisioterapia riabilitativa. Lavoriamo in entrambi i campionati del mondo di motociclismo: MotoGP e Superbike. Quando ci muoviamo in Europa abbiamo dei camion per ciascun campionato, e quando arriviamo al paddock all’interno viene allestito un piccolo ospedale».

Ma a quanto ammonta il carico di lavoro in un weekend di gara? Siete sovraccarichi?

«Non ci fermiamo un attimo! Adesso siamo qui in Giappone, siamo nove persone, e siamo a pezzi, devo dire… è stata una giornata impegnativa. Sono caduti diversi piloti. Uno si è dovuto ritirare, uno è andato in ospedale per accertamenti. In un weekend di gara lavoriamo tanto tempo e tutte le ore sono dense. Le statistiche ormai le conosciamo: facciamo circa 500 interventi a weekend, a volte anche di più».

Immagino che coi piloti si crei anche un bel rapporto… o no?

Michele Zasa e Andrea Iannone«Noi siamo un gruppo relativamente giovane: io ho la stessa età di Valentino Rossi. Quindi i piloti delle categorie minori, Moto3 e Moto2, di 19-20 anni, per noi sono come dei fratelli minori. C’è un rapporto che va al di là della cura: c’è un rapporto medico-paziente, una confidenzialità, hanno fiducia in noi. Stiamo insieme quattro o cinque giorni in una settimana, è logico che ci sia una certa confidenzialità e quindi anche una certa amicizia».

Crede che i piloti si preparino bene, abbiano una forma fisica adeguata?

«Innanzitutto c’è da dire che non c’è bisogno di chissà che forma fisica per questo sport. Ciò che conta è aprire e chiudere il gas al momento giusto. Valentino Rossi è un grandissimo campione che si allena sì, ma a livello fisico non è un fisico iper-palestrato, iper-allenato… Si sta allenando in maniera continuativa soprattutto in questi ultimi anni perché ha da competere con dei ragazzi molto più giovani di lui, ma nei primi anni della sua carriera vinceva senza la necessità di allenarsi così tanto. Perché in questo sport puoi essere allenato quanto vuoi, ma se non hai la classe, se non hai il talento, non puoi vincere. Al di là di questo, negli ultimi anni il livello della competizione è diventato altissimo e siccome ci sono tanti piloti veramente bravi bisogna anche essere allenati fisicamente per dare il 100%. La forma fisica è diventata una componente non dico secondaria, ma che viene dopo l’abilità. I piloti di MotoGP si stanno allenando tutti bene per quello che vediamo dalla Clinica Mobile. Magari alcuni piloti di Moto3 che arrivano al primo anno nel mondiale, se non sono seguiti adeguatamente, non hanno l’adeguata preparazione fisica. Ma in breve tempo si rendono conto che se non sono in grado di competere fisicamente con gli altri concorrenti, allora devono allenarsi e lavorano in tal senso. È una selezione naturale».

Nel camion della Clinica Mobile, Lei ha appeso fotografie di piloti storici della MotoGP. I suoi pazienti come hanno reagito?

Giacomo Agostini«Anche i piloti sono tutti appassionati e hanno piacere di vedere le foto dei nostri idoli, dei loro idoli. C’è Kevin Schwantz, Giacomo Agostini… ecco, magari Kevin Schwantz è più vicino ai piloti di oggi mentre Giacomo Agostini era di un’epoca più lontana… Però insomma, hanno piacere a vedere queste foto all’interno della Clinica Mobile. Anche quelle dei piloti scomparsi come Simoncelli. Avevo pensato di mettere anche un pilota di F1, un mio “amico”, ma sarebbe stato fuori tema e non l’ho inserito. Ayrton Senna. Tutto il mio percorso nei motori è partito da Ayrton Senna: ho iniziato a lavorare nel circuito in cui è morto [Imola, ndr] e poi da lì sono stato coinvolto dal dottor Costa, per lavorare nelle gare di moto. Senna era un pilota metodico, con tantissimo talento. Ma si allenava in continuazione, lavorava tantissimo sulla propria preparazione e sui dettagli. Al di là della forma fisica e del talento, per me è importante lavorare sui dettagli».

Ma cosa c’è di davvero speciale nell’essere “il” medico della MotoGP?

