NAPOLI, MEZZOGIORNO, LAVORO E TUTELA DEI DEBOLI. INTERVISTA AD ANTONIO BASSOLINO

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DI LEONARDO PISANI

Il suo nome ancora oggi ricorda una stagione particolare per il Bel Paese, quella dei sindaci che rivoluzionarono l’agire nella pubblica amministrazione, con un nuovo corso negli Enti Locali. Lui fu l’emblema vivente di quella stagione e ancora oggi a distanza di 20 anni, gli italiani se ne ricordano. Lui fu il simbolo di quel riscatto di Napoli e dello stesso Mezzogiorno, tanto che si parlò di “Rinascimento Napoletano”, anche gli avversari politici ne hanno riconosciuto il valore. Antonio Bassolino è stato sindaco della antica Partenope per due mandati, dal 1993 al 2000, nel 1997, per il secondo mandato, fu rieletto al I turno con quasi il 73% dei consensi: il Sindaco più votato nella storia d’Italia. Poi anche due mandati come Presidente della Giunta regionale della Campania e Ministro del Lavoro (1998-1999). Ma Bassolino è  un politico che proviene dalla gavetta, dalle sezioni del Pci, dalle campagne elettorali porta a porta in una Campania difficile da vivere, specie per un militante del Pci, partito di opposizione. Militante, dirigente ma uomo anche controcorrente e autonomo, intellettualmente onesto nella sue battaglie per il lavoro, per il Mezzogiorno e anche nel partito “monolitico” come quando nello storico passaggio dal Pci al Pds, fu fautore di una mozione  “Per un moderno partito antagonista e riformatore” che  ottenne il 5,76% dei voti eleggendo 72 delegati: era una mozione che accettava la ‘svolta’ e il cambio del nome ma voleva dare al partito una connotazione più marcatamente di sinistra. Poi  Ds, tra i promotori dell’Ulivo di Prodi, tra i fondatori del Pd ma dal quale poi esce nel 2017. Dal Pd ma non dalla politica, Bassolino partecipa attivamente  al dibattito pubblico politico e  culturale ,  i suoi interventi da Presidente della Fondazione Sud. Come Dumas, quasi 20 anni dopo ritorna a candidarsi come Primo Cittadino di Napoli, ma con uno sguardo un nuovo Meridionalismo . In questa intervista ci spiega  perché e come.

Onorevole Bassolino, con lei, due argomenti mi escono spontanei: Mezzogiorno e lavoro. Partiamo dalla prima, tra altro nel giro di pochi anni si è avuta al scomparsa di due illustri meridionalisti: Giovanni Russo, un campano legatissimo alla Basilicata e Franco Cassano, scomparso  prematuramente il 23 febbraio scorso. Il Sud sembra eliminato dall’agenda governativa degli ultimi decenni, se ne parla ma alla fine poco si fa. Ha ancora senso la discussione sul Sud e le tematiche del meridionalismo?

Giovanni Russo e Franco Cassano sono stati due importanti meridionalisti. Gli articoli e le inchieste di Giovannino, come affettuosamente veniva chiamato dagli amici, hanno accompagnato e segnato intere fasi delle lotte contadine e della trasformazione urbana del mezzogiorno. La recente scomparsa di Franco Cassano è stata una grave perdita per tutti noi: i suoi libri, le sue ricerche sulle moderne contraddizioni del nostro sud, le sue originali riflessioni sono un punto di riferimento. È anche pensando a loro e a tanti altri che dobbiamo rilanciare con forza, e con la testa rivolta all’oggi e al futuro, la battaglia per una diversa qualità dello sviluppo. Per troppi anni il sud è stato tenuto ai margini delle scelte nazionali: è tempo di riprendere una battaglia culturale e politica

 

