MIMMO TOSCANO
L’abbuffata degli eventi estivi in valle è ormai al capolinea e già inizia a serpeggiare lo spleen d’autunno così come da consuetudine. I nostri borghi, palcoscenici di meraviglie e arti poetiche sotto la canicola si riconfigurano, ora, per gli scenari d’autunno abbandonando quell’ approccio pop, dinamico e immersivo che ha raccontato l’estate. I ritmi più lenti e il fisiologico calo dei turisti portano ad un abbordaggio nostalgico, il ventaglio delle proposte si riduce e il distacco dalla bella stagione si fa più marcato. I paesi della valle, tutti, restano, così in costante attesa di un riconoscimento di uno status culturale che, purtroppo, non arriverà. Questo perché, a mio avviso, gli enti del territorio non hanno in realtà recepito che la competizione tra realtà locali non giova a nessuno. Non ricordo un calendario condiviso, chiaro, che dia modo al turista di caratterizzare il proprio soggiorno. Nel mese di Agosto viene il mal di testa nel districarsi tra il mare magnum delle proposte serali che animano la Val d’Agri.
Ora, capisco il valorizzare le proprie peculiarità, ma siamo certi che tutto questo intrattenimento raccolto in poco più di trenta giorni, si adatta ad una grande ambizione? Siamo certi che le decine di sagre sul territorio rappresentino uno stimolo ulteriore per il turista che vive il territorio? Quest’ultimo tende ad assorbire ogni goccia di conoscenza e ogni informazione che si risolverà in un dejà vu, dove si scorgono sempre le stesse attrattive e questo può anche andar bene ma, presto o tardi, altri lidi ospiteranno i nostri. Se poi pensiamo alla Valle come un unicum bisognerebbe porsi qualche domanda: quanti sono i visitatori e quanti i valligiani che popolano i nostri eventi? E ancora, in quanti sono riusciti a concretizzare in maniera produttiva divenendo leader del mercato? Abbiamo davvero una vocazione turistica conclamata? Che impatto ha un evento sul nostro territorio in termini di incoming e di spesa? E’ a breve, medio o lungo termine? Grazie al turista, alle sue spese che accrescono la nostra economia si riesce a creare forza lavoro? Non ultima: perché continuare a progettare eventi solo nei mesi estivi? Tolta qualche conosciuta eccezione, perché non valorizzarci anche quando i colori sono un pò più tristi destagionalizzando i flussi? Un calendario condiviso e adeguatamente alimentato permetterebbe di rafforzare le nostre identità creando un indotto emozionale che già nel medio periodo potrebbe portare benefici alla nostra Valle. Basta crederci.