MIGRAZIONI, I FRONTI SU CUI OPERARE: DA TRIPOLI A PALAZZO SAN GERVASIO

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iacovinoDopo le dichiarazioni del Ministro Minniti, si riapre il dibattito sui nuovi centri di identificazione ed espulsione, che saranno diversi da quelli che abbiamo visto precedentemente anche nella nostra regione. Furono istituiti nel 1998 dalla legge sull’immigrazione Turco Napolitano e denominati Centri di Permanenza Temporanea, successivamente furono modificati dalla legge Bossi Fini del 2002 e tra i siti individuati vi era anche quello di Palazzo San Gervasio, il quale fu poi ammodernato, spendendo diversi milioni e dopo qualche tempo venne chiuso. Ci si aspetta che anche in Basilicata, come nelle altre regioni d’Italia, si procederà alla riapertura di tali centri e che, quindi, Palazzo San Gervasio ospiterà nuovamente i migranti e si occuperà non solo di accogliere ma anche di espellere coloro che saranno individuati come responsabili di atti criminali.

Questo è quello che sta accadendo in Italia, dove nei prossimi mesi, viste le premesse assisteremo ad un ripensamento generale riguardo la gestione dei richiedenti asilo e dei ricorrenti. Dall’altra, a pochi chilometri di mare, quasi all’orizzonte, assistiamo ad una situazione politica, seguita alle primavere arabe, sempre più complessa e incomprensibile che mette a dura prova il tentativo di pacificare i paesi nordafricani e quindi di  evitare continue morti sia in loco che durante le traversate. E cosi, il Ministro Minniti si è recato a Tripoli per adottare un piano bilaterale con il governo di Serraj ed evitare la tratta di esseri umani.

Perché sia un accordo decoroso e degno dei valori fondanti della nostra società, non solo dovrebbe combattere gli scafisti, ma cercare di aiutare il Paese nel ritrovare un nuovo equilibrio ed un nuovo assetto politico che permetta ai libici di vivere pacificamente. In effetti, in passato questo paese aveva una struttura governativa piuttosto salda e ben radicata, la gestione di Gheddafi aveva grandi limiti in fatto di democraticità, ma permetteva al Paese di avere un suo equilibrio interno fino alla sua deposizione nel 2011 ad opera del Consiglio nazionale di transizione. La politica di Gheddafi nel primo ventennio si avvicinò al panarabismo di Nasser, nazionalizzò la maggior parte delle proprietà petrolifere straniere, espropriò tutti i beni delle comunità ebraiche ed italiane, fu un convinto oppositore dell’egemonia statunitense e sostenitore della causa palestinese e di Yasser Arafat.

Certamente la Libia ha una posizione strategica negli equilibri del Nord Africa, come del resto è cruciale nella tratta di uomini e donne subsahriani che vogliono o sono costretti a compiere l’atto migratorio. Nella mia esperienza professionale, ho registrato che la quasi totalità di migranti subsahariani, per arrivare in Europa ha dovuto attraversare la Libia, e lì si verificano violazioni di diritti umani e soprusi poiché chiaramente è un Paese ancora non pacificato e gestito a singhiozzo, che vede continuamente scontri politici e militari. Ad ogni modo riaprire l’ambasciata italiana a Tripoli è un primo importante segnale, seppur Serraj non abbia il totale controllo del territorio e non riesca a garantire fino in fondo la sicurezza né i servizi essenziali, rischiare ed esporsi per sostenere il processo di stabilizzazione della Libia ed aiutarla nel contrastare il terrorismo e i traffici illegali sarà per l’Italia una partita importante e decisiva. Non dimenticando che il Daesh è stretto in una morsa in Medioriente e che potrebbe indirizzare i suoi interessi in altre parti del mondo, compreso il Nord Africa. Diventa chiaro quindi che sulla partita dell’immigrazione e degli accordi bilaterali con i paesi che fanno da sponda alle tratte di esseri umani, si gioca una partita molto importante che vede da un lato la gestione dei flussi migratori e la conseguente accoglienza, dall’altra vi è l’incombente necessità di aiutare questi paesi a trovare un loro equilibrio ed una loro pacificazione interna, che funga anche da deterrente ad eventuali estremismi e fondamentalismi.

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