Mi ricordo di lei a Melfi, forse erano i primi anni del Pds e lo stabilimento Fiat stava per decollare. Ci fu una attenzione enorme dei vari partiti, tra cui il Pci prima e Pds dopo ( cito Giacomo Schettini e Nino Calice per il Pci), sembrava a molti il decollo di una politica industriale, poi ora i timori “scarsa attenzione” da arte di Fca  destano preoccupazione, Nel resto del Sud non va meglio…

Su tutto il tema di una moderna politica industriale deve essere forte la nostra iniziativa. Intere aree sono ormai state deindustrializzate, ed altre sono in crisi. Ma permangono nuclei industriali competitivi e dobbiamo puntare soprattutto su produzioni tecnologicamente innovative e compatibili con l’ambiente e le nostre risorse naturali 

Il compianto Aris Arconeo scrisse un saggio snello ma profondo: “Era il secolo del lavoro”. Il lavoro, e le lotte per le sue garanzie, sono i protagonisti del ‘900, sta oggi diventando un’altra cosa, un Far West con garanzie solo sulla carta: il precariato sottopagato a fondamento dell’economia digitale. Questo anche in un silenzio dell’aera cosiddetta progressista. Lei che ne pensa? Un grande tema da portare avanti, assieme al diritto al lavoro sancito dalla Costituzione, è quello dei diritti nel lavoro: della dignità del lavoro, della formazione permanente, della crescita personale. Dobbiamo farlo con forza e intelligenza, come ci hanno insegnato Aris Accornero, Bruno Trentin, e tanti studiosi e dirigenti del mondo del lavoro 

Alla manifestazione dei lavoratori della Whirlpool

Lei è stato nella direzione  nazionale del Pci, tra i protagonisti del passaggio al Pds con una sua mozione, il correntone nei Ds e poi tra i fondatori del Pd, che ha lasciato nel 2017. 4 anni fa, ma che sembrano un secolo per le profonde trasformazione tra i Dem. Che futuro per la sinistra e il centrosinistra?

Penso che il futuro della sinistra e del centrosinistra siamo legati in primo luogo proprio ai temi sociali, al rapporto con grandi aree di sofferenza e di povertà, alla capacità di saper parlare ai bisogni e alle aspirazioni delle giovani generazioni. È nella società e nelle sue parti più deboli che la sinistra trova il suo fondamento e la sua ragion d’essere: altrimenti smarrisce se stessa

Napoli, tra poco si vota e lei è candidato.  Io sono di Avigliano, come Emanuele Gianturco, giurista e ministro, cui è intitolata anche una stazione a Napoli. Ricordo la sua prima candidatura e il “Rinascimento Napoletano” Perché si candida, spieghiamolo anche ai tanti lucani che vivono nell’antica Partenope.   

Mi candido a sindaco perché Napoli vive una crisi senza precedenti. La crisi dovuta alla pandemia si è scatenata su intere fasce sociali: fuori alle mense per i poveri e al monte dei pegni si ritrovano persone che d’improvviso sono cadute sotto una soglia e si aggiungono a chi da sempre è in difficoltà. La città è per tanti aspetti scassata: nelle strade, negli alberi e nei parchi, nel bilancio di fatto in dissesto, nella struttura della macchina comunale depauperata di tante competenze tecniche e professionali. Bisogna salvare e risollevare Napoli, mettendola sopra ogni interesse di parte. Abbiamo una decisiva possibilità: il Recovery Plan è una importante occasione da saper utilizzare. I prossimi cinque anni, il mandato del nuovo sindaco, sono esattamente gli stessi entro i quali si devono spendere bene le risorse europee. Si devono dunque unire le forze migliori della città creando accanto al nuovo sindaco una larga squadra di persone, soprattutto giovani, appassionate e competenti. Napoli è Napoli e deve saper parlare al paese e all’ Europa a nome dell’intero mezzogiorno. Tante persone in questo periodo mi hanno spinto a candidarmi ed io sento il dovere civile e politico di mettermi a disposizione della città. Sono da sempre una persona di sinistra e da tempo un uomo delle istituzioni: per me il sindaco deve essere il sindaco ed il rappresentante di tutti i cittadini .

 

 

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