«Trovarsi con Valentino Rossi a chiacchierare e scherzare per dieci minuti la sera prima della gara di Misano, per esempio! Ti rendi conto che è un mito mondiale, conosciuto ovunque andiamo, lo cercano dappertutto, e tu sei lì che magari lo vai a trovare o a fare due chiacchiere. Questo è davvero qualcosa di incredibile, anche stare semplicemente lì con loro. È qualcosa che ti rende fiero, orgoglioso. Allo stesso tempo seguire il motomondiale ti permette di viaggiare tanto. Da una parte è bello ma dall’altra è stancante. La gente crede che si faccia turismo, ma in un weekend di gara andiamo in circuito alle 7.30 di mattina e finiamo la sera. Non c’è tempo. A parte il primo giorno, quando arrivi direttamente dalla Lombardia. Ma comunque è sempre bello girare il mondo, io sono uno che ha sempre viaggiato. E poi è stimolante, perché con questi ragazzi che danno il massimo, che sono i migliori del mondo, non puoi sbagliare. Devi sempre dare il 100%, fare del tuo meglio. Perché se non sei bravo loro devono cercarsi un altro medico. Io devo risolvere i problemi. Purtroppo, per quanto tu possa lavorare bene, la medicina non sempre riesce a risolvere i problemi. Perché la medicina è così. Dico sempre che la medicina non è la matematica. Però quello che per loro è davvero importante è vedere un medico al loro fianco che ci prova e che s’impegna. Quindi devi sempre dare il 100%: quello che loro fanno in moto, noi lo dobbiamo fare nel nostro lavoro. Da una parte è stancante ma dall’altra è molto, molto stimolante far sempre bene e migliorarsi sempre».

In genere tutti i riflettori sono sui piloti. Ma la Clinica Mobile si occupa anche del resto del paddock. Per curiosità, quanto spesso e quanto male si fa un meccanico, in un weekend?

«Generalmente non si fanno tantissimo male. Poi in realtà i piloti, così come i meccanici, non vengono solo per i traumi. Tante volte vengono perché hanno l’influenza, perché hanno mangiato fuori e hanno la gastroenterite… insomma ci sono molte situazioni del genere. Diciamo che in genere la fisioterapista è solo per i piloti, mentre i medici sono a disposizione di tutti, e quanto a interventi medici ne facciamo in genere il 50% per i piloti e il 50% per il paddock».

Lei ha menzionato il dottor Costa: qual è il suo insegnamento più importante?

Michele Zasa col dott. Costa«La voglia di starci sempre, la voglia di essere qua a disposizione dei piloti e di sacrificarsi per i piloti, anzi con i piloti. Condividere i problemi con i piloti, creare un’empatia è la base per ogni buon medico. Condividere il momento di difficoltà, il momento del dolore, stare a fianco al pilota e combattere col pilota per superare questi problemi. Questa è la base dell’insegnamento di Costa in Clinica Mobile. Penso sia la base anche per il medico che lavora giorno per giorno, anche se capisco che è più difficile. Perché nella realtà quotidiana, in un ambiente più complesso, anche meno stimolante, può essere difficile ricordarselo. Ma credo sia da tenere a mente nella mia professione, così come nelle altre professioni così importanti».

Cosa bolle in pentola nel futuro della Clinica Mobile? Ci sono già dei programmi?

«Sì, siamo un po’ una fonte inesauribile di novità! Cerchiamo sempre di tenerci all’avanguardia, di sperimentare cose nuove. Siamo anche giovani, per cui c’è la voglia di far sempre di più, far sempre meglio, far sempre qualcosa di nuovo. Come dico da tempo, noi vorremmo costruire un camion nuovo per dare più spazio ai piloti. Al di là di questo ci sono tante altre piccole cose che ci piacerebbe implementare. Sicuramente cercheremo sempre di migliorarci e di offrire un servizio sempre migliori».

E dopo venti minuti di sbobinatura, l’impressione è proprio quella. Si sente la serietà e l’impegno di chi vuole cercare di rimanere un punto di riferimento per i propri pazienti. Anzi di più: uno staff sempre più bravo, che si sforza e s’impegnare per dare il meglio per gli altri. Un impegno che in questo caso li porta a girare per tutto il mondo. Nel caso di Michele Zasa, senza dimenticare l’affetto per le proprie radici. Squisitamente (semi)lucane.

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Sull' Autore

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E. In passato ho scritto anche per ItalianWheels, per Onda Lucana e per Leukòs.

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