NO AL RUOLO SALVIFICO DELLA SANITA’ PRIVATA

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RICCARDO ACHILLI, ECONOMISTA

Infuria, anche a livello nazionale, un dibattito fra virtù e difetti della sanità pubblica e di quella privata. Tale dibattito, che vede protagonista, ovviamente, la destra leghista, ad esempio tramite l’uscita di Giorgetti sul superamento dei medici di famiglia, ha avuto un’eco anche in Basilicata, dove l’attuale Giunta ha rilanciato, forse anche poco consapevolmente, visti peraltro i livelli del bacino di utenza potenziale della regione e la storia di fallimenti delle poche cliniche private aperte in regione in passato anche nella città più popolosa, ovvero il capoluogo regionale, un progetto, per il momento vago, di allargamento dell’operatività del privato. 

Prima di dare sbocco ad interessi imprenditoriali che potrebbero non essere nemmeno locali, visto il grado crescente di concentrazione degli investimenti nel settore, sempre più calamitati da grandi realtà, sarebbe il caso di guardare meglio alla situazione reale. I mali della sanità lucana sono ben noti, io stesso ne ho scritto su questo sito, circa un mese fa, presentando i risultati del rapporto Meridiano Sanità. Migrazione sanitaria, tempi di attesa molto lunghi, carenza di alcune specializzazioni, una certa mancanza – al netto dell’eccellenza del Crob di Rionero – di innovazione sanitaria, politiche per la prevenzione generalmente insufficienti, polarizzate su grandi campagne simboliche, come lo screening mammografico, certamente necessarie ma non sufficienti.

A fronte di ciò, lo stato di salute generale della popolazione lucana non è buono. La Basilicata è penultima fra le regioni italiane per aspettativa di vita in buona salute. Ciò dipende dalla presenza di una popolazione anagraficamente anziana, di abitudini di vita non molto improntate alla salubrità, e di aree produttive o ex produttive dove le insorgenze tumorali o di malattie legate all’inquinamento non sono indifferenti.

Ciò detto, va anche rilevato come, per gli indicatori di efficienza ed appropriatezza, la Basilicata abbia un sistema sanitario migliore rispetto alle altre regioni meridionali, soprattutto per capacità di garantire i livelli essenziali di assistenza, con una efficienza di spesa che ha evitato, diversamente dalle altre regioni del Sud, il dissesto del bilancio sanitario e quindi l’entrata in un piano di rientro.

Evidentemente, nonostante riforme sanitarie regionali all’acqua di rosa e non particolarmente efficaci, gettare la croce sulla sanità pubblica, e pensare ad un ruolo salvifico di quella privata, non sempre è una idea brillante. Anche in termini generali, ovvero come comparazione in astratto dei due sistemi. A tal proposito, guardando all’esperienza di un altro Paese che ha abbondantemente privatizzato la sanità, ovvero la Gran Bretagna, i risultati non appaiono favorevoli. Con un articolo dal titolo “Health systems should be publicly funded and publicly provided”, pubblicato sul BMJ lo scorso settembre corredato di ben 46 citazioni bibliografiche, N. Modi, J. Clarke e M. McKee propongono le evidenze raccolte circa la maggiore convenienza per i pazienti, i professionisti e l’economia in generale dell’erogazione pubblica rispetto a quella privata nei sistemi sanitari nazionali a finanziamento pubblico.

In particolare, gli autori sottolineano che la privatizzazione della sanità operata dall’Health and Social Care Act del 2012, ha originato le seguenti conseguenze indesiderabili:

– un mercato privato nell’assistenza sanitaria aumenta la probabilità di iniquità e sfruttamento, con assistenza subottimale sia per i ricchi che per i poveri;

– la creazione di networks complessi e frammentati di fornitori ostacola i tentativi di monitorare qualità, esiti per i pazienti e altre misure di efficacia;

– il settore pubblico è progressivamente destabilizzato dato che i fornitori privati offrono paghe più alte e selezionano i casi più semplici, ma contribuiscono poco alla formazione;

– l’efficienza sotto il profilo dei costi è compromessa dall’aumento dei costi di transazione, con il denaro pubblico che viene dirottato per il profitto, e il settore pubblico deve provvedere al salvataggio dei privati quando le cose vanno male e non vi sono altre strutture pubbliche disponibili. Peraltro, una non ottimale efficienza di costo si ribalta nel peggioramento delle condizioni salariali del personale meno qualificato, o non in prima linea (portantini, infermieri, personale amministrativo);

– il settore privato, mosso dall’interesse per il profitto, non consente a quello pubblico di risparmiare risorse: le cliniche private, infatti, tendono a selezionare i casi clinici, specializzandosi in quelli più semplici ed a maggior margine di redditività, lasciando il trattamento dei casi più complessi, e costosi, al sistema pubblico;

– un maggior coinvolgimento dei privati genera, in un comparto molto sensibile come quello sanitario, un effetto di lobby, che produce uno “sviamento” delle scelte di politica sanitaria pubblica, a favore di quelle opzioni terapeutiche o farmacologiche che sono considerate, dal privato, più redditizie.

Il premio Nobel Kenneth Arrow, specializzato nello studio dell’economia del benessere, afferma che “il mercato della sanità fallisce poiché l’assistenza sanitaria non è un prodotto semplice, come una scatola di viti, ma è complesso e soggetto a rilevanti asimmetrie informative in quanto il professionista sanitario in genere ha maggiori conoscenze rispetto al paziente”. Ciò induce il paziente, da un lato, a spese inutili, che però, sotto il consiglio del sanitario, crede utili, distraendola da altri utilizzi più efficienti in termini generali, e dall’altro tende ad amplificare la spesa sanitaria complessiva del Paese oltre il punto di ottimalità, anche in questo caso a detrimento di altri investimenti. Ne risulta che “sia i ricchi che i poveri sono resi più vulnerabili; i primi per le indagini in eccesso, gli interventi non necessari, i costi più alti e i trattamenti dubbi, i secondi per la mancanza dell’assistenza necessaria”.

In sostanza, la scelta del modello sanitario da adottare, foss’anche quella più, apparentemente, semplice (pubblico o privato convenzionato con il pubblico) dovrebbe essere ben ponderata, e considerare che, in una regione dove peraltro il mercato sanitario è ristretto ai suoi pochi abitanti, il punto di fondo sarebbe quello di finanziare adeguatamente il comparto pubblico, creare reti specialistiche sovraregionali con la regioni limitrofe nelle quali incanalare la migrazione sanitaria su viaggi brevi ed accordi di compensazione economica adeguati, potenziare la prevenzione e l’innovazione a servizio di una popolazione in invecchiamento (ad esempio tramite la telemedicina o la domotica assistenziale), potenziare la medicina di prossimità territoriale e distrettuale per i cronici ed i lungodegenti, riducendo i ricoveri ospedalieri al trattamento dell’acuzie. Tutto ciò prima di chiamare in causa improbabili cavalieri del profitto, che se poi falliscono bussano alle porte del contribuente per chiedere aiuti, cassa integrazione e quant’altro.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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