
PATRIZIA BARRESE
Monticchio, ubicata alle pendici del Monte Vulture a circa 10 km dall’abitato di Rionero, è una cartolina variopinta ed incontaminata della nostra regione.
Dagli insediamenti normanni all’ordine monastico benedettino sino a Federico II di Svevia, nel corso dei secoli, l’attenzione di monarchi e ordini religiosi, ha reso omaggio a questa cornice paesaggistica incastonata nel territorio.
Porzioni di storia hanno lasciato impronte tangibili nei boschi di Monticchio, ove la caccia con il falcone o occultare accampamenti strategici, costituivano la pratica di regnanti o laddove Carmine Crocco e Ninco Nanco hanno fatto da protagonisti tra i briganti.
Nella riserva naturalistica del posto, la Brahmaea europaea, rara farfalla notturna presente fra le altre specie faunistiche celate nei boschi di castagneti, costituisce uno degli elementi del territorio da salvaguardare divulgandone la conoscenza. L’Abbazia benedettina con la Grotta di San Michele, il monastero di Sant’Ippolito e il recente Museo di Storia Naturale del Vulture costituiscono i percorsi chiave e i “contenuti” cui i visitatori possono fruire per fare un cammino figurato nel tempo già a partire dalle origini della formazione del vulcano estinto che domina nell’area in cui trovano collocazione i laghi da cui sgorgano acque effervescenti naturali.
Giunta la stagione estiva, Monticchio si appresta ad accogliere i visitatori “giornalieri e locali” che in questo periodo, al riparo dalla calura, si avvicendano fra le strade che perimetrano i laghi, passeggiando o noleggiando un pedalò o a cavallo.
Un turismo che rimane circoscritto nel periodo di pochi mesi all’anno, poco valorizzato che necessita di maggiori riflettori su questi paesaggi e la rarità del territorio che potrebbe vantare di una maggiore economia, dando slancio alle attività imprenditoriali che “vivono” di pochi mesi all’anno.
Trasmissioni televisive “Sereno variabile” e testate giornalistiche ricordano che “…la Basilicata resta sconosciuta e talvolta irraggiungibile perché priva di adeguate vie di comunicazione. Potrebbe accadere che Rionero in Vulture diventi Rio Nero o magari pensando al Brasile ricordi Rio de Janeiro”.
Affreschi e panorami, pilastri, absidi e musei rimangono un potenziale ancora inespresso e che, a fare da volano per il rilancio imprenditoriale della zona, la riapertura della funivia potrebbe essere l’input per una divulgazione turistica nazionale e non solo un riconoscimento locale inteso come luogo di nicchia.
Dai luoghi del belvedere al nostro saper fare artigiano ed industriale, dal folklore all’agricoltura e ai piaceri eno-gastronomici, l’augurio è che la nostra Regione possa avere ulteriori chance di crescita e fornire nuovi entusiasmi ai nostri territori e non solo ai “soliti” visitatori che ammiccano alle bellezze locali affermando quanto anticipato da Giovanni Pascoli:” guardo questi luoghi con fretta, poesia e
malinconia”.