DOMENICO FRIOLO: MIRAGGI PERDUTI

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DOMENICO FRIOLO LA MIA TERRA TRA STILLE E STELLEDOMENICO FRIOLO

Da rappresentante commerciale, mi trovai in un paesino della val Sarmento. Allora era faticoso giungervi da Potenza. Solo quando ci si metteva alle spalle Noepoli, dopo aver superato una miriade di curve e tornanti, salite mozzafiato, giungeva l’ ultima discesa verso il Sarmento. Una discesa ripida, a serpentina, che richiedeva guida accorta. Ma il grande alveo del fiume attraeva lo sguardo e, con una piena che ne riempiva il corso, dall’alto, era una meraviglia che metteva timore. Giunto al ponte, lo attraversai  e in modo istintivo, mi ritrovai ad accelerare. La piena emetteva un sinistro boato sulla superficie delle acque, per via dei massi e delle pietre trascinati  dalla corrente  e sulle quali le acque si infrangevano, continuando nella loro corsa: si era verso la fine dell’ inverno del 1973. Un salto a San Giorgio, poi a San Paolo e Cersosimo, poi superato di nuovo il fiume, mi recavo a San Costantino, dove una grande frana stava facendo crollare qualche casa. L’ultima fatica quindi era riprendere la SS 92 e portarmi a Terranova. Dodici kilometri ancora da percorrere per giungere alla meta, tra pozzanghere e frane che rendevano la strada un ripassare infero. Finalmente la sorgente Virgallita, con la sua acqua fresca ad un tiro di schioppo dal paese, mi tranquillizzò, ancora una frana a stento contenuta ed ecco le prime case di Terranova. Feci visita ai clienti, tutti accennavano al cattivo tempo, feci visita ai miei parenti, presi un boccone a pranzo con loro. Mi affacciati alla finestra: fiocchi di neve enormi iniziavano a venir giù. Ero preoccupato dal dover riprendere il viaggio di ritorno a Potenza. Erano preoccupati i miei parenti. I nipotini mi pregavano di restare, mi volevano con loro. Rimasi. La neve aveva  preso a cadere decisa, mulinava in ogni angolo, in ogni dove, e ripassava il tutto col bianco. I bambini  alla finestra osservavano il comporsi con i fiocchi di cerchietti e strali sui vetri e ne immaginavano le figure . Ardeva la fiamma sui ceppi nel focolare , rischiarando pareti e volte, dove le nostre ombre prendevano improbabili sembianze. Intanto la neve continuava a venir giù, coprendo tutto fino a che faceva scomparire i gradini davanti agli usci, gocciolavano i tetti mentre la soffice massa aumentava lo spessore. Qualche coraggioso iniziava a spalare la neve davanti la sua casa, per aprirsi un varco; anche mio fratello e i suoi ragazzini iniziarono, volevo dare una mano, fui ricacciato dentro casa. Giunse sera, ancora nevicava e lì, a mille metri di quota, il freddo pungeva. Mia cognata mise a letto i bambini, lo fecero anche lei e mio fratello. Toccava anche a me rifugiarmi sotto le coperte, ma una penna e un foglio di carta catturarono la mia attenzione e scrissi questa poesia pensando a quando la neve si sarebbe sciolta e colsi la parola “rinverdire”, da cui, prese forma questa poesia. La neve cadde copiosa, tutta la notte.

 

MIRAGGI PERDUTI
Un raggio
luminoso
si adagia
su resti
di rovine
struggenti,
mentre
la natura
rinverdisce,
ciò che
lentamente
muore.
L’uomo
va via,
sfuggendo
il destino.

By Domenico Friolo

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