NELL’UOVO DI PASQUA DELLA BASILICATA

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Siamo stati tutti bambini, anche se talvolta lo abbiamo dimenticato. E ricordiamo tutti la trepidazione dell’attesa della mattina della Befana (ai miei tempi Babbo Natale non portava doni) e quella, uguale eppure così diversa, del momento in cui avevamo il permesso di spaccare le uova di cioccolato a Pasqua e vedere cosa c’era dentro.

Lo sappiamo tutti: le sorprese dell’uovo, anche il più costoso, non sono mai state all’altezza delle aspettative. Cosa troveremo nell’uovo di Pasqua 2018? O cosa, piuttosto, speriamo di trovare?

Speriamo di trovare una botta di “fortuna” che ci scampi dal rischio che ci piovano in testa pezzi di stazione spaziale cinese, che, farlocco come molti prodotti del Celeste Impero (ed è proprio così che si chiama il satellite) si è guastato, ha perso la sua orbita e cadrà al suolo – in micropezzettini, tranquilli! – in un’area molto vasta ma che comprende anche la Basilicata. Occhio al cielo, domani, e per precauzione mettete la macchina in garage. O sotto un albero. Se non vi cade in testa causa peso delle neve e radici ormai affondate nel cemento.

Speriamo di trovare comunicatori professionisti che ci scampino non dal satellite cinese, ma da orribili manifesti che affrontano temi bollenti e delicatissimi come la violenza contro le donne con la leggerezza di un elefante ubriaco, sbagliando tutto lo sbagliabile e finendo con il far passare un messaggio opposto a quello dichiarato, e cioè che meglio corcata di mazzate che morta. Altro che provocazione incompresa: uno schiaffo a tutta la fatica fatta dalle varie associazioni a difesa delle donne, di cui conosco bene il lavoro e le battaglie. La cosa più deprimente di tutta la vicenda è che temo non ci sia stata alcuna malafede, ma solo banale cialtronismo e approssimazione da dilettanti, da “Che ci vuole? lo faccio fare a mio cuggino!“.

Speriamo di trovare una Basilicata liberata dal clima da ultimi giorni di Pompei, partiti di maggioranza ormai a pezzi che come i vietcong restano asserragliati nella boscaglia rifiutandosi di accettare che la guerra è finita e bisogna uscire con le mani alzate (*), e montano un contro giro di “condividi se sei indignato” che è diventato stucchevolissimo; partiti di opposizione che contano i giorni all’avvento di nuove elezioni, soffiando sulle braci di qualunque anche minimo inciampo degli ex padroni del vapore; scandali e scandaletti vari, a base di donne minacciate e di giochi delle tre carte che se si dovessero rivelare veri – siamo garantisti, sempre, per natura e per Costituzione – raccontano solo di potere che dà alla testa e convinzioni di impunità ormai non più giocabili.

Speriamo di trovare un popolo lucano che prediliga il piccolo o grande fare di ogni giorno rispetto al lamento da tastiera, così facile e così inutile. Non scoppierà una rivoluzione tipo quella francese, coi forconi e le teste mozzate di reali. Però forse i lucani, consapevoli della assenza o, al contrario,  della pervasiva presenza della politica che ha occupato ogni spazio disponibile con i propri clan, stanno imparando a lavorare sottotraccia, senza chiedere, senza fare anticamere, orgogliosamente da soli, realizzando piccoli o grandi miracoli a costo quasi zero. Succede a Matera, checchè ne dica la vulgata, succede a Potenza, succede nei piccoli paesi di provincia, come Miglionico, Grottole, Ferrandina, Satriano. C’è qualcosa che si muove, sotto i boschi e le colline violentate dalle onnipresenti pale eoliche (uno scempio che grida vendetta forse più delle estrazioni petrolifere).
Se sarà un terremoto o solo una tempesta passeggera, lo sapremo presto.
Intanto, buona Pasqua a tutti.

(*) mi hanno fatto notare che i vietcong non si arrendevano alzando le mani, anzi non si arrendevano per niente, morivano bruciati dal napalm nei rifugi. Ne prendo atto 😊

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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