LA MIA PRIMA VOLTA CON DE ANDRÈ

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

«In questo libro c’è un amore assoluto per De Andrè, che si perpetua per più generazioni, specchio della sua articolazione umana e musicale”  Dori Ghezzi 

Venticinque anni fa ci lasciava “Il Cantautore”, una perdita immensa per il Bel Paese e per la cultura; anzi per la “Cultura” senza confini e etichette, poiché Fabrizio De Andrè era un uomo libero, senza steccati, con i suoi pregi e  con i suoi difetti. Non aveva etichette ed era difficile etichettarlo allora  e ancora lo è oggi a 5 lustri dalla sua scomparsa. Cantautore? Poeta? Autore? Filosofo?  Scrittore? Compositore? Era tutto questo ed era altro; tanto altro.  Anni fa Faber è stato raccontato in questo libro “La mia prima volta con De André -515 storie” nato quasi per caso nel 2013, ma che ha ha avuto il premio Awards della Treccani Web con questa motivazione: “ Il progetto Tumblr di Daniela Bonanni è dedicato ad un’icona della nostra musica: Fabrizio de André. Amato oppure odiato, certamente conosciuto dai più, il suo è un personaggio cardine sia nella storia musicale italiana sia, soprattutto, in quella personale di molti di noi. Il progetto si prefigge quindi di far raccontare agli utenti la loro storia con De André, in particolare, la loro prima volta, il primo ascolto”.

Il libro è stato pubblicato dalla Ibis con prima 305 racconti e poi un’altra edizione con 505 racconti:  fu un libro collettivo ideato e curato  da  Daniela Bonanni e Gipo Anfosso  “due cresciuti a “pane e De André”,  ideato a Pavia ma si è “naturalmente” estesa a Genova e la Liguria, Milano, Roma, Ferrara, Brescia, il Friuli, l’Emilia, l’Abruzzo, la Basilicata… . Felice di questa sottolineatura di Giorgio Cordini sul suo blog con  il mio racconto ambientato in Basilicata; onorato di esserci perché in questo libro hanno scritto – come ha evidenziato Marta Pizzocaro  sul quotidiano la Provincia Pavese –  musicisti che per anni sono stati compagni di viaggio di De André: Ellade Bandini, Giorgio Cordini, Mario Arcari, Giorgio Usai… E Michela Centanaro, figlia di Vittorio, suo primo, importante  collaboratore musicale. Altri musicisti come Fabio Treves, Giua, Paolo Bonfanti…

Hanno scritto giornalisti (di tv e carta stampata): Gianni Mura, Enzo Gentile, Flavio Brighenti, Roberto Caselli, Ezio Guaitamacchi, Maxia Zandonai, Fausto Pellegrini,  Paolo Pasi, Laura Guglielmi, … Giornalisti e collaboratori della  Provincia Pavese: Marianna Bruschi, Anna Ghezzi, Marta Pizzocaro, Roberto Torti.  Ha scritto Luigi Viva, autore per Feltrinelli della biografia di De Andrè. E Andrea Moro, neuroscienziato, Gianpiero Lotito, ideatore di Facility Live, Paolo Costa, esperto di comunicazione  Gli scrittori: Massimo Bocchiola, Giorgio Scianna, Andrea Valente… I letterati: Silvana Borutti, Franca Lavezzi, Pierluigi Cuzzolin. Artisti: Marco Lodola, fotografi: Graziano Perotti, Pierino Sacchi… Ed anche il sottoscritto con questo racconto…  Ed fu  una richiesta di quelle a cui non puoi dire di No, da parte della vulcanica Daniela Bonanni: “Leo scrivi qualcosa sul primo incontro con De Andrè?”. “Certo Daniela, ricordo bene quando lo incontrai a Salerno dopo un concerto e…” Ma no; la prima volta che hai sentito De Andrè, dobbiamo fare un libro di racconti… Come si fa a dire di no a Daniela Bonanni e come potevo dire di no a me stesso di scrivere qualcosa su De Andrè; circa 30 anni di ascolti quotidiani; ed il primo ricordo è proprio quella canzone suonata live assieme alla Pfm…

