
PATRIZIA BARRESE
La storia dei lager del secolo scorso ha raccontato di atrocità, di morte e dell’assenza del rispetto dei diritti umani…un nuovo sterminio sta avvenendo su lidi vicino a noi, spiagge simili a lager a distanza di decenni dopo la fine della seconda guerra mondiale, sono diventate luoghi per la “tratta degli schiavi”. Ma la guerra è finita e il passato, nel mar Mediterraneo, riprende sembianze: qui le rotte migratorie non sono degli uccelli ma di chi non ha ali per volare lontano da luoghi di conflitti e di disperazioni. Le acque, accompagnano gli sbarchi dei sopravvissuti in cerca di riparo o di chi si dilegua nella notte; il mare, vede una scia di morti annegati che vengono adagiati cadaveri sulle spiagge. Il Mediterraneo – il più grande cimitero del mondo – è l’unico a sentire il peso della coscienza, non potendo ribellarsi diversamente.

La politica delle “porte aperte” in Italia, affonda le radici alla fine degli anni settanta, quando gli stranieri giungevano sui nostri lidi e cominciava a diffondersi il termine extracomunitari verso coloro che, provenienti dal Nordafrica o dall’Albania, erano in cerca di migliori condizioni di vita, forse in cerca de ”Lamerica”, perché perseguitati nel loro paese di origine, zone di guerra totalmente insicure o perché perseguitati per motivi politici o religiosi. Parlare di extracomunitari significa indicare chi, senza permesso di soggiorno, rappresenta l’incarnazione degli esclusi e degli emarginati della nostra società, di chi, per robustezza e resistenza alla fatica, viene impiegato a svolgere lavori meno qualificati e meno retribuiti, in condizioni lavorative degradanti che nessuno oserebbe fare e la dinamica non riguarda solo il Mezzogiorno ma è estesa a tutto il territorio nazionale.

Contrastare l’immigrazione e combattere i trafficanti di esseri umani, sono state sempre intenzioni e programmi stilati di un fenomeno che rappresenta una gestione infinita e interminabile. Sembra quasi di osservare la precarietà delle loro condizioni di vita, condizioni igieniche e alloggiative inaccettabili, mancanza di servizi igienici e di acqua e la numerosa condivisione dei posti letto. Parlare di immigrazione non è più come dire fenomeni episodici, perché i flussi hanno assunto dimensioni notevoli. Ogni “porta aperta e ogni lido”, ogni Paese accogliente è divenuto un “mosaico di nazionalità”, e gli ultimi recenti arrivi stanno facendo emergere tutte le fragilità a livello politico internazionale mettendo a dura prova le zone di primo approdo. Ciascuno si spalleggia il problema, ma in realtà non è tanto la collocazione geografica, ma trovare una soluzione condivisa per fermare il fenomeno migratorio. Situazione paradossale il nostro Paese è considerato un paese arretrato dal punto di vista economico, un’Italietta vista come destinazione poco appetibile per gli immigrati, contrariamente alla Germania o alla stessa Francia dove la presenza di comunità magrebine, garantisce accoglienza e lavoro in contesti meno denigranti o discriminatori. L’Italia, sta gestendo il fenomeno dei flussi migratori cercando di coniugare l’accoglienza e l’integrazione, ma i corridoi umanitari da “virtuosi” riescono a garantire la reale coesione sociale?
Indro Montanelli sosteneva “Siamo tutti tolleranti e civili nei confronti di tutti i diversi, specie quando si trovano lontano a distanza telescopica da noi”. E come coniugare l’uguaglianza criminalità = immigrati? Gang nigeriane, utilizzando riti voodoo e pestaggi hanno costretto con punizioni corporali le proprie donne a prostituirsi, tuttavia anche se i comportamenti delittuosi si riscontrano all’interno di quella popolazione, non ci può essere una reale corrispondenza tra aumento degli immigrati e aumento della criminalità. I dati consentono di affermare che è sbagliato inquadrare l’immigrazione sotto l’ottica della criminalità, la vera emergenza è l’integrazione. La paura della criminalità e la xenofobia subdola alimenta tra noi italiani un senso di insicurezza e un generale imbarazzo e timore verso chi, persino in metro, ti si siede accanto, perché si tende a considerare gli immigrati una minaccia per l’incolumità personale perché la maniera di vivere degli immigrati è difficilmente conciliabile con la nostra.

L’Agenda 2030, si pronuncia “nessuno deve essere lasciato indietro”, l’obiettivo è quello di “promuovere l’inclusione sociale, economica e politica di tutti” e il riconoscimento del “contributo positivo dei migranti” che stanno trasformando il nostro mondo. Dobbiamo prendere consapevolezza che se la pandemia o i cambiamenti climatici vedono muovere e sconvolgere il mondo anche le migrazioni devono smuovere le coscienze globali perché sono una crisi umanitaria che interessa il futuro di tutti provocando conseguenze irreparabili. Ma ormai per assicurarsi un pezzo di libertà, ognuno dei profughi è consapevoli di essere un corpo alla deriva perché solo se fragile, o donna o bambino, potrà sbarcare, diversamente “tutti provengono da un Paese, tutti hanno un passato, tutti sperano di giungere verso una meta migliore, ma tutti sono da qualche parte verso la fine”. La stessa fine di un immigrato siriano che in una struggente poesia ha scritto:” Ti ringrazio mare, perché ci hai accolto senza passaporto. Vi ringrazio pesci, che dividete il mio corpo senza chiedermi di che religione o di quale affiliazione politica io sia. Ringrazio anche voi, diventati tristi al sentire la nostra tragica notizia. Mi dispiace se sono affondato in mare”.
Prima che il mare nostrum diventi mare mortuum auspichiamo che le politiche in gioco sappiano fermare con senno questo naufragio di civiltà, diversamente saremo nominati discepoli dall’Alto ma non nel mare di Galilea, nel Mediterraneo, e una Voce ci dirà “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”.
