ICONOGRAFIA DELLA BASILICATA

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Margherita Marzario 

“[…] ci rivela che viviamo in una terra di confine tra aspirazione alla felicità e ansia di morte e che il presente non può essere mai disgiunto dal passato” (dalla recensione del libro su un immaginario elefante bianco in Basilicata “Fernanda e gli elefanti bianchi di Hemingway” del giornalista e scrittore lucano Raffaele Nigro). La Basilicata, terra di confine e di contrasti, tra aspirazione e disperazione, tra ispirazione ed esasperazione, tra ansia e anse, tra passato remoto e presente ramingo, terra da scoprire nella sua storia e da scolpire nella propria memoria!

Basilicata, “mater” e materia di “paesologia” e “paesanologia”. California, Scozia, Irlanda, Cappadocia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Toscana, Umbria…: tutto concentrato nella piccola Basilicata.

La Basilicata è l’Umbria del Sud per varie affinità, non solo per i lupi e i buoni salumi, ma per l’essere anche una terra di santi, da S. Giovanni da Matera (festeggiato il 20 giugno) e S. Giustino de Jacobis (nativo di San Fele) alle leggende di apparizioni della Madonna da cui sono nati santuari e riti.

Matera, Metaponto, Maratea, Monticchio, Melfi: 5 M, un pentagono di meraviglie e di ricchezze della Basilicata, ovvero storia, arte, cultura, enogastronomia, mare. Un pentagono nel quale si inscrivono altre forme di bellezza, in primis Montalbano Jonico affacciato sui calanchi, Montescaglioso e la maestosa abbazia benedettina, Miglionico e il suo piccolo castello ben tenuto perché “benvoluto” dalla collettività, …

Maratea: isolotto di Santo Janni da raggiungere, grotte da esplorare, mare da ammirare, porticciolo cui attraccare, centro da visitare, reliquie di S. Biagio da venerare, statua imberbe di Cristo, “sempre giovane e senza tempo”, cui volgere lo sguardo e anelare dopo tanti tornanti. Maratea può essere l’emblema di tutta la Basilicata: terra “sempre giovane e senza tempo”, da raggiungere, da ammirare, cui attraccare, da visitare, da venerare, cui volgere lo sguardo e aspirare nonostante tanti tornanti (che invitano ad andare piano e a guardare le cose da un altro punto di vista)! Le braccia aperte del Cristo Redentore di Maratea richiamano l’accoglienza e la sacralità di questa terra. Un abbraccio che arriva dall’alto dei cieli e che si ritrova in altri punti della regione, come nei bracci della croce sulla rupe della chiesa rupestre di S. Maria de Idris a Matera e nella scultura della Madonna del Carmine sul Monte Carmine di Avigliano. Quella roccia che rispecchia il profondo carattere lucano.

Basilicata, terra di particolarità botaniche, dalla melanzana rossa di Rotonda (PZ) all’orchidea mateolana della Murgia materana, e terra di “etnografia gustemologica”: dalla minestra a base di ceci (considerata la prima forma di pasta) descritta dal grande poeta Orazio alla salsiccia lucanica (le cui origini sono rivendicate anche da altre regioni), menzionata da Cicerone e Marziale, agli involtini di interiora, con varie denominazioni dialettali.

“I posti in cui si allestiscono set e si girano film a Matera non sono semplici location, ma luoghi dell’anima” (un cinefilo locale). Matera e gli altri angoli da “scovare” (come i rifugi dei briganti) della Basilicata sono un trattato itinerante di ogni geografia e soprattutto di geografia dello spirito.

La Basilicata è anche una terra cinematografica. Tre i film girati dal grande regista Francesco Rosi (1922-2015), estimatore della Basilicata: “C’era una volta” (1967), “Cristo si è fermato a Eboli” (1979), “Tre fratelli” (1981). Sperando che questi titoli non si rivelino tristi presagi delle sorti di una regione indebolita dallo spopolamento ed altri problemi.

Un altro film di Rosi, “Le mani sulla città” (film drammatico del 1963), è un film di denuncia della speculazione edilizia e della corruzione, ambientato a Napoli. Film sempre attuale che ci invita a non abbassare la guardia anche in Basilicata, come in ogni luogo del Sud ricco di risorse che fanno gola a tutti.

“Là dove è passato l’uomo, dove ha lasciato qualche impronta della sua vita e della sua intelligenza, là sta la storia” (uno storico francese). La Basilicata, terra di passaggio di tanti popoli e di molti uomini: dagli antichi Enotri ai Greci che fondarono la Magna Grecia, dal leggendario passaggio di S. Antonio da Padova nei pressi di Rotonda alle soste dei Cavalieri di Malta (per es. a Grassano), dai monaci di ogni ordine religioso ai temuti briganti, sino a giungere agli imprenditori che hanno sfruttato (o sfruttano) risorse e, poi, hanno abbandonato la regione rovinando aspettative e ambiente.

