Viviamo il remake del film della tempesta politica del 94 che, a partire da Milano, spazzò via tutto quello che di Democrazia Cristiana e di partito socialista vi era in Italia, lasciando, allora, una residua pattuglia di naufraghi incapaci di reggere lo sforzo di riprendersi il battello, ognuno cercando un pezzo di legno con il quale continuare a mantenersi a galla in qualsiasi direzione il legno andasse. Dopo vent’anni la cinematografia politica italiana non ha trovato di meglio che ripetere quel film con protagonisti diversi , che , guarda caso, sono, in gran parte, i figli dei produttori del Kolossal del 94. Mi sovviene la speranza che si vogliano applicare i nuovi canoni del racconto moderno che prevede, per i film che vanno in televisione, la opzione interattiva di scelta della conclusione del film da parte del telespettatore: una grande idea che sta già girando per le produzioni destinate ad un pubblico di nicchia, ma che presto dovrebbe entrare in tutta la produzione cinematografica televisiva. Si tratta di due o tre finali ad opzione ed a scelta.
Nel caso della tempesta perfetta di quest’anno, si possono immaginare tre soluzioni:
-la prima è che ,memori di come è finita l’altra volta, i naufraghi riescano a darsi voce a vicenda e a fare uno sforzo per mantenersi uniti: quando il vento si abbasserà e le onde si calmeranno riuscendo a dare un minimo di visibilità, si ragionerà sulle cose da fare. E può darsi che si arrivi tutti insieme a raggiungere un’isola che consenta loro di rassemblare i pezzi di legno e costruire una zattera di fortuna. Poi, se il vento gira dalla parte giusta, si potrà riprendere il largo, agevolati dal fatto che la pattuglia dei naufraghi è composta da marinai esperti e che sanno il fatto loro. Fuor di metafora, un centrosinistra che anche senza nave da guidare afferma la sua identità, sceglie il suo percorso e aspetta che la febbre del Paese scenda.
La seconda, è che tutti convergano immediatamente lì dove è il centro della tempesta , pensando di riprendersi la nave attraverso gli oblò aperti delle urne: qualcosa come un suicidio collettivo, indotto dalla presunzione di poter fare in pochi mesi quello che non si è fatto in tanti anni;
La terza è una variante del finale originario del 94. Metà restano aspettando che la tempesta si plachi e metà se ne vanno in cerca di avventura, sperando che una poltrona lanciata nel mare gli faccia da salvagente personale.
Se siamo nella modernità, e il film vogliamo riadattarlo alle speranze degli spettatori paganti, allora bisognerà che non siano i leeaders a scegliere, ma che sia la base a farlo, attraverso un congresso straordinario di partito e/o di coalizione che esprima l’opzione più gradita. Date alla base il tele..comando. Giuseppe Digilio
I NAUFRAGHI DEL PD ALLE PRESE CON LA SOPRAVVIVENZA
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