Di Leonardo Pisani pubblicato su “La mia prima volta con Fabrizio De Andrè. 505 storie”, edito da Ibis

Lallallalla là.. Lalllallallà lallà là….Il vecchio giradischi funzionava a balzi, ogni tanto la puntina saltava  su quel vecchio vinile pieno di graffi, ricordi ma non ferite ma di tanti e tanti ascolti da parte dei “grandi”. Era un giorno come tanti altri di un normale giorno giocato all’ultimo sole di un “Inverno”; chissà un sabato forse. Sì un sabato. Il nostro sabato del villaggio lucano. Quando terminati quei terribili 6 giorni di scuola con levata alle 7 di mattina per correre a prendere il vecchio treno della calabro lucana; l’intero sabato pomeriggio era dedicato alle attività più sfrenate: “la mia ora di libertà”… Si giocava all’ombra di un cortile cercando di non far arrivare i gendarmi senza  armi ma sempre pericolosi…Lallallaà lallà..  Dovevamo decidere cosa fare quel sabato; primo incontro con Cosimo per andare da Pinuccio e poi ideare come divertirci. Din Din don, suonammo  il campanello; la porta rimaneva chiusa…Din Don Din Don Don Din .. Poi pugni e calci ridendo…; si sentiva  una musica. Un assolo; un lungo assolo ma non era una chitarra; non era una tastiera ma un violino. Mah….. Finalmente  la porta si aprì ; finalmente… e Pinuccio  brusco: “ entrate  presto presto presto ”. Ci guardammo sorpresi; ma che sarà successo… Intanto il giradischi di chissà quale anno e chissà a quante feste della febbre del sabato sera  era sopravvissuto indenne a balzi continuava a cacciare quella musica . Pinuccio alzò la stecchetta – come si chiamava non lo so, mo’ c’è il digitale..- e rimise  la canzone.. – Citt.. Citt ascoltate., troppo bella …Chitarre, batteria stratosferica, violino e quella voce… Non mi era nuova ma fu la prima volta che ascoltai con attenzione.. Soprattutto l’inizio..

All’ombra dell’ultimo sole
s’era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.
“Troppo forte, troppo bella…”. Questo è in gamba, stò De Andrè- disse Pinuccio.“Ma chi suona? “ chiesi. Vedemmo la copertina. Mai visto una cosa del genere; De Andrè in concerto con la Pfm … E quel De Andrè in una foto ironica con il vicino al termosifone  con la scritta “col culo esposto al radiatore s’era assopito il cantautore” o qualcosa del genere.

 

Venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un’avventura.
Rimanemmo affascinati da quella canzone; dal suono  e dalle parole.. Facemmo quasi una analisi del testo; decisamente più divertente delle traduzioni del latinorum e del grecorum ed anche di quella Eneide che era un incubo.

Ma all’ombra dell’ultimo sole
s’era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

“Hai capit stu strunz… Prima magna gratùs, poi vev il vino e poi l’accir.. Alla faccia della gratitudine”. Sentimmo quel pezzo 3 , 4, 7 volte …. E poi poi via di nuovo verso il vento  davanti agli occhi ancora il sole  pronti ad andar a girovagare verso una nuova avventura con il rimpianto di un aprile; parlando di qualche “amore perduto” ,. Chissà forse come al solito andammo al nostro torrente, che per noi era un fiume come l’Hudson o il  Sand Creek; e quel ritornello lo cantavamo – questo lo ricordo bene—all’ombra dell’ultimo sole trallalllalllààà e marciando per le campagne lucane c’era  “una donna che seminava  il grano e poi vedemmo il villano che zappava la terra”  … Non ci sembrava di essere in una “via del campo” ma in una  fantasiosa epopea con “Re Carlo” che tornava dalla guerra” o in una avventura; sognando di essere in qualche film del far west in una avventura tra apache, giacche blu e una taverna a Durango dove lei Maddalena dai lunghi capelli;pelle abbronzata e unghie da pantera ballava il fandango.

Di Leonardo Pisani pubblicato su “La mia prima volta con Fabrizio De Andrè. 305 storie”, edito da Ibis

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