Basilicata fa rima con “disgraziata” ed “immobilizzata”; dipende da ognuno renderla “riscattata” e “ridestata”.

“Voi abitanti di Matera e della provincia, siete temprati da un’esperienza secolare ad affrontare grandi e piccoli disagi, a non piegarvi davanti alle avversità e alle forze della natura. Siete una popolazione laboriosa, paziente, silenziosa, profondamente umana e cristiana”: dal discorso di Giovanni Paolo II in visita in Basilicata nell’aprile 1991. Lucanità: ultrasecolarità, convivenza con le avversità, profonda umanità!

Basilicata, fucina di studi di dialettologia con i suoi 131 comuni con dialetti differenti, ricchi di grecismi, latinismi, francesismi (tra cui il dialetto di Filiano), arabismi ed altro ancora. Esiste questa ampia e curiosa varietà di dialetti per varie ragioni: distanze geografiche tra un paese e l’altro, passaggi di popoli diversi, paesi collocati su alture, ritrosia atavica delle varie comunità.

Basilicata, terra di musicalità: dall’arpa di Viggiano (PZ) ai campanacci di S. Mauro Forte (MT), dai “cucù” (fischietti di terracotta con forme particolari) di Matera alla “cupa cupa” (strumento rudimentale) dei vari Carnevali, dall’organetto delle feste paesane alle bande musicali che superano i confini regionali, dalla cetra della Magna Grecia al flauto di canna dei contadini che non ci sono più.

Convento-di-Salandra-

Basilicata, terra di sonorità: i versi dei vari uccelli della fauna locale, come la calandra (allodola) da cui forse ha preso il nome il paese Salandra (MT); i campanacci delle mucche podoliche lungo le sponde del fiume Basento o che fanno ritorno dal pascolo, al tramonto, sulla Murgia materana mimetizzandosi con i loro manti con il fondo roccioso e facendo riecheggiare i loro rumori ritmati nel canyon del torrente Gravina in un evanescente concerto accompagnato dal gracidare delle rane o dagli altri versi di animali; l’apparente silenzio di Craco vecchio o Alianello; il lento o tumultuoso flusso dei torrenti, nei periodi di secca o di piena; i tanti bambini che giocavano rumorosamente o riottosamente in strada (e che non ci sono più); i vecchietti che chiacchierano pigramente e sommessamente nei paesi semispopolati, come il vecchio borgo di San Mauro Forte – ricco di vetusti palazzi con bei portali – attraversato da gatti che sembrano riportare nei loro tratti quelli sfingei degli avi lucani (come dipinti da Carlo Levi o fotografati da Henri Cartier-Bresson).

“Il Sud, da solo, sprofonderebbe subito in una situazione terribile. Rischierebbe di annegare, ma anche di imparare a nuotare. Un nuovo inizio: l’insorgere di una forte connotazione identitaria e la coscienza della sfida darebbero una potente spinta. Quando non gli è stato impedito (apertamente o subdolamente) di fare, il Sud ha dimostrato di saper fare” (da “Terroni” di Pino Aprile). Così i Lucani: un’unica connotazione identitaria tra due denominazioni regionali, quella dell’antica regione storica Lucania (con più ampi confini) e quella dell’attuale regione geografica Basilicata (con confini più ristretti).

rotondella

La Basilicata, una piccola perla tutta da rinvenire all’interno di un’ostrica ancora attaccata al suo scoglio, proprio come la sua collocazione geografica. Regione ovunque semplicemente bella: dalla forma rotonda di Rotondella ai particolari centri storici di Atella e Bella.

“È bello qua, eh? – Insomma… – Beh, questo può sembrare anche un posto arido, un posto da pecorai, però qui 2500 anni fa, prima di Roma, c’era una civiltà bellissima, c’erano poeti, filosofi, guerrieri, divinità…” (dal film “Mediterraneo”). Così la Grecia, la Magna Grecia, la Lucania, la Basilicata, Salandra, uno degli ultimi approdi dei coloni greci, che mi ha dato la vita e ciò che conta nella vita: la semplicità e l’essenzialità!

 

le foto.

a) copertina : ferrandina

b) interno : Craco, Maratea, Matera, Salandra e Rotondella

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Sull' Autore

Insegnante, giurista, con la passione della lettura, della scrittura, della fotografia e di ogni altra forma di arte e cultura. Autrice di tre libri per Aracne Editrice (Roma) – fra cui “La bellezza della parola, la ricchezza del diritto” (2014) menzionato nel sito dell’Accademia della Crusca –, di oltre 150 pubblicazioni giuridiche citate in più sedi (testi giuridici, convegni, università, siti specializzati, tesi di laurea) e di altri scritti, già operatrice socioculturale nel volontariato (da quello associativo a quello penitenziario). Nata a Salandra (MT), vive a Matera.

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